Cinema e pittura per i detenuti del carcere di Oristano. L’artista Salvatore Garau lancia il progetto “La Tela”

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La dura esperienza del carcere, fra punizione e riabilitazione. Pene da scontare e vite da rimettere in sesto, cominciando già – in teoria – da dietro le sbarre. Perché un carcere che non sia riabilitativo, in una democrazia compiuta, è una stortura tutta interna allo Stato. Ed ecco che, a fronte di condizioni di vita spesso inaccettabili, fra sovraffollamento, abusi, incuria, esistono strutture in cui si tenta anche una via costruttiva. Con la cultura e la creatività a offrire una misura possibile. Progetti d’arte, design, teatro, gestiti da associazioni e cooperative, fanno spesso la differenza, aprendo anche chance lavorative ai detenuti, nell’incognita del “dopo cella”.

La troupe de La Tela nel carcere di Oristano

La troupe de La Tela nel carcere di Oristano

È in questa direzione che si muove “La tela”, documentario ideato da Salvatore Garau, artista, insieme a Fabio Olmi, direttore della fotografia. Un’iniziativa pensata per  la Casa circondariale di Oristano e articolata su due livelli, uno strettamente filmico e uno pittorico. Alcuni detenuti saranno chiamati a dipingere insieme a Garau una tela grande 200×500 cm, in totale libertà, dando spazio e sfogo alla propria dimensione immaginava, guidati ed affiancati dall’artista; quindi, passando sul piano della narrazione, saranno altri carcerati a diventare protagonisti del progetto, davanti alle telecamere: ognuno offrirà all’autore un racconto legato alla propria infanzia, mentre solo cinque di queste storie diventeranno materiale utile per altrettanti registi italiani, invitati a produrre cinque cortometraggi di circa cinque minuti ciascuno. Il risultato finale si strutturerà in un’unica pellicola, della durata di 80 minuti, prodotta dalla Blue Film di Roma e destinata a un tour tra festival nazionali e internazionali, oltre che a una promozione fra circuiti televisivi e cinematografici.
– Helga Marsala

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