Al via la fiera d’arte BRAFA 2026: quest’anno con più gallerie che mai

La prestigiosa fiera per l'arte antica, moderna e contemporanea e i collezionabili più preziosi torna ad animare gli spazi di Brussels Expo con l’edizione numero 71. Tra novità, opere da non perdere e prime vendite, ecco il report da Bruxelles

Dal 25 gennaio all’1° febbraio 2026, Brussels Expo torna a ospitare BRAFA, tra i primi appuntamenti annuali del mercato dell’arte e indicatore dello stato del settore. Forte del successo dell’anno scorso, il presidente Klaas Muller ha inaugurato, nelle giornate di preview per collezionisti e addetti ai lavori, un’edizione con un numero record di espositori: sono 147 le gallerie che, tra riconferme e nuovi arrivi, animano la fiera nel 2026, il secondo anno a guida Muller, che punta a superare il successo della scorsa edizione e i suoi oltre 72mila visitatori. Ospite d’onore, quest’anno, la Fondation Roi Baudouin di Bruxelles, con il suo impegno nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale e l’accento filantropico necessario a garantirne la sopravvivenza. 

La rassegna conferma la propria vocazione alla pluralità costruendo un dialogo prezioso tra diverse specialità, dall’arte antica a quella moderna, dall’archeologia al contemporaneo, dalle arti decorative al design. Nel nome, sempre, della qualità più alta, per una delle fiere più antiche ed eclettiche del panorama artistico internazionale. Doppio l’intento del presidente Muller: “offrire agli espositori una piattaforma efficace per incontrare dei nuovi collezionisti e vendere alle migliori condizioni, proponendo allo stesso tempo un’esperienza eccezionale ai visitatori, con la garanzia di una selezione rigorosa delle opere”.

Un ritratto di Rubens riscoperto (che ne nasconde un altro) a BRAFA 2026 

È stato inoltre lo stesso Presidente a calare l’asso di questa BRAFA 2026, con l’opera verso la quale si sono puntati tutti gli sguardi (e le fotocamere degli smartphone) di questa edizione della fiera. Si tratta di un’opera conosciuta con il titolo di Portrait of an Old Man (1609 circa), che Muller aveva acquistato tre anni fa in un’asta online come dipinto di un maestro fiammingo anonimo per poco più di 100.000 euro. E che si è rivelata essere, invece, di Peter Paul Rubens. Ma non finisce qui, perché il lavoro, dalla storia di per sé già incredibile, nasconde inoltre un affascinante segreto: attraverso la barba dell’uomo rappresentato, emerge, infatti, rovesciato, un volto femminile, regalando così un eccezionale “doppio ritratto”. È stato lo stesso Muller, davanti alle telecamere della televisione nazionale, a capovolgere la tela, consentendo di apprezzare con maggiore chiarezza l’immagine enigmatica celata nel dipinto. 

Le gallerie al debutto a BRAFA 2026

Per quanto riguarda i nuovi espositori, Arte-Fact Fine Art arriva a BRAFA con uno stand che racconta, come dichiarato dalla fondatrice Claudia Walendy, una serie di  “storie dimenticate legate alle donne” e al loro contributo, spesso silenzioso, alla storia dell’arte. La francese Galerie la Ménagerie, invece, accende i riflettori sul genere dell’art animalier dal 1850 ai giorni nostri. Per il suo debutto alla fiera di Bruxelles, Virginie Devillez Fine Art ha proposto, invece, una selezione di opere provenienti dalla raccolta di Tony Herbert (1902-1959), uno dei maggiori collezionisti dell’Espressionismo fiammingo. 

Tra i nuovi espositori c’è poi anche l’italiana Carlucci Gallery che, dalla sua sede in via del Babuino a Roma, porta a Bruxelles una selezione di Old Master e antiquariato. La galleria italo-francese Pron, invece, debutta a BRAFA con una proposta che spazia da Carla Accardi e Fausto Melotti a nomi più contemporanei come quello della ceramista Alice Gavalet. 

Su un terreno affine si muove Almine Rech, galleria parigina con spazi in sei Paesi, che accanto ai lavori di artisti come Tom Wesselmann e Vivian Springford, propone la scultura cinetica Crow (2025) di Hans Op de Beek: un corvo, a grandezza naturale e sospeso nello spazio, il cui battito di ali suggerisce l’idea del volo in una malinconica riflessione sulla solitudine e lo scorrere del tempo.

Gli Old Master: l’asse portante di BRAFA a Bruxelles

Si confermano il punto di forza della fiera i maestri antichi, gli Old Master, grazie all’ormai consolidata presenza di espositori dall’area fiamminga e olandese. Da Douwes Fine Art B.V., galleria di Amsterdam fondata nel 1770, un piccolo autoritratto in acquaforte di Rembrandt van Rijn, colpisce per la sua espressività – labbra serrate, occhi spalancati, in un atteggiamento di sorpresa – e si affianca ad una tela di Emanuel de Witte, Interno della Oude Kerk, Amsterdam, già esposta al Museo Boymans Van Beuningen di Rotterdam e alla Kunsthalle di Amburgo.

Da De Jonckheere – galleria con sede in Svizzera ma fondata a Bruxelles esattamente cinquant’anni fa – i collezionisti si sono fermati davanti al pannello di Pieter Brueghel il Giovane con Il sermone di San Giovanni Battista (1620), proveniente dalla collezione dei principi del Liechtenstein. 

A rappresentare gli Old Master italiani, invece, ci pensano Giammarco Cappuzzo Fine Art e Hartford Fine Art – Lampronti Gallery. Quest’ultima ha scelto di mettere in primo piano un Capriccio di Piazza San Marco dal Bacino di San Marco con la chiesa del Redentore di Canaletto, passato attraverso una serie di collezioni private di rilievo.

Tutti gli highlight di BRAFA 2026

Muovendosi tra i corridoi di BRAFA, si ha l’impressione di assistere a una sfida non dichiarata per rivelare il pezzo più sorprendente. Tra riscoperte, riattribuzioni e provenienze prestigiose, parecchi lavori emergono per il loro carattere. Jan Muller Antiques ha ad esempio puntato su uno dei maestri del Barocco fiammingo, svelando l’eccezionale tela di Jacob Jordaens Il trionfo dell’Eucarestia, lavoro preparatorio all’opera esposta alla National Gallery of Ireland, e già passato attraverso un’asta di Sotheby’s a New York nel 1992 e una collezione privata spagnola. 

Nello stand della galleria viennese Florian Kolhammer, invece, è messa in primo piano una coppia di sedie in rovere disegnate da Joseph Maria Olbrich e già esposte alla II Esposizione della Secessione di Vienna (1898). La galleria si è dichiarata soddisfatta della ricezione del pubblico nella giornata della preview: “È sempre straordinario essere qui e vedere quanto il pubblico conosca e apprezzi questo stile e questo periodo storico”.

Dai dinosauri all’arte contemporanea: è BRAFA 2026

Sul fronte del contemporaneo, La Terre Bleue (1957) di Yves Klein ha richiamato, con la sua inconfondibile tonalità IKB, numerosi visitatori nello stand della Guy Pieters Gallery. Alla Patrick Derom Gallery è stata invece una riproduzione della Morte di Marat (2025) di Ai Weiwei, composta da mattoncini di plastica, a richiamare l’attenzione. In tutt’altra categoria concorre la galleria Grusenmeyer-Woliner, specializzata in arte asiatica e tribale, che ha svelato qualcosa di mai visto tra i corridoi di BRAFA. Si tratta di Baby Jane, un cranio di Triceratopo scoperto nel 1998 nella formazione geologica di Hell Creek (USA), uno dei più completi giunti fino ai giorni nostri. A soffermarsi ad ammirarlo non sono stati – inutile dirlo – solo gli appassionati di reperti fossili.

Peter Paul Rubens, Portrait d’un vieil homme, circa 1609 Coll. Klaas Muller, Belgique. Courtesy BRAFA
Peter Paul Rubens, Portrait d’un vieil homme, circa 1609 Coll. Klaas Muller, Belgique. Courtesy BRAFA

Le gallerie italiane a BRAFA 2026

Non manca, nemmeno quest’anno, una presenza significativa di gallerie italiane, con un’offerta di specializzazioni molto ampia. La perugina Mearini Fine Art accosta a una raccolta di marmi e sculture lignee medievali a una cornice policroma in ceramica di Fausto Melotti, eccellente testimonianza della sua maestria nella lavorazione di tale materiale. 

Sul versante del design, nello stand di robertaebasta spiccano due pezzi firmati Humberto e Fernando Campana: una fauteuil sospeso di tipo Cocoon e un divano modulare Bamboca ispirato alla forma delle nuvole, entrambi creati per la collezione di Louis Vuitton. Il booth di Barbara Bassi (Cremona) e quello di Nardi Venezia si distinguono invece nella sezione gioielleria. La gioielleria di Piazza San Marco, in particolare, presenta pezzi della collezione Ad Orientem in oro, diamanti e zaffiri rosa, evocando la storica aspirazione veneziana verso orizzonti lontani. A proporre una selezione di arte tribale torna invece la galleria milanese Dalton Somaré.

Le prime vendite di BRAFA a Bruxelles

Sul fronte delle vendite, l’avvio della fiera è stato all’insegna della cautela. Alla galleria di Harold t’Kint de Roodenbeke sono comparsi i primi due bollini rossi della manifestazione: uno per il disegno su carta del pittore olandese George Henrik Breitner Koffiepikster, già esposto all’Amsterdam Museum, e uno per l’olio su tela Rome 1 (1960) di Englebert Van Anderlecht, a conferma dell’interesse dei collezionisti dell’area belgo-olandese per gli artisti del proprio contesto geo-culturale. Il giorno dell’apertura ai collezionistila Francis Maere Fine Arts Gallery ha venduto la scultura Idole (1958) di Eugène Dodeigne e la galleria Ary Jan la scenografica scultura di Niki de Saint Phalle Pouf serpent noir (1991).

Tra le opere “in vetrina”, poi, alla Stern Pissarro Gallery sono messi in risalto una tela di Renoir dal titolo Donna in un paesaggio (1917) in vendita a €385.000 e una tempera di Marc Chagall, L’inverno, processione di Natale (1974), a €485.000. La tedesca Dr. Nöth Kunsthandel, invece, presenta una tela di Othon Friesz intitolata Castello di Crozant sul Creuze da €175.000 e una tela di Willy Schlobach dai colori vivaci, Autunno al lago (1913) a €150.000. Rimanendo in area tedesca, da Die Galerie vengono chiesti €480.000 per la tela di Max Ernst La foresta (1925), mentre due opere dell’artista cileno Roberto Matta Untitled (1959) e L’inentrevu (1955 ca.) – sono in vendita a €120.000 e €240.000. Nello stand della svizzera Galerie Von Vertes, invece, spiccano due pannelli di Victor Vasarely: Bug III (1956), per il quale vengono richiesti €130.000, e Citra (1955-59), a €280.000. 

E, attraversando i corridoi di BRAFA, c’è chi la definisce “una parentesi incantata” dal mondo esterno, una pausa, nella bolla di un mondo ideale. Quello di una fiera d’arte che, parafrasando le parole del presidente Muller, lascia un senso di vuoto e una lieve malinconia al termine di ogni edizione, subito mitigati dalla promessa di un nuovo appuntamento l’anno seguente.

Jennifer Marie Collavo

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Jennifer Marie Collavo

Jennifer Marie Collavo

Jennifer Marie Collavo si è laureata in Economia e gestione delle Arti all'Università Ca' Foscari di Venezia dopo esperienze di studio presso l'École du Louvre di Parigi e l'Université Libre de Bruxelles. Ha collaborato con case d'asta nazionali ed internazionali…

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