Il Gatto di Schroedinger

Monteprandone - 10/07/2011 : 25/07/2011

Lo strano caso del gatto di Schroedinger è un esperimento mentale, mai messo in pratica. Un test in cui lo spettatore gioca un ruolo fondamentale perché determina all’apertura della scatola le condizioni del gatto: gatto vivo o gatto morto. L’arte contemporanea ci sottopone a una prova analoga, ogniqualvolta ci chiede di decifrare come spettatori lo scopo del lavoro di un’artista.

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Comunicato stampa

Nel mondo dell’infinitamente piccolo, una particella si può trovare in più di un posto contemporaneamente e un elettrone può passare attraverso barriere invalicabili mentre nelle esperienze quotidiane non percepiamo nulla di simile. Nell’esperimento proposto da Schroedinger, abbiamo di fronte a noi una scatola contenente un gatto e un atomo radioattivo. Dopo un giorno l’atomo decadrà e secondo la meccanica quantistica il gatto non sarà morto come ci aspettiamo, ma attenderà le proprie sorti sospeso in uno stato di sovrapposizione quantistica fino a che non apriremo la scatola



Lo strano caso del gatto di Schroedinger è un esperimento mentale, mai messo in pratica. Un test in cui lo spettatore gioca un ruolo fondamentale perché determina all’apertura della scatola le condizioni del gatto: gatto vivo o gatto morto. L’arte contemporanea ci sottopone a una prova analoga, ogniqualvolta ci chiede di decifrare come spettatori lo scopo del lavoro di un’artista. Quando ci troviamo nel pieno della suggestione, di fronte all’esito performativo di un ragionamento compiuto, scegliamo quando aprire la scatola per decretarne l’adempimento definitivo. Fino al momento dell’osservazione, il lavoro resterà in uno stato di tregua. Trovo sia questo il paradosso dell’arte, se slegata dal discernimento del pubblico, che ne definisce l'esistenza in vita o meno.

Lo scopo del nostro Gatto di Schroedinger è quello di condividere un’esperienza nelle stanze comunicanti di Palazzo Parissi. A ogni stanza corrisponderà un’osservazione a cui lo spettatore sarà sottoposto. Il percorso avrà inizio al piano terra, con una jam session audiovisiva di Pierluigi Agostini, Alessandro Ceccarelli, Domenico Pantone e Francesco Gucci. Nelle due stanze successive, il percorso proseguirà con indagini di fotografia. La prima “Quando il gatto non c’è” a cura di Elisa Olivieri, le cui rappresentazioni sono porzioni di pellicole gracchianti che ci restituiscono le sensazioni affettive e languide di un lungometraggio di Truffaut. La seconda analisi, “Floating Shoes" a cura di Marzia Castelli, è un lavoro onirico ispirato al film “Bianca” di Nanni Moretti nel quale “Ogni scarpa è una camminata, ogni camminata una concezione del mondo”.

Proseguendo per le stanze ad arco, lo spettatore percorrerà due grandi sale. Nella prima stanza troverà la preview dell’ultimo progetto a cura di Luna Margherita Cardilli, “Mapping Kisses”; Luna sta lavorando alla creazione di un’applicazione iphone per studiare attraverso la realtà aumentata quante persone si sono baciate nei posti in cui di volta in volta ci troviamo. Nel secondo vano l’installazione-performance “Fluid” di Giorgio Dursi; un industrial box con pareti in cellophane che conserva i residui delle energie corporee . L’azione è articolata da movimenti scarni e depurata da ogni sovrastruttura propria del progresso.

L’ultima stanza del primo piano -la più raccolta-, è riservata a un’indagine mistico naturale, attraverso la proiezione della performance “Esisti per Dio” di Giovanni Gaggia. I gesti sono rituali, il metodo fenomenologico, l’intento ascetico, la fotografia lavorata con acutezza sul binomio bianco e nero.Avanzando verso il piano inferiore, “Piccolo Buio”, un’installazione di Davide Calvaresi (compagnia teatrale 7-8 Chili). Il suo è l’approccio del teatro di ricerca, e la ricerca in questo caso è sull’intimismo della natura e dei suoi suoni che custodiscono l’interiorità dello spettatore verso un ritorno intrauterino.

Infine ancora più in basso, nel vano più celato e buio, l’ultimo esperimento: l’esplorazione a quattro mani di Michela Pozzi e Domenico Buzzetti. “A Sense of Place”, video-indagine sui luoghi della natura, sulla rilettura familiare degli scenari paesaggistici a ciascuno più cari. Una meditazione sullo spirito di adattamento dell’uomo e sul cosmopolitismo ambientale.