objet (petit) a
Mostra diffusa città di Pesaro.
Comunicato stampa
OBJET (PETIT) A
mostra diffusa di Sofia Bersanelli, Gianlorenzo Nardi, Arianna Zama
a cura di Ricardo Aleodor Venturi, Giuseppe Frangi, Giulia Giacomelli, Gioele Melandri
Un progetto di Ricardo Aleador Venturi con la direzione artistica di Michele Cotelli
opening: domenica 18 ottobre 2026 | dalle h. 11.30
dal 18.10 al 08.12.2026
Luoghi di svolgimento:
Ore 11:30 Studio con finestra | via Campania n. 21, Pesaro - ‘zzuffelatére di Gianlorenzo Nardi a cura di Giulia Giacomelli
Ore 15:00 Studio Película | via Vincenzo Federici sn, Pesaro - Poesia ininterrotta di Sofia Bersanelli a cura di Giuseppe Frangi
Ore 17:00 Spazio TORRSO | via A. Spada n. 28, Pesaro - Il giardino dei fioretti e delle mortificazioni di Arianna Zama a cura di Gioele Melandri
Ore 18:30 Musei Civici | Piazzetta Mosca n. 29, Pesaro - Object (petit) a di Sofia Bersanelli, Gianlorenzo Nardi, Arianna Zama a cura di Ricardo Aleodor Venturi
orari di visita: sabato 10-13 e 15-18
Altri giorni su su appuntamento, cell 3491021902
info: [email protected] | mob. +39 349 102 1902
organizzazione: Musei Civici di Pesaro, Spazio TORRSO, Studio con finestra, Studio Pelicola con il patrocinio di Comune di Pesaro, evento prodotto da Festina Lente
COMUNICATO STAMPA
objet (petit) a è il primo progetto di mostra diffusa nella città di Pesaro che vede coinvolti in una collaborazione gli Spazi indipendenti della città con l’istituzione Musei Civici. Il progetto, fortemente voluto dall’assessore alla cultura Daniele Vimini, nasce da un’idea di Ricardo Aleador Venturi ed ha la direzione artistica di Michele Cotelli. Gli artisti coinvolti sono Sofia Bersanelli, Gianlorenzo Nardi e Arianna Zama che avranno ognuno una mostra personale rispettivamente presso Studio Pelicula curata da Giuseppe Frangi, Studio con Finestra curata da Giulia Giacomelli, Spazio TORRSO curata da Gioele Melandri, e poi una collettiva che li vede protagonisti ai Musei Civici di Pesaro, curata dallo stesso Ricardo Aleodor Venturi. Il concept attorno a cui ruota questa proposta espositiva è objet (petit) a, la formula usata da Jacques Lacan per indicare l'oggetto che non è meta ma causa del desiderio: un resto irriducibile e un vuoto inattingibile che l'essere umano cerca per colmare una mancanza originaria, pur rimanendo impossibilitato a possederlo del tutto.
Questo moto infinito del desiderio è intimamente legato al fare artistico, come se ogni artista inventasse il proprio linguaggio per bordare il vuoto tutt'intorno, così da punteggiare il caos del mondo e il fluire del tempo attorno a nodi focali di interesse, sconosciuti e imprevedibili, che diventano attimi e luoghi di piccole epifanie condivisibili. Semplici fatti, oggetti e incontri, a cui ci si appiglia per caricare di senso la quotidianità della vita, da cui trasporre un secondo grado di elaborazione attraverso un racconto, un'immagine o un oggetto che quel senso non può cogliere ma almeno indicare.
Nel far dialogare i tre artisti coinvolti nei diversi medium che adoperano - Bersanelli fotografia video e scrittura, Nardi installazione, Zama pittura - si vuole dare lo spettro più ampio possibile di approccio al tema. Perniola ne L'arte e la sua ombra avanza questo parallelismo tra il reale in senso lacaniano e l'opera d'arte, avvicinandole nella "cosa", quell'oggetto che non può mai essere raggiunto per definizione, che appartiene alla sua muta realtà, inaccessibile sia al linguaggio che all'inconscio, ma che l'artista, ponendolo al centro della propria ricerca, riesce a farlo fuoriuscire dal trauma per portarlo a splendore dell'incontro.
Blanchot in Lo spazio letterario raggiunge sull'argomento una vetta altissima: "L'uomo è legato alle cose, è come al centro di esse, e se rinuncia alla sua attività realizzatrice e rappresentativa, se si ritira apparentemente in se stesso, non è per congedare tutto quello che lui non è, le umili e caduche realtà, ma è piuttosto per portarle con lui, per farle partecipare a questa interiorizzazione in cui esse perdono il loro valore di uso, la loro natura distorta e dove perdono finanche i loro stretti limiti per penetrare nella vera profondità. Quindi, questa conversione appare come un immenso lavoro di tramutazione in cui le cose, tutte le cose, si trasformano e si interiorizzano in noi diventando interiori e diventando interiori a loro stesse". E poi cita Rilke: "Il nostro compito è di impregnare così profondamente nella nostra mente questa terra provvisoria e peritura, con così tanta passione e pazienza, che la sua essenza resusciti in noi invisibile [...] Siamo le api dell'invisibile. Bottiniamo disperatamente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare d'oro dell’invisibile".
Giuseppe Frangi, curatore della personale di Sofia Bersanelli su Poesia ininterrotta presso Studio Pelicula:
Il progetto espositivo pensato insieme all’artista per questo appuntamento pesarese, ruota attorno al nodo del rapporto con la figura del nonno paterno Gianfranco, chimico di professione e fotografo amatoriale con la forte vocazione sperimentale. Le immagini ottenute con doppio scatto e messe a disposizione del pubblico attraverso appositi visori sono indagini discrete nelle fibre della realtà quotidiana. È un lavoro rimasto sempre entro un orizzonte privato che però ha segnato lo sguardo di Sofia Bersanelli. Partendo sempre da un contesto intimo l’indagine dell’artista si è spinta verso un piano più segreto che è quello del formarsi delle immagini. Per ottenere questo Sofia Bersanelli ha usato la tecnica di “violare” le Polaroid dopo aver scattato le immagini, aprendole per indagare quella condizione embrionale generata dal processo chimico. Per la mostra pesarese per la prima volta Sofia Bersanelli presenta una selezione delle sue Polaroid fuori scala, cioè stampate a un metro per un metro. La Poesia ininterrotta che dà il titolo e fa da filo conduttore per questo progetto espositivo nello Spazio Michele Sereni e nella Project room dei Musei Civici è quella con cui l’artista fa rivivere dentro il suo sguardo lo sguardo di suo nonno. “Poesia ininterrotta” è anche quella scritta a mano con gessetto color incarnato su un rotolo di carta di 15 metri dove i versi, che verranno letti con una performance in occasione dell’inaugurazione, sono espressioni di drammatica tenerezza, risonanze che danno ulteriore profondità alle immagini esposte
Giulia Giacomelli, curatrice della personale di Gianlorenzo Nardi su ’zzuffelatére presso Studio con Finestra:
’zzuffelatére, in abruzzese, indica lo strumento utilizzato per soffiare sul fuoco. La parola rimanda anche allo zufolare, al fischio, al respiro che si incanala nello zufolo, piccolo strumento a fiato tradizionalmente utilizzato da contadini e pastori per accompagnare il tempo del lavoro e dell’attesa. È a partire da questa dimensione rurale e quotidiana che Gianlorenzo Nardi introduce nella scultura una dimensione performativa e strumentale, trasformandola in un dispositivo capace di trasportare un paesaggio e le sue condizioni percettive. L’azione attiva gli oggetti dando luogo a un’esperienza destinata a esaurirsi, mentre in questa distanza tra l’atto e ciò che di esso rimane si apre uno spazio per la memoria: una sensazione, un odore, un suono, la percezione di un luogo altro. Ciò che resta conserva una traccia di quanto avvenuto, attraverso cui intercettare piccole epifanie del quotidiano e invitare a sostare nello spazio, a rallentare e a rimanere in ascolto.
Gioele Melandri, curatore della personale di Arianna Zama su Il giardino dei fioretti e delle mortificazioni presso Spazio Torrso:
Uno degli aspetti distintivi della produzione artistica di Arianna Zama è un certo senso di affioramento che caratterizza molti dei suoi dipinti. Questa sensazione non si esprime esclusivamente nelle scene e nelle figure rappresentate - piccoli occhi di gatto che traforano scintillanti un banco di nebbia- ma si manifesta in maniera più sistematica nelle strategie operative da cui i lavori stessi dell’artista trovano un terreno di fertile sedimentazione. La mostra Il giardino dei fioretti e delle mortificazioni si pone come obiettivo quello di riflettere proprio su questo sforzo di sublimazione generativa, le cui caratteristiche saranno rintracciabili anche nella struttura e nel ritmo narrativo conferito all’allestimento della stessa. Questa mostra è un tentativo di far affiorare un pezzetto di realtà -stravolta ma ammaestrabile- composta da tracce, appigli e apparizioni. Il giardino dei fioretti e delle mortificazioni è dunque un progetto che sale capillarmente come l’acqua, che divincolandosi tra gli interstizi, sgretola le pietre di un vecchio muro malandato.
Short bio artisti:
Sofia Bersanelli, Milano 1993, ha conseguito nel 2020 il Diploma Magistrale in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La riflessione sulla relazione tra il testo scritto e l’immagine visiva portano l’artista a costruire e interpolare tempi e spazi evocando atmosfere surreali e organiche. Il suo percorso è una concatenazione di espressioni attraverso diversi medium (pittura, fotografia, video, scrittura, suono). Le tematiche che affronta riguardano la precarietà dell’esistere, l’inconscio, la memoria collettiva e la propria quotidianità̀. L’esigenza di dire, mostrare e infine ascoltare la genesi della visione alimenta la sua pratica artistica che è formalmente incentrata sulla natura dell’immagine e la potenza del linguaggio che la sostiene.
Ha esposto i suoi lavori in oltre 30 mostre collettive e festival internazionali, tra cui la Biennale di Venezia al “Codice Italia Academy” (2015). Ha vinto l’Equita Prize (2019), ha partecipato al progetto “Impronte” residenza al Museo Lercaro di Bologna. E’ stata finalista della Arteamcup (2020-21), del Premio Novicelli (2021) e del Combat Art Prize (2023). Nel 2025 ha esposto a Casa Testori durante la Milano Art Week nella bi-personale DENTRO/OLTRE OLTRE/DENTRO.
Gianlorenzo Nardi, Giulianova 1995, conduce una ricerca sulla scultura integrando suono, installazione e performance. I suoi lavori assumono forme mobili, trasportabili e performative evocando una dimensione ambulante, in cui la scultura si configura come un dispositivo in grado di attivare situazioni temporanee ed effimere. Si è formato presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha presentato i suoi lavori in numerosi contesti e ha partecipato a programmi di residenza, tra cui Nuovo Forno del Pane – Outdoor Edition (MAMbo, Bologna) e XXVII CSAV Artists' Research Laboratory della Fondazione Antonio Ratti. Negli ultimi anni ha sviluppato un progetto collettivo dal titolo Il Tunnel dedicato alla sperimentazione artistica in un sottopassaggio ferroviario situato lungo il canale Navile di Bologna.
Arianna Zama, Lugo 1998, vive e lavora tra Lugo e Bologna. Si è formata presso le Accademie di Belle Arti di Ravenna e Bologna. La sua ricerca, attraverso i linguaggi della pittura e del disegno, sviluppa un immaginario fatto da tracce e frammenti di corpi, vegetali, stanze. Figure fantasmatiche, piante spontanee e volti che sembrano comporre una sorta di giardino selvatico o atlante impossibile dove si intrecciano suggestioni che vengono da romanzi, memorie e visioni.
Il suo lavoro è stato presentato all’interno di diverse mostre e fiere, tra cui: “Collezioni in Collezione”, promossa da Anna Grazia Stefani e Francesco Tampieri, MAMbo (Bologna, 2026); “The Odyssey of Recollection”, Patrizia Pepe HQ (Capalle, FI, 2026); Artissima, Galleria Fuocherello (Torino, 2025); “Il giardino delle risonanze. La Pinacoteca di Bologna incontra il MAMbo” (Bologna, 2025); Artefiera, sezione Pittura XXI, a cura di Davide Ferri, Galleria Fuocherello (Bologna, 2025); “Non ci sono fantasmi”, Galleria Fuocherello (Volvera, TO, 2023); “Avvicinare le distanze”, Galleria P420, a cura di Cecilia Canziani e Davide Ferri (Bologna, 2022). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private quali MAMbo Bologna, BPER Banca e Collection of Collections.