Open folder
Mostra collettiva di arte contemporanea a Palazzo Mochi Zamperoli, Cagli.
Comunicato stampa
OPEN FOLDER
Mostra collettiva di arte contemporanea
A cura di Matteo Costanzo
10 ottobre – 12 dicembre 2026
Palazzo Mochi Zamperoli, Cagli (PU)
Opening: sabato 10 ottobre 2026, ore 19.00
Talk pubblico, presentazione della fanzine e finissage: sabato 12 dicembre 2026, ore 18.00
Dal 10 ottobre al 12 dicembre 2026 Palazzo Berardi Mochi Zamperoli, a Cagli (PU), ospita OPEN FOLDER, mostra collettiva di arte contemporanea curata da Matteo Costanzo. Il progetto si inserisce nel programma del convegno di etnopsichiatria promosso dalla Cooperativa Sociale Utopia in occasione del proprio ventennale e gode del patrocinio del Comune di Cagli.
OPEN FOLDER riunisce Davide Mancini Zanchi, Mario Consiglio, ZAZZARO OTTO, Alicya Ricciuto ed Elena Ricciuto, Agnese Fieno Spolverini, Claudia Petraroli, Andrea Nacciarriti, Alessandra Cecchini e Andrea Barzaghi.
Il progetto curatoriale prende avvio dal pensiero di Arthur Kleinman, psichiatra e antropologo medico che ha individuato una distinzione fondamentale tra disease e illness: da una parte la malattia descritta, diagnosticata e classificata dal sistema medico; dall’altra il modo in cui essa viene concretamente vissuta, interpretata e inserita nella trama biografica e sociale della persona.
Tra queste due dimensioni si apre uno scarto. Per Kleinman non si tratta di un’imprecisione da eliminare, ma di uno spazio essenziale per comprendere la sofferenza e la cura. Ogni individuo costruisce infatti un proprio “modello esplicativo”: un insieme di cause, significati, paure, aspettative e possibili rimedi attraverso cui prova a dare forma a ciò che gli sta accadendo. Quando un sistema istituzionale impone le proprie categorie come universali, rischia invece di produrre quella che Kleinman definisce category fallacy: l’errore di applicare una definizione senza riconoscere la specificità dell’esperienza alla quale viene sovrapposta. OPEN FOLDER trasporta questo problema nel campo dell’immagine. La mostra non assume la teoria come tema da illustrare, ma come dispositivo attraverso cui osservare le opere. Ciascun intervento apre una “cartella” senza chiuderla in un caso: il sintomo non appare come dato stabile, ma come costruzione temporale, corporea, ambientale, mediale e politica. Il titolo richiama contemporaneamente il lessico della pratica clinica, quello burocratico dell’archiviazione e quello informatico delle interfacce digitali. Aprire una cartella significa accedere a un insieme di dati, ma anche esporsi a ciò che quei dati non riescono a contenere. Ogni sistema di classificazione rende qualcosa visibile e, nello stesso momento, lascia qualcosa ai margini. La mostra assume quindi il margine non come spazio secondario, ma come luogo critico nel quale una definizione può essere rimessa in discussione. Le opere coinvolte agiscono nel punto di attrito tra il soggetto e i linguaggi che pretendono di descriverlo: diagnosi, immagini, ruoli sociali, apparati tecnici, modelli culturali e strutture di potere. Il visitatore non è posto davanti a un repertorio di patologie né chiamato a formulare interpretazioni cliniche. Il percorso è costruito come un colloquio rovesciato: non mira a produrre una diagnosi dell’opera, ma a far emergere il modo in cui ciascuno spiega a sé stesso ciò che vede e ciò che sente.
Otto domande, adattate da quelle utilizzate per far emergere i modelli esplicativi della persona in ambito clinico, accompagnano la visita: che nome diamo a ciò che sta accadendo? Quale causa immaginiamo? Perché accade proprio ora? Come agisce dentro di noi? Quanto dura? Che cosa temiamo? Quale problema lascia sul corpo, sul tempo o sulla memoria? E quale forma di cura siamo capaci di immaginare?
Le risposte potranno essere raccolte su una cartolina consegnata lungo il percorso. Il materiale prodotto dai visitatori entrerà nella riflessione conclusiva della mostra, trasformando la ricezione delle opere in una pluralità di narrazioni, divergenze e possibilità interpretative.
OPEN FOLDER non chiede di sostituire una categoria con un’altra. Chiede di sospendere, almeno temporaneamente, l’impulso a chiudere il caso. In quella sospensione, l’opera può diventare un luogo nel quale osservare non soltanto ciò che abbiamo davanti, ma anche i dispositivi culturali con cui tentiamo di riconoscerlo.
La mostra inaugura sabato 10 ottobre alle ore 10.00 e per tutta la giornata. Il 12 dicembre alle ore 18.00 il progetto si conclude con un talk pubblico tra il curatore e le presenze artistiche coinvolte, la presentazione della poster-zine fisica e digitale e il finissage
Matteo Costanzo
Artista&Curatore — OPEN FOLDER