Testimonialità

San Benedetto del Tronto - 12/02/2012 : 12/02/2012

Due arti insieme per ricordare ciò che è accaduto in un momento buio, il più triste, della nostra storia, per non dimenticare la tragedia della Shoah e indurre a una riflessione più consapevole.

Informazioni

Comunicato stampa

Testimonialità nasce dall’incontro di Teatro e Fotografia, in particolare da due progetti distinti ma che condividono lo stesso pensiero.
Vincenzo Di Bonaventura, attore solista, insieme al suo gruppo TeatrLaboratorium 27 Aikot mette in scena il dramma storico in 5 atti Gerstein, tratto da Il Vicario di Rolf Hochhuth, riproponendo i silenzi e i dilemmi di Papa Pio XII riguardo alla deportazione degli ebrei da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale

La figura di Kurt Gerstein appare necessariamente in una luce ambigua, in quanto il suo tentativo di mimetizzare la propria intima profonda natura cristiana sotto un ostentato abitus esteriore, fa sì che l’unico scopo, per lui, diventi quello di soccorrere, di risolvere, anche se in parte, la terrificante condizione dei deportati ebrei e in particolare modo informare le autorità vaticane presso la nunziatura di Berlino.
Gli avvenimenti non sono rappresentati secondo una successione storica, come in un reportage, ma sono condensati dal maestro nello spettacolo in modo da ripercorrere le fasi storiche e politiche che caratterizzarono la guerra. Una particolare drammaturgia è dedicata alla scena che vede lo scenario di Auschwitz dove l’autore Hochhuth mette in evidenza i paranoici dettami di follia e di criminalità da parte degli ideatori del progetto di sterminio.
In questo contesto si inseriscono i due video fotografici dell’artista Paolo di Giosia, realizzati con l’aiuto di Vito Bianchini ed estrapolati dalla mostra Block 11, presentata ad Ascoli Piceno in collaborazione con Giuseppe Solimando.
Untitled A-13166 percorre emozionalmente un piccolo tratto dell’esistenza all’interno del campo di Auschwitz di un qualunque deportato e Salmo in cui il ritmo sincopato del treno racconta un viaggio, visualizzato dallo spettatore solo mentalmente data l’immagine fotografica quasi ferma, che nel terrore e nella paura si eleva a preghiera.