Per un’antologia delle ombre

Informazioni Evento

Luogo
CASA DELLA MEMORIA
Via Confalonieri, 14 , Milano, Italia
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Date
Dal al
Generi
documentaria, arte contemporanea

Casa della Memoria inaugura la mostra Per un’antologia delle ombre, dedicata all’80° Anniversario della Repubblica Italiana attraverso la valorizzazione del contributo femminile alla Resistenza e alla vita politico-culturale italiana.

Comunicato stampa

In occasione dell’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, Casa della Memoria propone alla cittadinanza Per un’antologia delle ombre, mostra dell’artista Gaia De Megni, a cura di Salvatore Cristofaro, promossa da Careof.

La mostra Per un’antologia delle ombre utilizza il linguaggio dell’arte contemporanea per interrogare parole, storie e vite rimaste ai margini. Nel contesto delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica italiana e del primo voto a suffragio universale, che vide le donne protagoniste, il progetto si concentra su una moltitudine spesso dimenticata: donne che hanno fatto della Resistenza antifascista e della lotta contro un sistema patriarcale la propria quotidianità, contribuendo in modo decisivo alla costruzione della democrazia italiana.

Come si legge nel testo curatoriale di Salvatore Cristofaro: “… quei fiori senza nome. Quelli belli, importanti, quelli che nel silenzio hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione della democrazia italiana e che tuttavia rimangono, in larga parte, ai margini del racconto storico”.

La mostra nasce da una ricerca condotta dall’artista Gaia De Megni negli archivi di ANED (Associazione Nazionale Ex deportati nei Campi Nazisti) e dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, custoditi presso la Casa della Memoria. Attraverso fotografie, ritagli di giornale, lettere e documenti, emerge una presenza diffusa ma spesso offuscata: quella di donne che abitano le immagini e i racconti in modo laterale, talvolta senza nome, sospese tra visibilità e oblio. Il progetto espositivo mira a far riemergere queste tracce, collegando frammenti dispersi e restituendo, dove possibile, un nome e un volto a figure che furono “sconosciute protagoniste”, come le definisce lo scrittore e storico Lucio Ceva nella lettera manoscritta custodita nel Fondo Parri Ferruccio, datata 2 luglio 1975.
Il titolo della mostra richiama il significato originario di “antologia”, dal greco “raccolta di fiori”, evocando una costellazione di esistenze che, pur essendo state centrali, non hanno trovato pieno riconoscimento, né medaglie. Come suggerisce il testo curatoriale, “Fiori su fiori si stratificano, mentre memorie su memorie si disperdono. Ogni antologia è un dispositivo che definisce un paesaggio, un bouquet costruito che stabilisce cosa merita di essere incluso e cosa può essere lasciato nell’ombra”.

Proprio da questa considerazione, da questa assenza di medaglie nasce l’opera centrale della mostra, Medagliere alle Amanti, ampio medagliere di carta che rievoca i tradizionali dispositivi celebrativi. Qui, tuttavia, le medaglie sono sostituite da sagome di fiori appartenenti a diverse tipologie, generando uno slittamento che disattiva la retorica celebrativa e apre a una riflessione critica sul riconoscimento. La fragilità della carta, materiale quotidiano ed esposto al tempo, trasforma il medagliere in una struttura instabile, incapace di fissare definitivamente ciò che presenta.

L’arte contemporanea, in questo contesto, non interviene per illustrare o completare la storia, ma per fluidificarne le forme, per sostare nelle sue zone opache. La mostra si configura così come uno spazio di soglia, in cui le ombre diventano presenze che insistono e interrogano il presente, rendendo visibile ciò che continua a non essere riconosciuto.

Dopo il successo della mostra Pulci più di prima, ora dello scorso anno con l’artista Valerio Eliogabalo Torrisi, sempre a cura di Salvatore Cristofaro e realizzata in occasione dell’Ottantesimo Anniversario della Liberazione dal nazifascismo, Casa della Memoria rinnova il dialogo tra pratica artistica e archivi, proponendo un nuovo progetto capace di attivare il patrimonio documentale attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea.