Quello sfregio su una scultura gonfiabile di Franco Mazzucchelli. Opera vandalizzata a Milano dal solito teppista. E il curatore gli scrive una lettera

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Salvami, opera di Franco Mazzucchelli, vandalizzata da una scritta

Salvami, opera di Franco Mazzucchelli, vandalizzata da una scritta

Quell’irresistibile desiderio che hanno alcuni di profanare palazzi storici, monumenti, opere d’arte pubblica, spazi comuni. Un cancro con cui le metropoli (specie quelle italiane, vista l’inefficacia delle leggi) convivono, nell’eterna lotta contro bombolette e marker usati nel modo peggiore: per offendere, calpestare, mortificare e mortificarsi. Accade di continuo, col solo effetto di gravare sulle collettività – laddove le amministrazioni vogliano e riescano a ripulire – e di avallare chi, per ignoranza, fa di tutta l’illegalità un fascio. Ed ecco il teppistello associato al writer, d’ufficio, senza distinguo e senza ragionamento.
È accaduto un piccolo episodio a Milano, lo scorso 19 novembre. A rimetterci, stavolta, una scultura esposta all’ingresso dello Studio Museo Francesco Messina: qui si tiene la mostra Non Abbandonarmi!, con opere dell’artista Franco Mazzucchelli; una di queste – uno dei suoi noti gonfiabili, pensati negli anni ’60 proprio per vivere tra fabbriche e spazi urbani – accoglie i visitatori già in strada, dando il via al percorso espositivo. Peccato che qualcuno abbia pensato di rompere l’immacolata superficie con una rapida tag.

Salvami, l'opera di Franco Mazzucchelli a Milano totalmente distrutta dai vandali

Salvami, l’opera di Franco Mazzucchelli a Milano totalmente distrutta dai vandali

Il curatore, Sabino Maria Frassà, ha scelto di dire la sua, lanciando un messaggio nell’oceano della rete. Noi, quel messaggio rivolto all’ignoto vandalo, lo raccogliamo e lo rilanciamo. E il motivo è che i toni scelti sono quelli del dialogo e dell’informazione (alle sanzioni ci pensi chi di dovere). Un invito alla consapevolezza, alla riflessione, a entrare in un museo e a chiedersi il perché di un’immagine, di un gesto. Un invito a usare l’arte come opportunità: per spostare il punto di vista, per incrociare mondi nuovi, per farsi domande, muovere critiche, inventare risposte, per scoprirsi dotati di un talento, una passione, una curiosità. E il gioco dei vandali, a quel punto, magari non diverte più. (H.M.)

[Aggiornamento: nel frattempo, in data 23 novembre, ci viene comunicato che l’opera è stata pelevata da ignoti e abbandonata in Piazza Mentana, alla base del monumento ai caduti, nonché ulerioremente vandalizzata, con vari buchi da accendino e sigaretta. Artista e curatore hanno dunque deciso di smontarla e ritirarla].

“Caro alunno (poiché siamo vicini a delle scuole e il fatto è avvenuto all’ora d’uscita), artista/artefice del “graffito” trovato oggi, 19 novembre, sull’opera di Franco Mazzucchelli, di fronte allo Studio Museo Francesco Messina:  la provocazione e la contestazione, quando pacifiche e propositive, sono l’essenza stessa della crescita di ogni individuo e di ogni società democratica.
Non vogliamo quindi sapere chi sei, né colpevolizzarti. Se si espone all’esterno un’opera, per di più gonfiabile, si sa che si corrono dei rischi. Vorremmo solo che tu leggessi queste righe e poi magari decidessi di entrare e conoscere il mondo che c’è dietro quell’opera su cui sei intervenuto. 
Quest’opera che vedi in Via San Sisto, mentre vai a scuola, si chiama ‘Salvami’ e fa parte della mostra site-specific da me curata ‘Non Abbandonarmi’!. La mostra è un vero appello a non abbandonare l’arte e la cultura, ovvero la curiosità della conoscenza di ciò che è diverso da sé, di ciò che non si conosce (ancora).
Franco Mazzucchelli, 76 anni, selezionato per la biennale di Venezia nel 1976, lavora dal 1964 per avvicinare l’arte all’uomo; in contrapposizione con la mercificazione dell’arte stessa, ma anche contro quello snobismo ed intellettualismo che fa della cultura un mondo settario ed esclusivo. Proprio negli anni ’60 Mazzucchelli cominciò ad abbandonare i suoi primi gonfiabili davanti alle fabbriche, perché anche la gente comune potesse conoscerli (ad esempio a Milano, al Portello, che in quegli anni era ancora la sede di una nota azienda automobilistica).
Tutta la mostra è pensata non per educare dall’alto, ma per far capire a partire dall’esperienza. È necessario un minimo di impegno, la lettura di una pagina, dieci minuti di visita e una riflessione, per conoscere un pezzo di Storia della tua città e dell’Italia.
Una volta dentro potrai anche scrivere cosa pensi dell’arte sopra un’opera d’arte, perché tu stesso – venendo, conoscendo ed informandoti – sarai allora parte dell’opera. L’ha fatto pure l’assessore alla cultura del Comune di Milano, Filippo del Corno! A quel punto sì, anche quell’imbratto sarà arte, perché carico di consapevolezza, di curiosità e di cultura. Ti aspettiamo: entra e non abbandonarci/ti!
Un caro saluto,

Sabino Maria Frassà

 

 

 

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  • Lorenzo

    È na ciambella, doveva bucargliela

  • Whitehouse Blog

    Io scrivo al curatore: io credo che l’opera abbia colpito nel segno, ossia ha dimostrato la superficialità e il pressapochismo con cui in italia si parla di arte e cultura. Lo stesso atteggiamento che per esempio non permette un cura culturale al terrorismo che non sia la reazione di emergenza ma qualcosa che avviene in modo continuativo. Non solo la vandalizzazione dimostra pietosamente la situazione, ma salva anche la situazione: adesso l’opera vive in molte più teste di prima. L’opera si è esposta, è stata vandalizzata e ha creato un dibattito più ampio rispetto alla solita stanzina di museo relegata alla sola fruizione di addetti ai lavori e pochi spettatori. Il giovane alunno vede un tondo gonfiabile, e cosa dovrebbe fare e capire??? Senza un contesto che nessuno ha creta o prima? Quell’opera è un astronave che piomba dal cielo e forse è naturale che venga vandalizzata. A questo proposito con il progetto myduchamp proponiamo opere che sono pretesti per essere vandalizzate verbalmente, ossia messe alle corde, nel tentativo di avvicinarci al loro valore per la nostra vita. Diversamente l’arte è un giochino retorico per il circolo degli scacchi.

    • renoir

      Fino a “..che venga vandalizzata” è tutto abbastanza giusto e anche condivisibile. Metterei soltanto un apostrofo fra “un” e “astronave”. Senza offesa, eh?

    • Bob

      Caro Pangloss sempre a profetare nel deserto eh? In effetti, quel buco col vuoto intorno è stato stuprato perché candido è il demiurgo che l’ha sbocciato e candido quello che l’ha imploso. Poiché deflorato è più bello, viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili : ) Bob

      • Whitehouse Blog

        ma sì, nel deserto, l’unica rivoluzione è dentro di noi, a me piace parlare da solo

  • antonio

    Nel 2007 abbiamo organizzato una mostra collettiva nella città di Trapani dal titolo ArtProcess. Tra gli invitati c’era anche Franco Mazzucchelli ( secondo me uno dei più grandi artisti italiani) che ha progettato un enorme installazione gonfiabile nel vecchio mercato del pesce. Anche li l’opera è stata sfregiata e alcuni clochard usavano alcuni pezzi dell’opera per ripararsi dal freddo. Purtroppo da Trapani a Milano la situazione è uguale…. ma i giovani spesso non hanno colpa perchè nessuno li educa alla sensibilità . Credo sia una buona idea portare gli artisti nelle scuole …i ragazzi hanno voglia di parlare di confrontarsi al di là degli insegnanti e delle famiglie.

    • Whitehouse Blog

      e se la “sensibilità” fosse bucare sti gonfiabili? io l’avrei fatto con quello di saraceno all’hangar bicocca per esempio…

  • paolo

    il discorso sarebbe molto lungo scriviamo solo l’arte al popolo. non solo come fruizione ghettizzata nei musei.

  • Non si parla sempre di coinvolgere il “pubblico” di inserirsi “nella strada” beh si accetti anche il rifiuti, il gesto divertito di qualche ragazzino che l’avrà gonfiato (forse c’è un video su qualche chat?) se non si stia al chiuso delle sicurezza galleristica o di questi luoghi privi di pubblico chiamati musei…

    e poi vandalo, ma chi l’artista che occupa uno spazio per promuovere la sua “solispista” idea.. o il dinamico ed interattivo autore del gesto performativo.. non siamo forse tutti artisti?

    • paolocarniti

      E dove mette il rispetto?

  • giancarlo norese

    Lasciate stare in pace quel pallone gonfiato di Mazzucchelli.