Letizia Scarpello / Josè Victor De Castro

Informazioni Evento

Luogo
A PICK GALLERY
via Bernardino Galliari 15/C 10125 , Torino, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
17/09/2026

ore 19,30

Artisti
Letizia Scarpello, Josè Victor De Castro
Generi
arte contemporanea, doppia personale

Due mostre personali: Carnalia: a plot for memory resistance di Letizia Scarpello e Domingo di José Victor De Castro.

Comunicato stampa

CARNALIA: A PLOT FOR MEMORY RESISTANCE
Letizia Scarpello

DOMINGO
Josè Victor De Castro

Inaugurazione giovedì 17 settembre 2026, ore 19:30
17.00.26 – 17.10.26

Il 17 settembre alle ore 19:30, A PICK GALLERY, in via Galliari 15/C, inaugura due mostre personali: Carnalia: a plot for memory resistance di Letizia Scarpello e Domingo di José Victor De Castro. Due ricerche differenti, accomunate da una riflessione sulla memoria come spazio vivo e in trasformazione, in cui esperienza personale, materia e immaginazione si intrecciano per dare forma a ciò che permane, si trasforma e continua ad affiorare nel presente.

Carnalia: a plot for memory resistance
Il titolo racchiude i nuclei attorno a cui si sviluppa la mostra: il corpo, la materia, la memoria e i legami familiari. “Carnalia” rimanda infatti alla carne, a ciò che è corporeo e istintivo, ma anche alla carne intesa come legame di sangue, prossimità e trasmissione. È una parola che porta con sé qualcosa di fisico e insieme affettivo, suggerendo una memoria che non appartiene soltanto al racconto, ma si deposita nei corpi, nei gesti e nelle cose.

Nelle opere di Letizia Scarpello (Pescara, 1989) le immagini sembrano affiorare dalla materia come tracce di qualcosa che è stato e che, tuttavia, continua a trasformarsi. Forme vegetali, frammenti organici, anatomie indistinte e reperti di una natura immaginaria si riconoscono senza mai lasciarsi definire del tutto. L’immagine rimane in bilico tra apparizione e dissoluzione, riconoscimento e perdita.
Fibre, pigmenti e materiali naturali non vengono utilizzati semplicemente per costruire un’immagine, ma per attivare un processo. Il segno nasce dal contatto, dalla pressione, dall’assorbimento e dalla trasformazione reciproca degli elementi. La forma, più che essere rappresentata, si manifesta: è la conseguenza di un incontro.
Questa dimensione processuale emerge con particolare evidenza nelle opere tessili. Tele tinte e grandi tendaggi diventano superfici vive, capaci di registrare ciò che accade loro. Pieghe, torsioni, cedimenti e variazioni cromatiche non sono imperfezioni da correggere, ma tracce di un tempo incorporato. Il tessuto trattiene così una storia senza raccontarla, conservandone piuttosto le tensioni, le modificazioni e le assenze.

Accanto a questi lavori, la serie realizzata su plexiglas introduce un diverso rapporto con l’immagine. Se il tessuto assorbe, trattiene e incorpora, il plexiglas mette l’immagine in uno spazio di maggiore autonomia e sospensione. La superficie trasparente diventa una soglia: ciò che vi appare sembra stare “fuori”, separato dalla materia che lo ha generato, e allo stesso tempo non può essere completamente distinto da essa.
In queste opere l’immagine si offre come qualcosa di sfuggente, che non coincide mai del tutto con ciò che rappresenta. Non è un oggetto da decifrare, ma una presenza che si colloca tra visibile e invisibile, tra forma e linguaggio. La trasparenza del plexiglas accentua questa condizione: l’immagine sembra galleggiare nello spazio, attraversarlo e, in qualche modo, sottrarsi alla possibilità di essere afferrata definitivamente. È proprio questa distanza a renderla attiva, lasciando aperto uno spazio per il pensiero, per l'associazione e per la memoria.

La differenza tra tessuto e plexiglas non crea dunque una frattura, ma una tensione che attraversa l’intera mostra. Da una parte una materia che assorbe il tempo e ne conserva le tracce; dall’altra una superficie che sembra liberare l’immagine dalla materia e sospenderla in uno spazio più mentale. Due modalità diverse di trattenere e trasmettere un’esperienza.
È in questa capacità della materia di conservare una traccia mentre continua a trasformarsi che si apre il rapporto con la memoria evocato dal titolo. In Carnalia il ricordo non è qualcosa da ricostruire fedelmente, ma una presenza fisica e instabile, fatta di depositi, cancellazioni e trasformazioni. Una memoria che resiste non perché rimanga immutata, ma perché continua a modificarsi.

Cresciuta in una famiglia di tappezzieri, Scarpello ha sviluppato una conoscenza diretta e quasi corporea dei materiali tessili, trasformandoli nel tempo in uno strumento per interrogare la relazione tra corpo, spazio e tempo. Il contatto tra materia organica, pigmento e tessuto produce immagini e impronte che non vengono semplicemente applicate alla superficie, ma generate dalla relazione tra gli elementi e dal loro reciproco trasformarsi.

La mostra costruisce così un percorso dedicato all’infanzia, alla memoria, alla relazione, al gesto e all’esperienza. Il ricordo non viene illustrato né ricostruito, ma rimane inscritto nei materiali: nelle pieghe del tessuto, nei suoi cedimenti, nelle tracce che affiorano e nelle immagini che, sul plexiglas, sembrano sottrarsi alla presa.
Carnalia: a plot for memory resistance parla, in definitiva, di ciò che rimane quando un’esperienza non è più interamente presente. Una traccia, un’impronta, una forma incompleta. Una memoria che appartiene al corpo prima ancora che al racconto e che trova nella materia non una semplice conservazione del passato, ma una possibilità di trasformarlo e, proprio attraverso questa trasformazione, di resistere.

Domingo
José Victor De Castro (Parauapebas, Brasile, 2000) costruisce immagini sospese tra memoria e invenzione, realtà e apparizione. La sua pittura nasce dall’incontro di repertori differenti - l’iconografia medievale, la tradizione cristiana, l’esoterismo, la mitologia e la cultura brasiliana - che l’artista non utilizza come citazioni, ma come materia viva da trasformare e ricomporre. Al centro della sua ricerca una riflessione sulla memoria, intesa come spazio in cui esperienza individuale e immaginario collettivo si incontrano. Il colore assume in questo

processo una funzione emotiva, capace di evocare più che descrivere, mentre la pittura diventa uno strumento per interrogare la persistenza e la trasformazione delle immagini nel tempo. Nei suoi lavori il simbolo può diventare visione e la realtà può aprirsi al fantastico, in un universo dove il dato personale si intreccia con quello collettivo e l’immaginazione diventa uno strumento per attraversare, più che per spiegare, le immagini che abitano la nostra memoria.
La mostra nasce da un ricordo personale legato alla domenica, giorno che per José Victor De Castro coincide con una sospensione della quotidianità. Nella memoria dell’artista, la domenica è il tempo della famiglia, dell’incontro e dell’uscita dal ritmo ordinario della settimana: un giorno diverso dagli altri, attraversato dall’attesa e dalla possibilità che qualcosa accada.
Da questa esperienza prende forma una percezione della domenica come di un tempo altro, quasi magico. Un intervallo in cui il quotidiano rallenta, i confini tra realtà e immaginazione diventano più incerti e ciò che normalmente rimane invisibile può affiorare. È uno spazio sospeso, vicino al sogno, nel quale la memoria personale si trasforma in immaginario condiviso.
In questo senso, Domingo si inserisce nella ricerca di De Castro sul rapporto tra memoria, immaginazione e realtà, dove figure fantastiche, riferimenti alla cultura brasiliana e all’iconografia cristiana convivono in composizioni attraversate da una forte tensione metamorfica.
La domenica porta con sé anche una dimensione simbolica e spirituale: è il giorno della resurrezione, ma anche quello del riposo, della riunione e dell’attesa. Una duplicità che ritorna nei nuovi lavori dell’artista, sospesi tra quiete e inquietudine, quotidiano e fantastico, realtà e visione. Il riposo non coincide allora con l’assenza di accadimenti, ma diventa il momento in cui qualcosa può trasformarsi.
La mostra è l'esito della premiazione del Combat Prize 2025 durante il quale sono stati assegnati a José Victor De Castro il Premio Pittura e il Premio Galleria da A PICK GALLERY.
Con questa nuova serie di opere inedite la memoria individuale si apre a una dimensione più ampia, fatta di rituali, affetti e possibilità di trasformazione. Domingo è così un invito a guardare la domenica non soltanto come un giorno della settimana, ma come una condizione dello sguardo: un tempo dilatato in cui il mondo familiare può improvvisamente apparire diverso e l’ordinario lasciare spazio allo straordinario.

L’evento inaugurale delle due mostre fa parte di Ouverture2026, il programma promosso dall’associazione TAG Torino Art Galleries che apre la stagione espositiva della città di Torino.
Le due mostre saranno visibili fino al 17 ottobre 2026.