“Stanno facendo un danno erariale”. Risponde l’ex direttrice degli Archivi della Galleria Nazionale di Roma 

Intervista a Claudia Palma, ex direttrice dell’Archivio bioiconografico e dei Fondi storici della Galleria Nazionale d’Arte Moderna che risponde a Renata Cristina Mazzantini, alle redini dell’Istituzione romana

Secondo la direttrice della GNAMC di Roma Renata Cristina Mazzantini si stanno costruendo un caso e polemiche sul nulla e nessuno dei 49 archivi che secondo la stampa e il mondo scientifico sarebbero in discussione è stato rispedito ad eredi e donatori. Indiscrezioni indicano però che un’importante biblioteca in teoria destinata al museo romano sarebbe stata già, in seguito a questa vicenda, donata altrove e chi parla di un precedente che metterebbe in discussione le donazioni future e la condotta dei musei in questi casi. E se Mazzantini nell’intervista rilasciata al nostro giornale si appella all’importanza della correttezza procedurale, fondamentale nel suo mandato e che a suo parere non è stata rispettata negli accordi e nelle acquisizioni dal 2017 al 2024, anno del suo insediamento, l’ex direttrice degli archivi Claudia Palma, 44 anni come funzionaria in GNAMC e collaboratrice alla prima fase di costituzione degli archivi del Maxxi non ci sta e risponde alle questioni già sollevate sulla nostra testata. 

Intervista a Claudia Palma 

Quale era il suo ruolo all’epoca delle acquisizioni “incriminate”? 
Ero direttrice degli Archivi della Galleria Nazionale. 

E di cosa si occupa adesso? 
In pensione e faccio tutt’altro. 

Però è al corrente di quanto sta avvenendo.  
Certo, sono in contatto continuo con tutti coloro che hanno donato e gli eredi coinvolti in questa vicenda. E le devo dire che ci sono diverse inesattezze in quello che la Direttrice Mazzantini ha raccontato al vostro giornale.  

Ovvero? 
Intanto non è vero che ha parlato con tutti gli Archivi. I proprietari sono stati contattati con una lettera perentoria e non sono stati convocati. Ha parlato direttamente solo con gli eredi di Pippo Rizzo, Bruno Cassinari e Giorgio Di Genova. Basta. 

Queste donazioni sono realmente nulle? 
Noi abbiamo avuto ovviamente contatti con avvocati di vario genere. È stravagante la definizione utilizzata nella intervista “donazioni nulle o inesistenti”. La direttrice dice che sono nulle perché la domanda non è passata per l’Archivio di Stato; fa anche riferimento ad una circolare dell’Archivio di Stato circa i corpus che da questo dipendono e non certo da un Museo come la GNAMC. Poi dice che il museo per statuto non prevede l’archivio. 

Ed è così? 
Ma è dal 1946 che lo prevede. Proprio in quell’anno Palma Bucarelli chiede al Ministero (e alla GNAMC è conservata anche la lettera che lo attesta) l’istituzione di un archivio bioiconografico, di una biblioteca e di un archivio fotografico. Le cose poi non sono cambiate. È stato anche detto che la Galleria in quanto tale non poteva acquisire archivi. Ora, nel 2014 c’è stata la Riforma Franceschini, che è stata una importante riforma dal punto di vista amministrativo e la galleria è diventata autonoma. 

E questo cosa implica? 
La direttrice Mazzantini sostiene che tale autonomia sia solo fiscale, mentre la realtà è che il direttore della GNAMC è un direttore di primo livello come gli altri direttori generali. Questo lo rende autonomo e capace di decidere, con una autonomia anche gestionale, a tutti i livelli. C’è un’altra inesattezza: ovvero, si dice nell’intervista che la Galleria non ha al suo interno dei professionisti in grado di decidere a riguardo.  

Non è vero?
Questa è una gravissima affermazione perché il funzionario archivista assegnato alla GNAMC non è meno funzionario dell’Archivio di Stato, hanno fatto tutti lo stesso concorso. Quindi questa facoltà decisionale l’hanno entrambi. 

Perché all’epoca si decise di procedere nel modo che l’attuale direzione contesta? 
Perché era più semplice. Le persone che non possono conservare gli archivi si rivolgono all’Archivio di Stato ed è la procedura corretta. L’Archivio considera poi se il fondo è interessante o meno mandando un funzionario che decide questo e anche quanto vale sulla base dei parametri forniti dal Ministero e già validati, nel nostro caso, da una ispezione ministeriale dell’estate 2019 che voleva capire in merito a quali criteri erano state condotte le valutazioni dei vari archivi.  Quindi non capisco perché la direttrice le metta in discussione, dal momento che sono tutte valutazioni non arbitrarie che sono già state oggetto di controllo ed approvate dal Ministero. 

Lei ha seguito tutte queste fasi in presa diretta? 
Certo, allora ero la direttrice degli Archivi. 

L’atto è stato firmato da un notaio? 
Gli atti degli uffici presso istituzioni pubbliche possono essere redatti e firmati da ufficiali roganti. Al nostro interno avevamo un direttore amministrativo che era un ufficiale rogante quindi quell’atto ha tutte le validità del caso. C’è anche un’altra cosa da dire. 

Cosa? 
Se quegli archivi non hanno valore mi devono spiegare perché invece lo hanno assunto nell’ambito della mostra a Milano, a Castello Sforzesco, dedicata alla galleria Emi Fontana. Fontana, che aveva donato l’archivio, ha chiesto dei documenti in prestito. E le hanno chiesto 30.000 euro di fee (stante alcune indiscrezioni, i documenti sono stati poi concessi con un fee molto più basso e “amichevole” rispetto alla richiesta iniziale, ndr). 

Per i documenti che aveva lei stessa donato? 
Sì. Tra l’altro senza poterlo fare, perché c’è una clausola nel contratto per la quale i donatori hanno diritto di valorizzare gli archivi senza nessun onere. Però a questo punto se gli Archivi non sono interessanti per la Galleria, perché richiedere un fee del genere? È tutta una contraddizione che parte da presupposti sbagliati. 

Quali? 
Altro che “molto rumore per nulla”. I donatari hanno ricevuto una PEC secca che diceva in soldoni: “le donazioni sono nulla, venite a riprendervi i vostri archivi”. La direttrice Mazzantini ha pensato al danno erariale? Perché questi archivi sono patrimonio dello Stato e dei cittadini e valgono soldi. E ha pensato quanto costa tutto questo lavoro? Perché devono essere restituiti a costi dello Stato (facchinaggio, trasporti, assicurazioni: e quanto costano queste assicurazioni se 4 documenti di Emi Fontana valgono 30mila euro?). E poi c’è un danno di immagine… lo Stato disconosce sé stesso? Lo Stato sta ammettendo di non saper fare i contratti, di sbagliarli e invece di metterci una pezza, cercando un sistema per correggere la rotta, manda una PEC secca che invalida il contratto. 

Però secondo lei c’è realmente una situazione da sanare o no? 
Io non sono una amministrativa, mi sono occupata per anni di documenti. Se dal punto di vista amministrativo quello che ha fatto Cristiana Collu è stata una stiratura del suo ruolo questo non glie lo posso dire. La direttrice mi diceva che in quanto direttore di Prima fascia poteva farlo.  
Ciò che è certo, però, è che io non ho lavorato di nascosto dall’Archivio di Stato, ma insieme all’Archivio di Stato, in sinergia. E tutti erano a conoscenza di ciò che avveniva all’interno della Galleria. Gli archivi destinati alla GNAMC erano culturalmente omogenei, soggetti ad una valutazione non solo archivistica ma anche artistica. Pertanto, la procedura è stata ritenuta consona anche perché noi potevamo lavorare per la valorizzazione degli archivi stessi, organizzando convegni, mostre come poi abbiamo fatto anche per i 49 archivi in discussione. Il mantra del Ministero dei Beni Culturali. Conservazione e valorizzazione. Mi pare invece che la nuova direzione abbia altri obiettivi. 

Ovvero? 
La direttrice in una recente intervista sottolinea l’importanza dei fondi convogliati sul museo, ma l’ICOM dice che i musei non sono organizzazioni a scopo di lucro. E il bel risultato è che sono due anni che ha chiuso biblioteca, l’ultimo progetto di Costantino Dardi, e il mondo scientifico non vi può accedere. 

In merito agli Archivi secondo lei si poteva procedere in altro modo? 
Secondo me c’erano tutte le garanzie. La nostra struttura aveva un CdA e un CdS che facevano gli opportuni controlli. Non sono un giurista, sono una funzionaria dello Stato, secondo me la logica della Collu funzionava e i contratti erano redatti in modo legittimo. Non ci siamo inventati nulla. Ciò che posso dire è che non è questo l’atteggiamento giusto. In 44 anni di lavoro ci sono state più occasioni in cui era necessario aggiustare il tiro, ma la condotta è sempre stata quello di sanare in dialogo con gli interlocutori, non di rispedire al mittente. È davvero un danno di immagine anche per il nostro lavoro. 

In che senso? 
Siamo sulla bocca di tutti. La narrazione è che persone che hanno donato allo Stato con generosità cose alle quali hanno dedicato tutta la vita volevano liberarsi le cantine usando la GNAMC come ripostiglio… quando abbiamo dedicato fior di bellissime mostre a questi archivi. Questo era il nostro lavoro, questo era quello che dovevamo fare.

Santa Nastro 

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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