La Repubblica e La Stampa si fondono. Ecco gli scenari che si prospettano per due delle più seguite pagine culturali del Paese

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La Repubblica e La Stampa

È la notizia del momento nel mondo dei media: e coinvolge l’editoria, ma si porta appresso tutta una serie di interessi, di segnali e di tendenze che vanno ben al di là del contingente. I quotidiani di oggi – non quelli interessati, ovviamente – si sono sbizzarriti nel presentarla con diversi tagli: “Oggi dire adieu al Corriere non è tabù”, ammicca Il Foglio; “Elkann con De Benedetti. E la Fiat lascia l’editoria”, scrive Il Fatto Quotidiano; fino al prevedibile Libero, che la butta su un “Nozze renziane: Repubblica-Stampa”. Già, perché la notizia è quella della fusione fra due giganti della stampa quotidiana italiana come La Repubblica e La Stampa: “L’obiettivo della fusione è dare vita a un gruppo leader in Italia e tra i più importanti in Europa nell’informazione quotidiana e digitale con la Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e i numerosi giornali locali del Gruppo Espresso”, recita la nota congiunta diffusa in queste ore.

DUE GRANDI GRUPPI DI INTELLETTUALI DA ARMONIZZARE?
Molte dunque le letture possibili di questa vera e propria rivoluzione: fra queste anche quella – che riguarda più da vicino noi di Artribune – sulla futura gestione delle pagine culturali. Qual è la situazione che si prospetta? A breve termine presumibilmente non cambierà molto. Ma sul medio pediodo il nuovo gruppo si troverà a gestire una qualche forma di “convivenza” fra due ambienti decisamente influenti nel dibattito culturale nazionale. Animati sul fronte de La Stampa da personaggi – per restringere il campo all’area artistica – come Marco Vallora, Francesco Poli, Fiorella Minervino, Rocco Moliterni; sul fronte La Repubblica Achille Bonito Oliva, Fabrizio d’Amico, Lea Mattarella, Silvia Ronchey, Paolo Flores D’Arcais, Gregorio Botta, Ludovico Pratesi. Uno schieramento che – visto che l’operazione riguarda l’intero gruppo L’Espresso – si allarga a firme come Germano Celant, Massimiliano Fuksas, Marco Belpoliti, Bruno Manfellotto, lo stesso Eugenio Scalfari. E sempre riguardo al quotidiano di Largo Fochetti ci sono da valutare gli sviluppi del progetto del nuovo inserto culturale da affidare alle cure dello stesso Gregorio Botta. Come si svilupperà?

TORINO RESTERÀ CENTRALE?
Guardando l’operazione dal lato del quotidiano torinese, i benefici in area culturale non sono da poco. La Stampa ha infatti abbandonato per anni il comparto dei settimanali allegati – ricordate Specchio? – con un’operazione editorialmente miope: certo, il risparmio a breve termine, ma la perdita di una posizione nella classifica delle vendite nel medio (sicuramente non dovuta solo a questo, ma a ciò non indifferente). D’altro canto, la recentissima operazione portata avanti con Origami, l’approfondimento settimanale contenuto in un unico foglio piegato, è estremamente interessante sia dal punto di vista grafico che contenutistica, ma soffre del respiro corto di una distribuzione asfissiante. Con i canali del gruppo di Repubblica, la situazione sarebbe senz’altro radicalmente diversa – ammesso che non si compia un’altra scelta miope, ovvero sospendere l’esperimento. Infine, c’è lo storico Tuttolibri, inserto che esce il sabato e che ha quarant’anni di vita. Potrebbe confluire in un prodotto nuovo, magari uno sviluppo del progetto-Botta, nel quale auspicabilmente le pagine dedicate all’arte troverebbero uno spazio più consono e soprattutto più ampio? Per non dire cosa potrebbe succedere riguardo a tutti gli altri periodici, come D, il Venerdì o lo stesso Espresso, che avranno come stakeholder anche gli universi provenienti da La Stampa. “Ma tutte le testate resteranno autonome“, si affrettano a rassicurare i protagonisti finanziari della mega operazione.

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  • gegovasto papanapo

    beh forse sarebbe l’ora di rinnovare la squadra, decisamente attempata.
    Quindi si potrebbe dare l’occasione a qualcuno di nuovo e salutare Bonito Oliva, Poli, Celant, D’Amico, Fuksas ecc
    Magari per l’arte contemporanea ci vorrebbe un occhio fuori dal mainstream , ci vorrebbe anche un contraltare controcorrente e fuori dalle righe da contrapporre al non originalissimo Pratesi, già un pò invecchiato.
    Per un’editore in fondo progressista un segno di mobilità sociale non guasterebbe :))