L’ombra delle lucciole
L’ombra delle lucciole è il secondo episodio del ciclo di tre mostre che Atipografia dedica all’esplorazione della tridimensionalità dell’essere umano e delle complessità del nostro tempo attraverso i linguaggi della contemporaneità.
Comunicato stampa
L’ombra delle lucciole è il secondo episodio del ciclo di tre mostre che Atipografia dedica all’esplorazione della tridimensionalità dell’essere umano e delle complessità del nostro tempo attraverso i linguaggi della contemporaneità. La mostra è aperta da venerdì 20 febbraio a sabato 18 aprile 2026.
La nuova collettiva, a cura di Alfonso Cariolato e Luigi de Marzi, riunisce i lavori di Mats Bergquist, Marco Tirelli, Silvia Inselvini e Loes van Roozendaal, legati tra loro dal tema della luce, come presenza capace di rendere parzialmente percettibili infinite possibilità dell’essere e dell’esistere. La trilogia espositiva ha inaugurato nel 2025 con la mostra Matermània/Matermanìa, in cui sei artisti hanno approfondito il soggetto della maternità, inteso come primo momento di collettività in cui l’io diventa noi. Se l’uomo è inserito in un tutto, L’ombra delle lucciole prosegue il ragionamento suggerendo l’idea dell’impossibilità di comprendere a pieno il mondo che ci circonda, senza accettare il mistero del suo semplice fatto di essere.
Siamo circondati da luci ininterrottamente accese in ogni dove al fine di vincere l’oscurità, di scongiurare la notte. Luci puntate che isolano e mettono in scena, schermi che irradiano immagini senza interruzione, esposizioni costanti che inseguono la spettacolarità, ma anche resti di incerti splendori figurati, traslati, simbolici. E tuttavia l’oscurità insiste.
Di fronte all’impossibilità di vivere sia fissando lo sguardo direttamente alla fonte luminosa sia verso l’oscurità assoluta, la mostra indaga piuttosto l'apertura anteriore a ogni distinzione tra luce e tenebra, nel tentativo di far fronte al grigiore che caratterizza il nostro presente appena rischiarato da bagliori, lampi attenuati incapaci di squarciare le tenebre.
Le lucciole sono un esempio di queste luci inappariscenti che non riescono a vincere l’oscurità, ma che convivono con l’ombra. Una lieve illuminazione dell’oscurità, brillii non avvertibili senz’ombra. Il contrario della messa in chiaro trionfante, della luce che illumina e sconfigge le tenebre.
In mostra, le lucciole diventano metafora di un’arte che cerca di catturare l’apparire delle cose: il visitatore assiste all’accadere di qualcosa, a un’esperienza, dove la luce gioca il ruolo di rivelatrice. Riprendendo le parole del filosofo francese Jean-Luc Nancy: «Un pittore non dipinge forme, se non dipinge prima di tutto una forza che si impadronisce delle forme e le trascina in una presenza».
Dipinti, encausti, lavori su carta e legno, espressioni di un mondo, il nostro, sospeso tra giorni e notti, aurore e crepuscoli, chiarori e oscurità, che scandiscono un tempo ampio, indefinito e dilatato.
La mostra si inserisce a pieno titolo nella programmazione culturale di Atipografia che coniuga l’attenzione verso pratiche artistiche capaci di attivare un dialogo con il contesto culturale e sociale di riferimento, e con le tensioni del nostro tempo.