Giovanni Anselmo
Repetto Gallery presenta la prima mostra personale nella Svizzera Italiana dell’artista Giovanni Anselmo, tra i protagonisti assoluti dell’Arte Povera e una delle figure più significative dell’arte italiana del secondo Novecento.
Comunicato stampa
Repetto Gallery presenta la prima mostra personale nella Svizzera Italiana dell’artista Giovanni Anselmo, tra i protagonisti assoluti dell’Arte Povera e una delle figure più significative dell'arte italiana del secondo Novecento. Aperta al pubblico dal 19 settembre al’18 dicembre 2026, la mostra riunisce otto opere iconiche dell’artista, che attraversano oltre cinquant'anni di ricerca e ripercorrono i nuclei fondanti della sua poetica: la gravità, il magnetismo, l’equilibrio, il tempo, lo spazio e il complesso di forze invisibili che governano tanto la natura quanto l'esperienza umana.
Fin dagli esordi, Anselmo ha ridefinito il concetto stesso di scultura, mai concepita come una forma compiuta o un oggetto autonomo, bensì come un sistema aperto di relazioni in costante trasformazione. Come scriveva Germano Celant in Arte Povera. Appunti per una guerriglia (1967), la ricerca di Anselmo rappresenta uno dei momenti più radicali del movimento, capace di superare definitivamente la tradizione della rappresentazione per lasciare che sia la realtà stessa ad agire come forma. Pietra, ferro, legno, elementi organici, bussole e luce costituiscono il vocabolario essenziale di una pratica che mette in relazione materiali tra loro eterogenei affinché le forze invisibili del cosmo possano manifestarsi.
«Ho realizzato opere partendo dall’idea che rappresentino il tempo in senso lato, oppure l’infinito, o l’invisibile, o il tutto, forse semplicemente perché sono un terrestre e, in quanto tale, limitato nel tempo, nello spazio e nei dettagli»1, affermava l'artista. È proprio su queste energie potenziali e reciproche, impercettibili ma costantemente attive, che si fonda la sua poetica. Ogni lavoro vive in una condizione provvisoria, determinata dall'azione del tempo, delle leggi fisiche e dalle relazioni che si instaurano tra gli elementi che la compongono. Le opere di Anselmo non rappresentano meramente un fenomeno naturale, bensì lo rendono manifesto, offrendo l'esperienza diretta di un mondo alchemico che sfugge al nostro sguardo. L’artista si concentra sul sottile confine tra ciò che è visibile e ciò che continua oltre i limiti della nostra percezione, invitando il pubblico a guardare il mondo con una rinnovata consapevolezza.
Il percorso espositivo si orienta attraverso una selezione di opere iconiche che, a partire dagli anni Sessanta, descrive un'iniziativa artistica volta a rivelare una pienezza carica di tensione negli spazi vuoti e a scoprire l'energia latente in materiali apparentemente inerti. Trespolo (1969), realizzato attraverso una struttura essenziale, mette in scena uno dei temi centrali della poetica di Anselmo: il tempo come componente attiva del processo scultoreo. Depositati su una mensola di pietra, vi sono zucchero, frammenti di pane e una cavità riempita d’acqua: è un'offerta essenziale, predisposta nell'evenienza che un uccello vi si posi, che predispone una condizione eterna di possibilità.
Con Linea terra (1970-2017), Giovanni Anselmo riduce il gesto artistico alla sua forma più essenziale. Una semplice linea attraversa lo spazio espositivo, ma ciò che appare come un intervento minimo apre a una riflessione di scala cosmica. La linea non delimita né rappresenta uno spazio: suggerisce piuttosto la continuità della superficie terrestre, trasformando l'intera Terra nel naturale prolungamento dell'opera.
In Lato destro (1970), la fotografia diviene agente di scardinamento dell’abitudine visiva. L'opera, una delle due prove d’artista da cui sarà tratto il multiplo, si presenta come un apparente autoritratto: sul collo dell'artista compare la scritta “lato destro”, un'indicazione che mette immediatamente in crisi la lettura dell'immagine e il sistema di riferimenti dello spettatore. Ciò che è "destro" per il soggetto fotografato non coincide necessariamente con ciò che appare tale a chi osserva, rendendo evidente il carattere relativo di ogni orientamento spaziale.
Particolare del lato in alto della prima I di Infinito (1969-1975) rispecchia uno dei nuclei più emblematici della ricerca di Anselmo: l'impossibilità di rappresentare l'infinito nella sua totalità. Realizzato a matita su carta, il disegno presenta un'ampia campitura grigia presentata come un frammento ingrandito della parola infinito, isolata fino a divenire un dettaglio autonomo. Con un gesto ridotto all'essenziale, l'artista suggerisce che anche una porzione minima può alludere a una dimensione sconfinata: l'infinito non viene illustrato né definito, ma evocato mediante un particolare che rimanda inevitabilmente a ciò che resta fuori dall'immagine. Anche Particolare (1972 – 2026), riflette sul rapporto tra il dettaglio e l'infinito, trasformando la parola in una presenza fisica che si misura con lo spazio. Proiettata da una sorgente luminosa, la scritta “particolare” si rende visibile solo quando un elemento s’interpone tra il fascio di luce e la sua dissoluzione nell’infinito. Sia esso un elemento architettonico, come nel caso di una parete, o una presenza antropica, quale il palmo di una mano – o lo stesso passaggio di un corpo – questi accolgono temporaneamente la proiezione, diventando parte integrante del lavoro. Il linguaggio è così ridotto al minimo, ma ha ancora la capacità di evocare, di indicare, di restituire dignità a ciò su cui è proiettato.
Accanto a queste opere, la mostra presenta due lavori storici che si soffermano tra i rapporti di equilibrio e gravità, forze fondamentali che, fin dai primi anni Sessanta, Anselmo evoca nella sua pratica. In Senza titolo (1984) due blocchi di granito sono sospesi ai lati di una grande tela e trattenuti da un cavo d’acciaio attraverso un nodo scorsoio che li mantiene in un paradossale stato di equilibrio. Anche Senza titolo (1989-1990) testimonia la costante volontà di mettere in discussione le convenzioni dei linguaggi artistici. A partire dalla fine degli anni Ottanta, l'artista realizza una serie di opere in cui sottili lastre di granito vengono applicate su tele tese e presentate alla parete come dipinti. In questi lavori, pittura e scultura cessano di essere categorie distinte e convergono in un unico campo di esperienza. È il colore naturale della pietra, e non il pigmento, a definire l'immagine: la superficie mantiene il formato e la frontalità della pittura, ma sostituisce la materia pittorica con un elemento che appartiene al mondo della scultura.
I concetti di energia invisibile che governano la vita quotidiana hanno continuato a svilupparsi nelle opere realizzate da Anselmo, come nella celebre installazione Mentre la terra si orienta (2002-2026). Su un tappeto di terra posato sul pavimento, una bussola registra e dirige lo sguardo verso il nord magnetico, così da rendere tangibile un movimento terrestre costante ma inosservato, e ricordando come il nostro rapporto con lo spazio sia continuamente determinato da forze naturali, che si sottraggono dalla nostra percezione.
A oltre cinquant'anni dalla loro ideazione, le opere di Giovanni Anselmo conservano una sorprendente capacità di interrogare il presente, rivelando le relazioni profonde che uniscono elementi apparentemente distanti e ricordandoci che ogni forma esiste soltanto grazie alle forze che la attraversano.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo contenente un saggio di Paolo Repetto, critico e storico dell’arte, illustrato con fotografie storiche realizzate da Paolo Mussat Sartor, da Paolo Bressano e scatti delle opere allestite in galleria di Daniele De Lonti e Vincenzo Miranda, pubblicato da Silvana Editoriale, in italiano e inglese.
1 Giovanni Anselmo, ‘Interview with Mirella Bandini’, NAC no. 3, Bari, March 1973, p. 4
Repetto Gallery si propone come progetto di diffusione delle arti internazionali e per il rinnovamento estetico verso tendenze più contemporanee. Nata da un progetto familiare che è partito nel 1967 da Aurelio Repetto, continua oggi, dopo 60 anni, grazie alla passione e alla determinazione dei tre figli Carlo, Paolo e Saverio. L’impegno nei progetti espositivi, che vedono la partecipazione dei protagonisti dei principali movimenti dall’Arte Povera alla Land Art, oltre ad artisti affermati e giovani, è fortemente orientato alla promozione degli artisti italiani all’estero e alla divulgazione delle più importanti ricerche internazionali dell’arte moderna e contemporanea. Un lavoro e una vita di tre generazioni dedicate all’arte, una passione che si evince in ogni progetto realizzato.