Spencer Tunick si butta in politica: 100 donne nude per protestare contro Donald Trump

Il fotografo americano celebre per le sue immagini di grandi folle di persone nude organizza una spettacolare protesta in occasione della convention del partito Repubblicano a Cleveland

Un'azione di Spencer Tunick
Un'azione di Spencer Tunick

La metafora è fin troppo facile, specie se proiettata nelle attuali condizioni socio-economiche: l’uomo messo a nudo dalla crisi economica globale, dalle tensioni etniche, dalla difficoltà di scorgere prospettive. Facile, magari un po’ banale, ma probabilmente con un fondo di verità. Parliamo di Spencer Tunick, il fotografo americano famoso appunto per le sue immagini di grandi folle di persone nude: che negli ultimi tempi pare voler caricare di dichiarati significati sociali e anche politici le sue spettacolari azioni collettive. La sua “discesa in campo” troverà comunque la sua acme il prossimo 17 luglio a Cleveland, in occasione della convention del partito Repubblicano, quando Tunick organizzerà una performance con 100 donne nude per protestare contro la violenza delle politiche di Donald Trump, che da quella convention uscirà candidato alla Casa Bianca.

6MILA NUDI PER LA PACE IN COLOMBIA
Non ci dovrebbe essere odio nelle dinamiche di una elezione presidenziale“, ha dichiarato l’artista, specificando di sentirsi in dovere, come marito e padre di due figlie, di impegnarsi contro le campagne di Trump. Invitando ogni artista negli Stati Uniti a creare un’opera prima delle elezioni che vada in questa direzione. Le esternazioni di Tunick hanno avuto come scenografia la Colombia, dove è riuscito a radunare oltre 6mila persone nude in piazza Bolivar, a Bogotá, per sostenere e sollecitare la possibile firma di un accordo di pace tra il governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).

SHOOTING ANCHE IN ITALIA, DA ROMA A MILANO
Non si contano più ormai le spettacolari azioni condotte da Spencer Tunick ai 4 angoli del globo: a partire dal 1994, quando il fotografo fu arrestato al Rockfeller Center, a New York, dove era in compagnia di una modella completamente nuda. Poi l’evoluzione verso le grandi scenografie collettive, con mega shooting realizzati a Londra, Lione, Melbourne, Montréal, Caracas, San Paolo, Buenos Aires, Sydney, Vienna. Nel maggio del 2007, a Città del Messico, ha battuto il suo record fotografando oltre 18mila persone ne el Zócalo, la piazza principale della città. Neanche l’Italia è sfuggita al destino di naturale set fotografico, con celebri performance nel 2001 a Roma a Piazza Navona, nel 2010 a Milano, fra l’altro al Teatro alla Scala.

– Massimo Mattioli

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

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