Ubi tu ibi ego

Informazioni Evento

Luogo
THE APARTMENT
Via Lodovico Settala, 45, Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Apertura al pubblico: 2 ottobre – 2 novembre 2026, ore 10.00–19.00

Vernissage
01/10/2026

ore 18

Curatori
Domenico de Chirico
Generi
arte contemporanea, collettiva

The AP•Art•ment presenta Ubi tu ibi ego, terzo capitolo del proprio programma espositivo, a cura di Domenico de Chirico.

Comunicato stampa

UBI TU IBI EGO
Gustavo Martini, Giuseppe Martire, Matteo Messori
a cura di Domenico de Chirico

Vernissage: 1 ottobre 2026, ore 18.00–21.00
Apertura al pubblico: 2 ottobre – 2 novembre 2026, ore 10.00–19.00

Visite su appuntamento: [email protected]
Indirizzo: via Lodovico Settala 45, Milano

The AP•Art•ment presenta Ubi tu ibi ego, terzo capitolo del proprio programma espositivo, a cura di Domenico de Chirico. La mostra riunisce le ricerche di Gustavo Martini, Giuseppe Martire e Matteo Messori attorno a una riflessione sul rapporto tra opera e spazio e sulle possibili traiettorie che questo rapporto può assumere nel futuro dell’arte contemporanea. Che cosa accade quando un’opera smette di essere semplicemente ospitata da uno spazio e comincia, invece, a determinarlo? E cosa accade quando il luogo non costituisce più soltanto il contesto nel quale un’opera viene presentata, ma diventa parte attiva del suo processo di concezione e realizzazione?

Ubi tu ibi ego, “Dove tu sarai, lì io sarò”, formula che trova in Plutarco una delle sue più celebri attestazioni letterarie, esprime l’idea di una presenza che esiste in relazione a un’altra. Una dichiarazione di prossimità, ma anche di reciproca trasformazione: tra opera e architettura, corpo e ambiente, arte e vita, tra individuo e individuo. Nell’incontro, nessuno dei due termini rimane completamente identico a sé stesso. È a partire da questa reciprocità che la mostra guarda ad alcune trasformazioni che stanno incidendo sempre più profondamente sul modo in cui l’arte contemporanea viene concepita, prodotta e vissuta: la crescente centralità delle pratiche site-specific, il rinnovato interesse per la committenza, la personalizzazione degli ambienti e la sempre maggiore permeabilità tra arte, architettura e design. Non si tratta di immaginare la dissoluzione delle singole discipline, quanto piuttosto di riconoscere l’emergere di territori intermedi, nei quali linguaggi e sensibilità differenti entrano in relazione e modificano tanto la natura dell’opera quanto quella dello spazio che la accoglie. Il luogo non interviene più soltanto nella fase espositiva, ma può diventare origine, materia e condizione stessa del processo creativo.

È forse proprio qui che si apre una delle questioni più interessanti per l’arte contemporanea: non più soltanto creare opere per uno spazio, ma pensare opere a partire dallo spazio, lasciando che siano le caratteristiche fisiche, architettoniche e percettive del luogo a orientare il processo creativo. Con Ubi tu ibi ego, The AP•Art•ment porta così la propria ricerca verso un ulteriore passaggio. Dopo aver esplorato la relazione tra arte e dimensione domestica, l’appartamento diventa ora un vero e proprio territorio di sperimentazione: un contesto nel quale la specificità del luogo può entrare nel processo artistico e generare nuove possibilità di relazione tra opera, architettura e progetto.
Le ricerche di Gustavo Martini, Giuseppe Martire e Matteo Messori attraversano questa possibilità da prospettive differenti, mettendo in relazione costruzione dello spazio, memoria, materia e trasformazione.

La pratica di Gustavo Martini si sviluppa intorno alla relazione tra oggetto, architettura, percezione e linguaggio. Attraverso un progressivo processo di riduzione e decostruzione delle forme, l’artista interroga i codici attraverso i quali organizziamo e interpretiamo ciò che ci circonda. Linee, strutture ed elementi propri dello spazio costruito vengono sottratti alla loro evidenza funzionale per trasformarsi in dispositivi percettivi, capaci di rendere visibili confini che spesso esistono prima nella mente che nell’architettura. Per Ubi tu ibi ego, Martini realizza una nuova installazione immersiva site-specific concepita espressamente per The AP•Art•ment, nella quale le caratteristiche fisiche e percettive dell’appartamento diventano parte stessa dell’esperienza. L’opera nasce infatti da un preciso punto di osservazione, quello del corpo disteso sul letto, che l’artista invita il visitatore ad assumere per poterne condividere la prospettiva originaria. Sdraiarsi, sostare e guardare diventano così parte integrante della fruizione: non si osserva più semplicemente un’opera nello spazio, ma si entra nella condizione percettiva dalla quale essa ha avuto origine. Uno dei gesti più intimi e ordinari dell’abitare si trasforma così in un dispositivo di visione.

Nella pittura di Giuseppe Martire, invece, lo spazio prende forma attraverso la stratificazione. Figure familiari, amici, incontri e presenze animali emergono da grandi tele costruite attraverso successive velature, in un continuo oscillare tra apparizione e dissoluzione.
L’acqua, elemento centrale del suo processo pittorico, diluisce acrilici e smalti, trascina il colore e introduce nel gesto una componente di imprevedibilità. Martire definisce questa dinamica attraverso due movimenti complementari, “sommersione” ed “emersione”: le figure affondano nella materia per poi riaffiorare, facendo della superficie pittorica un territorio instabile nel quale memoria, tempo e presenza vengono continuamente ridefiniti. La pittura diventa così uno spazio in cui ciò che è stato vissuto non si conserva come immagine immutabile, ma continua a trasformarsi. La memoria non appare come un archivio, bensì come una materia mobile, soggetta a cancellazioni, riemersioni e nuove configurazioni.

Infine, con Matteo Messori, la trasformazione investe invece la relazione tra materia, individuo e ambiente. La sua ricerca attraversa pittura, scultura e installazione e trova nel concetto di Antiforma uno dei propri nuclei fondamentali: un organismo ricettivo, privo di un’identità immutabile, la cui natura risiede nella capacità di modificarsi attraverso ciò con cui entra in relazione. Per The AP•Art•ment, Messori presenta EUTOPIA (2026), nata da un’idea sviluppata dall’artista in dialogo con l’architetto Andrea Villa. Realizzato con colore per tessuto su denim, il grande dipinto si estende sulle ante dell’armadio e assume la scala dell’architettura. L’opera interviene così direttamente sull’ambiente domestico, trasformando un elemento funzionale in una superficie pittorica e in un dispositivo capace di ridefinire la percezione dello spazio. Forme organiche e stratificate compongono un paesaggio interiore, una geografia emotiva nella quale territori naturali e anatomie invisibili si sovrappongono fino a dissolvere il confine tra corpo e paesaggio. L’architettura diventa superficie, la superficie diventa immagine, e l’immagine torna a essere parte dell’ambiente.

Tre ricerche autonome trovano dunque nello spazio un terreno comune di confronto: Martini ne interroga le strutture e i codici percettivi; Martire costruisce attraverso la pittura uno spazio della memoria e dell’apparizione; Messori ne esplora la capacità trasformativa e relazionale. È nella loro compresenza che Ubi tu ibi ego amplia il proprio sguardo. La mostra non propone un modello unico, ma osserva come l’arte contemporanea stia progressivamente ridefinendo il proprio rapporto con ciò che la circonda. Il site-specific, il dialogo con l’architettura e il design e la contaminazione tra linguaggi non appaiono più come fenomeni marginali, ma come espressioni di una sensibilità che considera il contesto non più come semplice cornice, bensì come parte integrante dell’esperienza artistica. Se i confini tra le discipline diventano sempre più permeabili, quale forma potrà assumere l’arte che verrà? Ubi tu ibi ego lascia volutamente aperta la domanda. Ciò che emerge è la possibilità di un’arte capace di estendere il proprio campo d’azione: di misurarsi con la specificità dei luoghi, di intrecciare saperi differenti e di generare esperienze che non possono essere separate dal contesto nel quale prendono forma. Anche la posizione dello spettatore ne risulta trasformata. Le opere non si offrono soltanto allo sguardo, ma sollecitano una presenza fisica, una diversa disposizione del corpo e dello sguardo, invitando chi le incontra a sperimentare prospettive che appartengono alla loro stessa genesi. Percorrere The AP•Art•ment significa così entrare, per la durata della mostra, in una configurazione irripetibile di opere, architettura, materia e presenza. Ubi tu ibi ego abita questa soglia: tra opera e luogo, autonomia e relazione, arte e progetto. Non per cancellarne i confini, ma per immaginare ciò che può accadere quando quei confini diventano, essi stessi, luoghi di possibilità.

ARTISTI:

Gustavo Martini (Rio de Janeiro, 1987) è un artista visivo di origine brasiliana con base a Milano. Prima di dedicarsi pienamente all’arte contemporanea, Martini ha sviluppato una carriera internazionale nel campo del conceptual design, ricevendo il premio Next Generation Designer of the Year conferito da Wallpaper Magazine e Officine Panerai e ottenendo un’ampia risonanza sulla stampa internazionale, con pubblicazioni su oltre cento testate, tra cui Wallpaper*, Domus, Dezeen, Architectural Digest, Interni, Elle Decor, Marie Claire Maison, Vanity Fair e Casa Vogue.
Il suo lavoro è stato presentato in importanti istituzioni e contesti culturali internazionali, tra cui la Triennale di Milano, Palazzo Doria Pamphilj a Roma, programmi legati al MAXXI e l’Arsenale di Venezia. Martini insegna presso Istituto Marangoni Milano, dove ha ricevuto il riconoscimento Tutor of the Year. Vive e lavora a Milano.

Giuseppe Martire (Cosenza, 1996, vive e lavora a Milano). Ha conseguito la laurea al biennio specialistico in Pittura presso l’accademia di belle arti di brera (marzo 2024) e conseguito la laurea di primo livello in lettere e beni culturali presso l’Unical (luglio 2020). Nel corso degli anni ha esposto in diverse collettive, tra cui: 2024 - Laurea di secondo livello Pittura, Accademia delle Belle Arti di Brera di Milano 2020 - Laurea di primo livello Lettere e Beni Culturali, Università della Calabria.
Mostre:
2025 Dove nasce l’acqua - Museo Subterraneo, Via Filippo Corrdoni 11, Massa Marittima (GR)
2024 Sguardi III - Frankfurten westand Gallerie, Arndtstrasse, 12 (Francoforte sul Meno) Galleria L.U.P.O. - Lorenzelli Projects, Corso Buenos Aires, 2 (Mi)
2023 Summerstorm - Galleria Giovanni Bonelli, Via Lambertenghi, 6 (Mi)
2023 Mirabilis - Palazzo Meravigli, Via Meravigli, 2A (MI)

Matteo Messori (Reggio Emilia, 1993) è un artista visivo italiano la cui pratica spazia dalla pittura alla scultura e all’installazione. La sua ricerca indaga i processi di trasformazione della materia e il modo in cui il tempo modifica superfici, materiali e paesaggi. Messori si diploma nel 2013 al Liceo Artistico Paolo Toschi di Parma e consegue la laurea triennale (2017) e la laurea magistrale (2019) in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Tra il 2017 e il 2018 partecipa a The Craft of Arts, programma di formazione professionale promosso da G.A.E.R.
Tra le sue mostre personali figurano Antiforma (Galleria Ramo, Como, 2018), Status (Nero La Factory, Pescara, 2020), Ritual Acts (Galleria Ramo, Como, 2021), Roof (Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia, 2021–22), Boro (Miori Showroom, Milano, 2022) e Ikigai (Hub (+) People, Milano, 2023).
Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre collettive, tra cui Liminal Wild Plants (Manuel Zoia Gallery, Milano, 2021), Ciao Tchau (Rio de Janeiro, Brasile, 2022), Cross Stitch: Exercise for Beginners (Spazio SOF, Bologna, 2023), Esiziale (Palazzo Fontanelli Sacrati, Reggio Emilia, 2023), Petricore (Castello Visconteo di Pagazzano, Bergamo, 2023), Ouro Líquido (Rio de Janeiro, Brasile, 2024) e Artijia – International Biennial on Paper (Kragujevac, Serbia, 2024). Nel 2024 Messori è stato selezionato tra i finalisti di Mediterranea – 20th Young Artists Biennale, Gorizia, Borderless.