In questa edizione del Festival, in cui si alternano momenti espositivi a performances musicali, si è cercato di far sì che l’arte andasse incontro a tutti i possibili fruitori, non esclusivamente agli addetti ai lavori, dandosi una struttura a rete, dove lo spettatore potesse scegliere cosa vedere.

Informazioni

Comunicato stampa

Sostegno alla giovane arte e spazio d’espressione per i suoi esponenti: questi sono stati i punti saldi di riferimento che hanno portato gli artisti e gli organizzatori a stringersi tra loro, unendo le rispettive autonomie, in vista di questa edizione dello Spinafestival.

Non è necessario a tal fine pensare lo spazio esclusivamente con caratteristiche standard; al contrario abbiamo fatto in modo che gli artisti lavorassero sul territorio, trovando una relazione con l’ambiente e realizzando degli interventi site-specific; anche per la parte della video art e della musica sono stati minimizzati gli artifici aggiunti



Gli organizzatori hanno cercato di essere un tramite concreto tra l’arte e il pubblico, andando a coinvolgere tutte le personalità più disparate che sono necessarie per queste operazioni prive di codifica. E gli artisti hanno accolto in pieno questa sfida, uscendo dai luoghi convenzionalmente deputati alle loro arti, a favore di questo luogo di sperimentazione e andando incontro al pubblico.

E’ stato volutamente ricercato l’espediente di “piccoli momenti”, articolati e distribuiti lungo il corso delle serate, per raggiungere un migliore risultato in due sensi. Data la diversità dei campi d’azione degli artisti che hanno preso parte al Festival, si è innanzitutto cercato di far sì che le opere, per le loro molteplici forme, dialogassero tra loro. In secondo luogo, per le circostanze di una tale presentazione e per i comportamenti che impone a quanti ne fruiscono, fare in modo che i destinatari si sentissero partecipi di un rapporto critico.

In questa edizione del Festival, in cui si alternano momenti espositivi a performances musicali, si è cercato di far sì che l’arte andasse incontro a tutti i possibili fruitori, non esclusivamente agli addetti ai lavori, dandosi una struttura a rete, dove lo spettatore potesse scegliere cosa vedere.

Come nota dominante dell’attuale edizione dello Spinafestival si conferma, ancora una volta, la ripresa, ormai normalizzata, dell’extra-artistico nelle sue molteplici sfaccettature.

Gli oggetti di Laura Guerinoni, hanno una materialità ricca di riferimenti al mondo naturale che al tempo stesso non manca di risvolti mentali indirizzati al tempo e alla mutazione. Sotto questa luce sono oggetti che possono riservarci sorprese e albergare misteri… la lettura sta al fruitore.

Presenza invece più massiccia e vistosa quella del monolite del collettivo vvvb, che ad un primo sguardo potrebbe presentarsi come entità unitaria e strutturata. Ma la mobilità e la precarietà date dalla scelta del materiale fanno sì che l’opera potrà dirsi “finita” solo dopo il trattamento della natura.
Perdita dell’oggettualità dunque a favore delle alterazioni temporali e atmosferiche, che sarà fruibile via web.

Natura e artificio sono complici nel prato antropomorfo, dove, ancora una volta, l’idea di corpo come ultimo rifugio dell’autenticità lascia il campo all’idea di corpo come artificio.

Ampio spazio, infine, si è decido si dedicare alla videoarte, per il ruolo sempre più rilevante che questa forma d’arte va assumendo. Oltre all’ultima edizione di Videoart Yearbook, il Festival ospita l’ultimo lavoro di Maurizio Cinti; verrà inoltre presentato in anteprima il video del collettivo Red Vinyl of the Kombat.



Mara Marchisio