Bellini, Caravaggio, Lippi. C’è l’arte al centro dell’ultima guerra fra banche italiane

Dopo aver acquisito la Cassa di risparmio di Prato, la Banca Popolare di Vicenza si “dimenticò” di restituire tre capolavori portati in Veneto per una mostra. Ora la firma dell’accordo per la restituzione

Ultimamente quando si parla di banche i termini che corrono sono sempre più cose come bail-in, crediti deteriorati o fondi di risoluzione? Beh, in qualche caso capita che si dibatta di Tonalismo veneto, Rinascimento, Barocco. Succede sull’asse Vicenza-Prato, e ad essere coinvolte sono per l’appunto due banche, la Banca Popolare di Vicenza e la Cassa di risparmio di Prato: quest’ultima acquisita nei primi Anni Zero dall’istituto vicentino, che ne aveva rilevato sportelli, passività, attività e beni. E qui nasce la diatriba artistica: perché fra questi beni c’erano anche capolavori assoluti come il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini, la Coronazione di Cristo di Caravaggio e la Madonna con Bambino di Filippo Lippi.

UN BRACCIO DI FERRO DURATO SEI ANNI

Nel 2011, ai tempi della presidenza di Gianni Zonin, i tre dipinti erano stati trasferiti a Vicenza in occasione della mostra Capolavori sacri e profani: ma poi la nuova proprietà si era “dimenticata” di rispedirli a Prato, nella prestigiosa sede di Palazzo degli Alberti già sede della banca di Prato, dove normalmente erano esposti assieme ad altri grandi dipinti su tavola del ‘400 e ‘500, oltre a opere di scuola toscana del ‘600. Da lì ha avuto inizio un braccio di ferro durato sei anni alimentato anche da amministratori e politici, con interpellanze ed appelli pubblici, come quello all’allora ministro Massimo Bray. Ora giunge la firma dell’accordo: con l’impegno a ”riportare le opere a Prato, non appena ciò dovesse diventare possibile in considerazione dei vincoli normativi”. I pratesi si quieteranno? Nell’attesa, ecco le tre opere nella nostra gallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.