Ma quanto era gagliarda l’Italia delle avanguardie? Immagini e video della grande mostra al Bozar di Bruxelles

Una mostra che rammenta quanto un secolo fa l’arte italiana avesse un posto di primo piano a livello internazionale: qualcosa che oggi è solo un ricordo. Efficacissimi i “tandem” con i contemporanei

The Power of the Avant-Garde. Now and Then, Bozar, Bruxelles - Umberto Boccioni e sullo sfondo Luigi Russolo
The Power of the Avant-Garde. Now and Then, Bozar, Bruxelles - Umberto Boccioni e sullo sfondo Luigi Russolo

Vedere una bella mostra al Bozar di Bruxelles, nuova efficacissima denominazione assunta dallo storico Palais des Beaux-Arts, non sorprende certo. Le bio-bibliografie in ambito contemporaneo sono piene di citazioni delle importanti mostre che ha ospitato: e in questo 2016 ha avviato una serie di mostre volte a esplorare il significato e l’impatto sulle dinamiche contemporanee delle avanguardie. Ma quello che un po’ sorprende è trovarsi davanti una grande mostra dalla quale emerga l’assoluta centralità dell’arte italiana in periodi chiave: qualcosa a cui purtroppo siamo sempre meno abituati. Dopo Theo van Doesburg, Daniel Buren and Facing the Future. Art in Europe 1945-68, ora è la volta di The Power of the Avant-Garde. Now and Then, con una straordinaria selezione di opere dalla fine dell’800 agli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale: di cui cerca di focalizzare la sperimentalità intrinseca ma soprattutto l’impatto con i successivi sviluppi, fino all’arte di oggi.

BOCCIONI E RUSSOLO AL CENTRO
A partire da artisti come James Ensor e Edvard Munch, la mostra prende in esame movimenti come Die Brücke, Der Blaue Reiter, il Cubo-Futurismo russo e la Bauhaus: con nomi come Robert Delaunay, Marcel Duchamp, Fernand Léger, Kasimir Malevitch, Natalia Gontcharova, Emil Nolde, Oscar Kokoschka, Paul Klee, Pablo Picasso, per citarne alcuni. Ma lo spunto di interesse sta proprio nell’inframezzare il percorso storico con connessioni trasversali fra artisti storicizzati e contemporanei, creando dei “tandem” – così indicati proprio nella mostra – come quelli fra Olafur Eliasson e Alexander Archipenko, Marlene Dumas ed Edvard Munch, Jeff Wall e Franz Kafka, David Claerbout e Piet Mondriaan, Luc Tuymans e Raymond Duchamp-Villon, Sean Scully e Fernand Léger. Artisti italiani centrali, si accennava: con la sala più suggestiva nella quale Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni si staglia contro un grande dipinto di Luigi Russolo, intercalati da molte opere di Giacomo Balla, Gino Severini, Fortunato Depero, Carlo Carrà, Antonio Sant’Elia. Inaugurata nei giorni scorsi, la mostra resta visibile fino a gennaio 2017: noi ve la raccontiamo con immagini e video…

Massimo Mattioli

Fino al 22 gennaio 2017
Bozar
Rue Ravenstein 23, 1000 – Bruxelles
www.bozar.be

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.