Alleanza virtuosa tra i collezionisti Anna e Francesco Tampieri e il museo MAMbo di Bologna. L’intervista
Prosegue durante l’Art Week bolognese uno speciale ciclo di appuntamenti a ingresso libero con prestiti a lungo termine. Un atto di mecenatismo in un’epoca di individualismi
Ha preso il via nel 2025 Collezioni in Collezione, un progetto di collaborazione tra il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e il mondo del collezionismo privato. A inaugurare il dialogo con la dimensione pubblica del museo è stata la raccolta avviata e portata avanti con passione da Anna Grazia Stefani e Francesco Tampieri. Nel tempo dell’individualismo spinto ed elevato a valore e ragione di vanto, la coppia di collezionisti ripercorre, invece e più discretamente, la strada del mecenatismo a beneficio della collettività, aprendosi alla condivisione con un’istituzione pubblica attraverso un ciclo di appuntamenti a ingresso libero, dedicato alle opere d’arte custodite in ambito privato e dunque raramente visibili.

La Collezione Tampieri entra al MAMbo
Anna Grazia Stefani e Francesco Tampieri sostengono da molti anni la scena artistica contemporanea, con una particolare quanto preziosa attenzione alle artiste e agli artisti italiani delle ultime generazioni. In cosa consiste il protocollo umano, ancora prima che culturale e artistico, che lega la collezione privata di Anna e Francesco Tampieri e il MAMbo è presto detto: a partire dal 2025, una serie di appuntamenti sono stati e saranno dedicati ad alcune opere selezionate dalla collezione privata, che entrano in quella pubblica del museo di Bologna attraverso un comodato. A segnare ciascun momento, una mostra dedicata all’opera e una conversazione con gli artisti coinvolti e il direttore del MAMbo, Lorenzo Balbi. E per il futuro è già immaginato che i prestiti a lungo termine potranno – è quello il desiderio dei collezionisti – trasformarsi e perfezionarsi in donazioni definitive a favore dell’istituzione bolognese.

Le opere degli artisti italiani acquisiti dai Tampieri in prestito al MAMbo
La collaborazione tra Anna e Francesco Tampieri e il MAMbo di Bologna ha finora interessato, come previsto, il prestito di alcune opere, tutte di artisti italiani, acquisite e collezionate nel tempo dai Tampieri, e ora nella disponibilità del museo e della collettività. Un passaggio, dalla sfera e dalla fruizione privata a quella pubblica, che, nei secoli passati, ha definito e plasmato le collezioni e l’identità delle nostre principali istituzioni museali. In un tempo in cui il fenomeno dei musei privati di collezionisti era ancora ben di là da venire, e nessuno poteva immaginarselo nemmeno. O forse non era quello il desiderio di chi aveva in mente che l’arte necessitasse, al fondo, di quella ampia dimensione condivisa che solo il museo pubblico incarna.Non a caso i coniugi Tampieri sono anche tra i promotori del progetto online Collection of Collections APS, una piattaforma digitale che rende accessibili le opere di alcune collezioni private italiane. Ma come è nata la collezione di Anna e Francesco Tampieri? Lo abbiamo chiesto direttamente ai collezionisti, con i quali ripercorriamo brevemente la storia di una passione.

Intervista ai collezionisti Tampieri
Come è nata la collezione?
Quando iniziò, più di 20 anni fa, l’idea era di raccogliere opere che testimoniassero la sensibilità di noi collezionisti alle forme di arte che stavano storicizzandosi in quegli anni: l’astrazione, l’informale, la riflessione dell’arte su se stessa. Poi ci rendemmo conto che gli artisti sono delle antenne che percepiscono aspetti del mondo, e della società, con una sensibilità particolare, e quindi seguirli (seguirne alcuni) diventava vitale per coglierne e sostenerne i progetti.
Il vostro interesse per gli artisti italiani è stato frutto di un processo spontaneo o c’è qualcosa di programmatico nelle vostre scelte?
È stato un processo naturale, e per noi è stato così anche più semplice conoscere gli artisti da vicino ed instaurare un rapporto personale con loro, al quale teniamo molto. Con artisti di altri Paesi può essere più complicato, ma abbiamo molte e grandi amicizie cementate negli anni.
Nel tempo avete sostenuto anche molte artiste e artisti delle generazioni più giovani…
“Guardate ai giovani artisti”, ci disse Anne Poirier, “è più interessante e utile”. Se lasci da parte la speculazione, e il desiderio (e il piacere) di possedere diventa strumento e non fine, ecco che puoi, forse devi, seguire artisti emergenti e il loro lavoro, prendendoti il rischio di finire in terre incognite.
A cosa “serve” collezionare arte?
La collezione può diventare uno strumento per conservare e poi restituire alla società qualcosa che per sua natura non deve rimanere nascosto.
È anche in questa prospettiva che il vostro desiderio è che le opere ora in comodato al MAMbo siano poi donate al museo?
Sì, è questo l’obiettivo finale, anche per promuovere il lavoro degli artisti che stimiamo. La nostra intenzione è che nel futuro l’intera collezione possa essere destinata al museo.
La collezione è ancora attiva?
Sì, e così anche la nostra passione.
Qual è stato il vostro rapporto, nel tempo e oggi, con le gallerie e le fiere italiane?
Molto costruttivo quello con le gallerie; così come le fiere ci hanno permesso di scoprire e conoscere l’opera di molti artisti.
Visiterete Arte Fiera, in questi giorni, per esempio?
Sì, senz’altro. Ci interessa molto anche il programma esterno con i tanti appuntamenti in città.
L’arte italiana e la Collezione Tampieri al MAMbo di Bologna
Tornando ai nostri giorni, le artiste e gli artisti protagonisti di questo primo capitolo di collaborazione pubblico-privato sono stati, in ordine di apparizione, da giugno a dicembre 2025: Francesco Carone (Siena, 1975) con il lavoro Ybris (2015); Margherita Moscardini (Donoratico, 1981) e la sua opera Grand Hotel Majestic (2017-2018); Cristian Chironi (Nuoro, 1974), con i lavori Table (Berlin Drive Version) e FIAT 127 Special (Camaleonte) – Apt. 258 UH Berlin version del 2020, ancora visibili, fino a marzo 2026, al mezzanino del MAMbo.
A loro si aggiungerà, il 19 marzo 2026, un focus dedicato alle due pittrici Eugenia Vanni (Siena, 1980) e Arianna Zama (Lugo, 1998) e alle diverse interpretazioni del ritratto. E si riattiverà così il dialogo con il pubblico sulle pratiche artistiche contemporanee, attraverso il contributo di Anna Grazia Stefani e Francesco Tampieri e di tutti i collezionisti privati che, come loro, scelgano di essere e stare vicino all’arte del presente, di sostenerne la filiera di valorizzazione attraverso scelte e sguardi partecipati e attivi e il sostegno ai processi produttivi, guardando, infine, al museo pubblico e alla condivisione con la collettività come a un obiettivo culturale e morale.
Cristina Masturzo
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati