Elliott Erwitt – Icons

Merano - 23/06/2011 : 25/09/2011

L’esposizione presenta 40 immagini, scelte tra i lavori più celebri, di uno dei più importanti fotografi del XX secolo.

Informazioni

  • Luogo: KUNST MERAN/O ARTE
  • Indirizzo: Via Portici 163 - Merano - Trentino-Alto Adige
  • Quando: dal 23/06/2011 - al 25/09/2011
  • Vernissage: 23/06/2011 ore 19.30
  • Autori: Elliott Erwitt
  • Curatori: Valerio Dehò
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso lunedì
  • Biglietti: € 5 intero; € 4 euro ridotto; gratuito fino ai 14 anni;
  • Email: info@kunstmeranoarte.org
  • Uffici stampa: CLP

Comunicato stampa

Dal 24 giugno al 25 settembre 2011, MERANO ARTE dedica un’ampia retrospettiva al fotografo americano ELLIOTT ERWITT (1928), attraverso 40 immagini, scelte tra i suoi lavori più celebri, tutte stampate da Erwitt stesso nel suo studio di New York.

La mostra, curata da Valerio Dehò, ospitata dall’edificio Cassa di Risparmio (via Portici 163), organizzata in collaborazione con Sudest57, Milano e Galleria Spazia, Bologna, ripercorre la carriera di reporter e artista di Erwitt, attraverso le serie che hanno ormai conquistato un posto fisso nell’immaginario fotografico





Molti dei suoi scatti sono diventati icone del Novecento, come quelli di Marilyn Monroe, di Nixon e Krusciov e soprattutto la serie di incontri tra i cani e i loro padroni, iniziata addirittura nel 1946. Erwitt fu attratto da un cagnolino con un pullover realizzato probabilmente dalla sua padrona di cui, nello scatto, sono rimasti solo i dettagli dei piedi. Da allora, il mondo del miglior amico dell’uomo è sempre stato indagato dal fotografo in modo spesso esilarante. I cani sono il soggetto di uno dei suoi libri fotografici più celebri come “Dog, dogs” in cui si miscela la satira sociale con una sorta di iperbole della condizione canina.

Molto importante è anche un suo libro dedicato al pubblico dei musei chiamato “Museum watching”, in cui non solo anticipa una tematica ripresa da ben più celebrati artisti come Thomas Struth, ma da cui emerge la sua intelligenza nel considerare sempre il rapporto tra l’opera d’arte e lo spettatore, come punto di vista privilegiato della pratica artistica.

Instancabile e sempre concentrato su nuovi progetti, Elliott Erwitt è un fotografo che lascia ancora il segno e che rappresenta non solo la storia della fotografia, ma anche un esempio di passione per un lavoro straordinario che lo ha portato a contatto con i grandi del Novecento, ma anche con le persone comuni e con la vita delle grandi metropoli.

Erwitt è un reporter sempre in viaggio. All’inizio della sua carriera ha lavorato per il Governo americano, ma è stato determinante l’incontro con Robert Capa, co-fondatore, con Cartier-Bresson, Rodger e Seymour, dell’agenzia Magnum, la celebre cooperativa di grandissimi fotografi che sono stati i testimoni dei grandi eventi del secolo scorso.

Nel 1953, poco prima della sua scomparsa durante la guerra di Corea, Capa fa entrare in Magnum il giovane Erwitt, che da lì a poco ne diviene presidente.

Parallelamente inizia a pubblicare i suoi servizi fotografici dando importanza ai dettagli, con la sua caratteristica ironia. Del resto, non ha mai voluto dare al suo lavoro enfasi o sacralità, si limita sempre al visibile. Numerosi volumi hanno accompagnato la sua produzione artistica e le sue mostre: tra i più famosi e riusciti, “Personal Best”, edito da teNeues, dove vien ben rappresentato il suo umorismo sottile e poetico che si muove sempre sul filo dell’inaspettato e del malinconico.

Grande narratore, Erwitt è unico nella sua generazione per la leggerezza del suo sguardo e per la capacità di saper trovare i lati più buffi e surreali di situazioni pur drammatiche.

Ironia che traspare anche in molte delle sue interviste come quella in cui gli fu chiesto “Perché lei deve pubblicare libri?”, “Perché - rispose - sono in giro da così tanto tempo che la maggior parte degli editori pensa che io sia morto!”.

Particolare è il suo rapporto con l’Italia e non solo per i motivi biografici (visse a Milano durante l’infanzia). Nel 2000, ha realizzato un calendario per la Lavazza e nel 2002 ha tenuto un’importante antologica allo Spazio Oberdan a Milano. Ha ritirato nel 2009 il Leica Lucca Digital Photo Festival Award.

Dal 20 maggio, l’International Center of Photography (ICO) di New York lo celebrerà con un’ampia retrospettiva che presenta una selezione di 100 immagini, effettuata dallo stesso Erwitt, scegliendo tra le sue preferite insieme con alcune stampe inedite dei suoi primi lavori.





Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles.

Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo essere transitato per Pittsburg, la Germania e la Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa fondamentale. Flessibilità e spirito d’adattamento necessari tanto alla sua professione che ai suoi interessi, lo hanno visto muoversi molto spesso intorno al pianeta prima di far ritorno alla base. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa viaggiando e immortalando a lungo realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito americano stesso, mentre staziona in New Jersey, Germania e Francia.

La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968. Ancora oggi ne è membro attivo e resta una delle figure leader nel competitivo mondo della fotografia.

I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’’anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo Elliot Erwitt negli anni ‘70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat.(1997)

Negli anni ‘80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni ‘90 fino ad oggi continua a svolgere una intensa e varia vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.

Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.



Merano (BZ), maggio 2011