Contestare l’ovvio

Roma - 18/10/2017 : 10/11/2017

Con l'inaugurazione della mostra Contestare l’ovvio, ripartono le iniziative del Mlac - Museo Laboratorio di Arte Contemporanea per l'anno accademico 2017-2018.

Informazioni

  • Luogo: MLAC - MUSEO LABORATORIO DI ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Piazzale Aldo Moro 5 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 18/10/2017 - al 10/11/2017
  • Vernissage: 18/10/2017 ore 17
  • Curatori: Helia Hamedani
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: dal lunedì al sabato dalle 15:00 alle 19:00 (salvo ulteriori indicazioni)

Comunicato stampa

Con l'inaugurazione della mostra Contestare l’ovvio, il 18 ottobre 2017 ripartono le iniziative del Mlac - Museo Laboratorio di Arte Contemporanea per l'anno accademico 2017-2018.
Curata da Helia Hamedani, questa collettiva vede il confronto tra i lavori di Marco Bernardi, Fabrizio Cicero, Marco Colazzo, Rita Mandolini e Pasquale Polidori, ed ospiterà il 9 novembre una lezione-performance di Cesare Pietroiusti sul tema dell'ovviare.

Concept della mostra
La scelta basilare dell’artista parte dallo stesso presupposto del filosofo

Contestare l’ovvietà di ciò che è già dato, infatti, è l’azione propria del filosofare: pensare cioè in maniera alternativa allo status quo. Parimenti, l’artista è colui che, nel pensare il suo lavoro, crea altre visioni, ridisegnando il comune rapporto con l’immagine. In tal modo, tanto l’agire filosofico quanto quello artistico si occupano di esplorare possibilità al di fuori della routine, partendo tuttavia proprio dall’osservazione delle cose quotidiane.
Contestare l’ovvio intende mettere a fuoco la decolonizzazione dell’immaginario che solo l’arte può operare, e l’importanza simbolica che ciò riveste in una contemporaneità confusa come la nostra. È necessario non smettere di domandarsi se l’arte risponda alla sua finalità di rimettere sempre in discussione tutto quello che diamo per scontato, sfidando il pensiero unico e l’ovvio attuale. Come la filosofia si occupa del linguaggio del pensiero, così l’arte si rivela attraverso la sua realtà visiva/sensibile, aprendosi, per via della sua forma estetica, al dialogo, al dubbio, alla noia, alla gioia.
Le opere in mostra non hanno la presunzione di instaurare un legame con un unico tema: sono piuttosto, in modo semplice e diretto, una messa in scena del titolo stesso, Contestare l'ovvio, denominatore comune col quale fare i conti. Sappiamo quanto ogni interpretazione sia una traduzione, un "tradire", ma è proprio tradendo che si dà vita ad un flusso, ad una catena di traduzioni nel tempo ed all’incontro con il pubblico.
Assumendo come presupposto che non esista un'origine fissa, tutto merita di essere contestato, la storia stessa, le opere e (sicuramente) la mostra stessa. Ne consegue che tutto dovrà rimanere aperto alla ri-lettura e allo sviluppo di altre possibilità di significato, dal momento che soltanto in una messa in atto operativa dell’etica del dubbio, si coglierà il senso della militanza politica dell’arte.