Per un solo weekend si può entrare nei luoghi dove nascono abiti, guanti e tessuti italiani

Il 24 e 25 ottobre torna la manifestazione ideata da Cinzia Sasso, che apre al pubblico atelier, manifatture e laboratori artigianali per raccontare il patrimonio di competenze che sostiene la moda italiana. Ecco la nostra selezione

Dietro un abito, un accessorio o un tessuto si nasconde una filiera di saperi, tecniche e lavorazioni che contribuisce a definire il valore del Made in Italy. Un patrimonio che ApritiModa porta alla scoperta del pubblico, aprendo le porte di atelier, manifatture e laboratori normalmente inaccessibili. Ideata dalla giornalista Cinzia Sasso, la manifestazione festeggia nel 2026 la sua decima edizione, in programma il 24 e 25 ottobre. Nata nel 2017 con il coinvolgimento di 14 realtà milanesi, nel corso degli anni ha esteso il proprio percorso a tutta Italia, arrivando a coinvolgere quasi cento luoghi distribuiti nelle diverse regioni. In occasione della decima edizione, scopriamo alcune delle realtà protagoniste della manifestazione, attraversando le regioni italiane e le diverse storie di artigianalità che custodiscono.

Cosa vedere ad ApritiModa: Lanificio Paoletti

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Lanificio Paoletti ApritiModa

Fondato nel 1795 a Follina, in provincia di Treviso, il Lanificio Paoletti è una realtà storica del Made in Italy, oggi alla decima generazione familiare. Il nome del borgo richiama la follatura, il processo di lavaggio e infeltrimento della lana, da secoli legato al territorio. La parte più antica del complesso conserva l’archivio storico, con campioni e documenti che testimoniano l’evoluzione della produzione tessile. Durante ApritiModa sarà possibile scoprire i tessuti d’archivio, anche attraverso immagini che li mostrano sulle passerelle delle grandi maison, e conoscere il lanificio grazie a un modello tridimensionale con descrizioni in Braille.

Cosa vedere ad ApritiModa: Cilento 1780

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Cilento 1780

Nel cuore di Napoli, all’interno di Palazzo Ludolf sulla Riviera di Chiaia, la Maison Cilento 1780 porta avanti da otto generazioni la tradizione della sartoria partenopea. Tra cravatte in seta, bretelle e calzature realizzate rigorosamente a mano, la maison custodisce un patrimonio di oltre due secoli di storia nel proprio archivio, riconosciuto di particolare interesse storico dal Ministero della Cultura. Il percorso di visita permette di esplorare questo patrimonio, immergendosi nella cultura sartoriale napoletana attraverso oggetti e testimonianze che raccontano il valore di una tradizione ancora viva.

Cosa vedere ad ApritiModa: Sartoria Litrico

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Sartoria Litrico

Nel quartiere Parioli di Roma, la Sartoria Litrico custodisce una storia che intreccia alta sartoria maschile e Dolce Vita. Fondata da Angelo Litrico nel 1951, ha vestito personalità come Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Giulio Andreotti e John F. Kennedy, diventando un punto di riferimento per l’eleganza maschile e influenzando stilisti come Valentino e Renato Balestra. A testimoniare questa eredità è anche l’archivio storico, riconosciuto dal Ministero della Cultura, che documenta una tradizione sartoriale ancora viva nella dimensione di una “bottega artigiana creativa”.

Cosa vedere ad ApritiModa: Lis Furlanis

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Lis Furlanis – Gonàrs ApritiModa

A Gonars, in Friuli, Massimo e Cristina portano avanti la tradizione delle friulane attraverso Lis Furlanis, laboratorio che realizza queste calzature interamente a mano, seguendo tecniche risalenti all’Ottocento. Nate come scarpe popolari, le furlane raccontano una cultura del riuso in cui materiali di recupero, dai copertoni delle biciclette ai sacchi di juta, venivano trasformati in risorse preziose. Una pratica che ancora oggi caratterizza la produzione del laboratorio, dove ogni scarpez, come viene chiamata in friulano, è un pezzo unico, espressione di un sapere artigianale che ha attraversato le generazioni, arrivando fino ai guardaroba contemporanei.

Cosa vedere ad ApritiModa: Guantificio Omega

Nel Rione Sanità, al numero 12 di Via Stella, il Guantificio Omega custodisce una tradizione artigianale che attraversa le generazioni della famiglia Squillace. All’interno di un palazzo storico della Napoli antica, il laboratorio conserva un’atmosfera autentica, scandita dal rumore delle macchine da cucire Singer ancora in funzione. Tra guanti, fotografie, ritagli e disegni alle pareti, prende forma una storia manifatturiera in cui il lavoro manuale e la continuità familiare mantengono vivo un sapere legato alla cultura artigianale partenopea.

Cosa vedere ad ApritiModa: Museo della Seta

Infine, a Como, città legata da oltre due secoli alla produzione serica, il Museo della Seta racconta la storia di una delle filiere che hanno contribuito a definirne l’identità industriale. Nei suoi mille metri quadrati, il percorso attraversa tutte le fasi della lavorazione, dall’allevamento del baco da seta ai macchinari originali, passando per quaderni di tessitura, manufatti antichi e tecnologie contemporanee. Più che uno spazio dedicato alla memoria, il museo rappresenta anche un punto di riferimento didattico per il futuro del settore, affiancato nello stesso complesso dal Centro Tessile Serico e dalla Stazione Sperimentale della Seta.

Erika del Prete

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Erika del Prete

Erika del Prete

Appassionata d'arte in ogni sua forma e amante dell'estetica. Laureata in Design della Moda, con tesi in Styling, collabora con diverse riviste su temi quali Fashion, Lifestyle, Cinema e Musica. Affascinata dal vintage e dalle storie di ogni singolo, si…

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