Nostalgia del futuro

Brescia - 24/09/2011 : 31/10/2011

Albano Morandi e gli Aris (Cinini, Martinotta, Simoni colloquiano con Guglielmo Achille Cavellini)

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA DELLE BATTAGLIE
  • Indirizzo: Via Delle Battaglie 69A - Brescia - Lombardia
  • Quando: dal 24/09/2011 - al 31/10/2011
  • Vernissage: 24/09/2011 ore 18.30.24
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: martedì-sabato 10.30-12.30 / 16-19.30
  • Email: galleria@galleriabattaglie.it

Comunicato stampa

Albano Morandi + Aris (Cinini, Martinotta, Simoni)
Colloquiano con GAC (Guglielmo Achille Cavellini)
Galleria delle Battaglie, Brescia
Dal 24 settembre 2011
COLLOQUI
Sì, proprio nell’accezione platonica, come mimesi o confronto.
Ma colloquiare significa anche scambio e quale possa essere stato il travaso che in qualche modo nel tempo si sia effettuato da GAC a questi autori potrebbe essere una questione di natura ideale e si materializza in forme del tutto differenti per l’uno e per gli altri


Che gli Aris agiscano in un territorio di cui GAC aveva tracciato i limiti da tempo anche con la sua misura eccessiva è evidente dai soggetti delle loro opere in cui biografia e storicizzazione sono l’attenzione preminente. Per Morandi invece la questione è più sottile e credo sia insita nella natura pragmatica del suo stare nel mondo dell’arte. Stare con i piedi per terra rispetto all’arte, diceva spesso GAC, relazionarsi col sistema senza assoggettarsi al pudore dell’artista disancorato mi pare che pratichi oggi lui.
Dunque un colloquio animato o che anima le opere con un brusio incessante di immagine perenne che offre una didascalia comune al lavoro dei nostri autori. Didascalia che non spiega ma eccita, produce un mormorio che non vuole prevaricare alcunché perché è stata scelta come piattaforma comune, desiderio di omaggiare più che inglobare. Quindi non tanto una citazione, come si usava fare nel trapasso al postmoderno, operazione questa che GAC si è trovato naturalmente a compiere nel suo processo anticipatorio alla metà dei Sessanta, ma la consapevolezza di sentirsi debitori verso quell’apertura che credo domini ancora nella coscienza di chi oggi si sente più libero nel decidere di produrre un’opera. “Dopo di me il vuoto” voleva dire proprio questo, anche se dalle cattive coscienze a volte è stato inteso come un delirio di onnipotenza.
Ma veniamo a che forma prende il colloquio in galleria, nell’agorà per stare al parallelo platonico.
Gli Aris producono il loro archivio di mitologia perenne ed offrono le bacheche di questa ricostruzione mitologica. In questo sembra che applichino all’opera l’inverso dell’autostoricizzazione, il suo lato sociale. Pare dunque naturale che possa assimilarsi loro ed accompagnarne il lavoro un video di GAC in cui la scrittura di un testo autobiografico, La pagina dell’Enciclopedia, nella quale da dati reali deborda vesto autofasti tendenti all’assoluto, è usata come un travestimento perenne con cui conduce i prodromi della cerimonia di sé stesso come patriarca di un’artificialità di cui il mondo di oggi, quasi trent’anni dopo, sembra di non potere fare a meno.
Morandi, che il proprio archivio invece lo deduce nel mettere in relazione l’intimità con la naturalità, e che al posto di bacheche concluse, esaustive, ci propone frammenti in cui lega appunto l’immaginario interiore con i resti storici della pulsione creativa ed e perciò fautore di un mondo a parte, laterale, che ha la stessa insensata originalità della natura, coopta al suo interno un secondo video, Cow, che vede GAC, attore consumato, nell’atto di ricoprire il corpo pacifico di una mucca al pascolo dei suoi adesivi autostoricizzanti, altro elemento preminente di quell’assoluto di cui andava in cerca.
Un terzo video, Una giornata nella vita di un genio, dove GAC assomma la quotidianità all’internazionalità, il fare allo strafare, la pratica all’illusione, funge, anch’esso in frammenti, da colonna sonora dell’esposizione, un filo conduttore che, proprio ora che siamo ad un passo dal centenario, preso come ipotesi conclusiva del suo work in progress, sembra fungere da testamento programmatico per le riflessioni di un ulteriore rivolgimento generazionale. P.C.