Fernand Léger – Parola e immagine

Trinità D'Agultu E Vignola - 20/07/2011 : 04/09/2011

L'esposizione esplora il rapporto tra la dimensione visiva e quella letteraria nel lavoro del pittore francese, mettendone a confronto due capolavori grafici della maturità: i libri Cirque, con testo autografo di Léger, e Les illuminations di Arthur Rimbaud.

Informazioni

  • Luogo: CHIESA DELLA SS TRINITA'
  • Indirizzo: Piazza IV Novembre (07038) Trinità D'Agultu E Vignola - Trinità D'Agultu E Vignola - Sardegna
  • Quando: dal 20/07/2011 - al 04/09/2011
  • Vernissage: 20/07/2011 ore 20.30
  • Autori: Fernand Léger
  • Curatori: Antonella Camarda, Giuliana Altea
  • Generi: arte contemporanea, personale, disegno e grafica
  • Biglietti: ingresso libero
  • Patrocini: Comune di Trinità d’Agultu - Associazione culturale “Ing. Agostino Muretti”
  • Catalogo: Agave Edizioni

Comunicato stampa

Una delle figure chiave dell’avanguardia artistica del Novecento, Fernand Léger, è di scena a Trinità
d’Agultu dal prossimo 20 luglio per la 17° edizione della rassegna “Orfeo Cinto di Mirto”. La
manifestazione, organizzata dall’associazione “Agostino Muretti” e dal Comune di Trinità col fondamentale
supporto del collezionista Paolo Dal Bosco, porta ogni estate nel piccolo centro della Gallura le opere dei
protagonisti del Modernismo internazionale; dopo Picasso, Rouault e Dalì, al centro delle edizioni degli
ultimi tre anni, ora è il turno di Léger , la cui mostra si inaugura il 20 luglio alle h

21.00, in coincidenza con
il concerto di Paolo Fresu e Gianluca Petrella, uno dei 50 appuntamenti col trombettista di Berchidda nei
paesi della Sardegna, per il ciclo 50 anni suonati.

Fra i battistrada del Cubismo negli anni Dieci insieme a Picasso, Braque e Gris, fautore negli anni Venti
dell’estetica della macchina in accordo con le idee di Le Corbusier, quindi impegnato nella ricerca di
un “nuovo realismo” capace di parlare alle masse senza rinunciare alle novità formali dell’avanguardia,
Léger è una personalità ricca e complessa, ricca di sfaccettature, la cui opera arriva negli ultimi anni a
criticare dall’interno le stesse premesse del modernismo che ne aveva guidato gli inizi.

La mostra Fernand Léger. Parola e immagine, a cura di Giuliana Altea e Antonella Camarda, esplora
il rapporto tra la dimensione visiva e quella letteraria nel lavoro dell’artista francese, mettendone a
confronto due capolavori della maturità: Cirque e Les illuminations, due importanti raccolte grafiche
pubblicate rispettivamente da Tériade nel 1950 e da Grouslade nel 1949.

Cirque è l’ opera che, con 63 litografie accompagnate da un testo del pittore, rappresenta da sola
la metà della produzione incisoria di Léger, il suo capolavoro grafico e il suo testamento artistico. Vi
si trovano tutti i temi a lui cari: la dimensione dello spettacolo, la svalutazione dell’individuo a favore

dell’oggetto, l’esaltazione della vita nel suo dinamismo, la celebrazione del tempo libero. Innamorato
del circo come i suoi amici Picasso, Derain, Apollinaire e tanti altri membri dell’avanguardia parigina,
Léger lo interpreta però in modo diverso: a affascinarlo non è il romanticismo patetico del saltimbanco
sofferente dietro le maschere e i costumi di scena, ma la vitalità ed energia degli acrobati e dei giocolieri.
Per l’artista, animato da ideali di sinistra e convinto assertore di un’arte capace di parlare alle masse, il
circo è un’immagine di libertà, la prefigurazione di una società futura finalmente liberata dal lavoro. Le
tavole di Cirque celebrano con un arcobaleno di colori e con forme semplici, sintetiche, immediatamente
comprensibili, la gioia dei corpi elastici e leggeri che fluttuano liberi nello spazio. Funamboli e pagliacci,
cavalli e cani ammaestrati, voli di pappagalli variopinti si succedono con ritmo incalzante, in una vera festa
per gli occhi.

Composte a commento dei poemi in prosa di Arthur Rimbaud, Les Illuminations sono l'occasione per Léger
di confrontarsi, negli anni della maturità, con il poeta simbolo della sensibilità moderna, rileggendone
l'opera attraverso la lente della propria arte. Così, ad esempio, la città misteriosa cantata da Rimbaud
diventa per il pittore un po' Parigi e un po' New York, memore tanto delle sue Villes degli anni Venti quanto
delle impressioni contrastanti sulla metropoli americana. Ripensare Rimbaud all'indomani della catastrofe
della guerra, con i suoi episodi di insensata distruzione, di tecnologia fuggita al controllo dell'uomo, significa
ritrovare il senso nell'amore profondo per la natura: se la civiltà delle macchine a cui l'artista aveva creduto
in gioventù si è tramutata in distopia, il ritorno alla terra e l'armonia con la natura sono la sola strada per la
salvezza dell'uomo. Il legame più profondo fra Rimbaud e Léger emerge poi nella concezione del ruolo del
poeta – e dunque in senso lato dell'artista – come veggente, guida della società che non può venir meno
alla sua missione, ed al contempo resta fedele alla sua arte.

Create in un periodo in cui, nell’immediato secondo dopoguerra, il libro d’artista conosceva un vivace
revival, e in cui gli editori parigini facevano a gara nel pubblicare preziose edizioni di opere grafiche dei
maestri contemporanei, le due opere vennero pubblicate a un anno di distanza, ma furono realizzate nello
stesso momento. A legarle, oltre che l’appartenenza a un’identica fase del percorso di Léger, sono alcune
circostanze della loro realizzazione, in particolare la collaborazione di Henry Miller, scrittore americano
in odore di scandalo; Léger gli aveva chiesto di scrivere il testo di Cirque, ma poi, deluso da un risultato
non corrispondente alle sue aspettative, lo aveva rifiutato, e a risarcimento gli aveva commissionato la
prefazione di Les Illuminations.

Le due opere mettono in luce due diversi approcci al “libro d’artista”. Mentre Cirque costituisce un lavoro
unitario, in cui le tavole si succedono accanto a un testo manoscritto dello stesso autore, riprodotto
in facsimile, secondo un modello editoriale avviato anni prima da artisti quali Bonnard, Matisse e
Rouault, Illuminations rappresenta l'omaggio dell’artista a un poeta che, letto e amato fin dagli anni
della giovinezza, gli pare ora rispecchiare con sorprendente puntualità la sua concezione del mondo e
dell'arte. Attraverso l’accostamento di questi due episodi capitali della ricerca grafica di Léger diviene
quindi possibile mettere in luce le diverse declinazioni che il rapporto tra parola e immagine assume nella
sua opera. Immagine come divagazione fantastica o spunto narrativo scaturito dallo stimolo di un brano
poetico; immagine come parte di un’architettura coerente, nella cui struttura dimensione letteraria e
evocazione visiva si saldano con naturalezza. Il confronto fra Cirque e Illuminations ci rivela un Léger
capace di padroneggiare con maestria entrambe queste strategie grafiche.

Fernand Léger (1881 –1955) fu negli anni Dieci, insieme a Picasso, Braque e Gris, uno dei protagonisti
di maggior rilievo del Cubismo, con una pittura dallo smagliante colorismo e dalla forte accentuazione
dinamica. Dopo la brusca scoperta della realtà costituita per lui dal trauma della prima guerra mondiale e

dall’esperienza della trincea, l’artista si volse alla ricerca di un “nuovo realismo”, di un’arte dal linguaggio
più diretto e comunicativo, incentrata sui temi della macchina, dell’oggetto e della città moderna. Il suo
interesse per lo spettacolo (circo, music-hall, cinema) lo porta fin da questi anni a intraprendere una
serie di progetti di collaborazione; partecipa alla realizzazione dei film La Roue di Abel Gance (1922) e
L’Inhumaine di Marcel L’Herbier (1923); con Dudley Murphy gira il film sperimentale Le ballet méchanique
(1924); crea uno degli episodi di Dreams that money can buy di Hans Richter (1944); disegna scene e
costumi per diverse produzioni teatrali (tra cui i balletti Skating Rink e La Création du monde, di Rolf De
Maré, 1922 e 1923, e l’opera Naissance d’une cité di Jean-Richard Bloch,1937). Legato a Le Corbusier (nel
cui padiglione dell’Esprit Nouveau espone in occasione dell’Expo parigina del 1925) , coltiva l’ideale della
pittura murale. Dalla fine degli anni Venti comincia a dedicarsi a una serie di grandi composizioni di figura,
monumentali e solenni. Negli anni Trenta condivide gli ideali del Fronte popolare, il governo formato da un
blocco delle sinistre che introduce in Francia alcune importanti conquiste sociali, come la settimana di 40
ore e le ferie pagate per gli operai. Durante la guerra e l’occupazione nazista della Francia si rifugia negli
Stati Uniti, dove si era già recato due volte nel decennio precedente e dove resta fino al 1945. Tornato in
patria, aderisce al Partito Comunista Francese. Negli ultimi anni realizza diversi progetti di decorazione,
tra cui il grande mosaico per la facciata della chiesa di Assy in Alta Savoia (1949), e crea disegni per le arti
applicate (ceramiche, vetrate, arazzi).