Common Time. Black History Month Florence 2026
In occasione dell’undicesima edizione del Black History Month Florence, festival che promuove le culture afro-discendenti nel contesto italiano, MAD Murate Art District, presenta Common Time, un programma espositivo a cura di BHMF che riunisce tre mostre.
Comunicato stampa
In occasione dell’undicesima edizione del Black History Month Florence, festival che promuove le culture afro-discendenti nel contesto italiano, MAD Murate Art District, presenta Common Time, un programma espositivo a cura di BHMF che riunisce tre mostre: Black Body, Ancient City di T.J. Dedeaux-Norris, Triplet Consciousness di Heather Hart e William Demby. The Angel in the Death Cell, progetto di ricerca sviluppato da Black Archive Alliance.
Le mostre, allestite dal 12 febbraio al 12 aprile 2026, sono realizzate da MAD Murate Art District in collaborazione con l’American Academy in Rome, con il sostegno di Regione Toscana – Bando ToscanaIncontemporanea 2025 – e il contributo di Fondazione CR Firenze. Le mostre di MAD Murate Art District, spazio civico gestito da Fondazione MUS.E con la direzione artistica di Valentina Gensini, sono state realizzate con la collaborazione dell'Assessorato all'Educazione e Formazione professionale, con l'Assessorato alla Cultura della memoria e della legalità del Comune di Firenze, e con gli studenti del Master in Mediazione trans-culturale del Patrimonio e del Contemporaneo, ideato e coordinato da Valentina Gensini con fondi PN metro plus, che hanno realizzato uno speciale progetto di disseminazione dedicato alle mostre in corso, con il coordinamento di Fangoradio.
Il progetto mette in relazione le ricerche di artisti e artiste Rome Prize Fellows con i materiali d’archivio dello scrittore William Demby, che visse e lavorò all’American Academy in Rome negli anni Cinquanta, attivando un dialogo che attraversa luoghi, generazioni e differenti livelli di memoria. Roma e Firenze emergono così come poli interconnessi, legati da una storia comune di scambi culturali e da interrogativi condivisi su memoria, confinamento e trasformazione. In questo contesto, la produzione artistica si configura come un processo situato e relazionale, capace di connettere esperienza individuale e dimensione collettiva.
“Con l’undicesima edizione del Black History Month Florence, MAD Murate Art District si conferma uno spazio vitale dove la memoria storica incontra la sensibilità contemporanea - spiega l’assessora all’Educazione, alle Pari opportunità e alla Cultura della memoria Benedetta Albanese -. Come Amministrazione, siamo orgogliosi di essere a fianco del progetto espositivo ‘Common Time’, che non è solo una rassegna, ma un potente strumento educativo e di riflessione civile. Il progetto intreccia le ricerche di artiste e artisti con i materiali dello scrittore Demby, dando vita a un dialogo che attraversa luoghi, generazioni e diversi livelli della memoria. Questa iniziativa dimostra quanto sia fondamentale, oggi più che mai, indagare i temi del confinamento e della trasformazione per costruire una memoria collettiva che sia davvero inclusiva e capace di dare voce a tutte le radici che compongono la nostra identità. Portare questi temi all’attenzione dei cittadini e delle giovani generazioni significa investire in una cultura della legalità e del rispetto che trova nell’arte il suo linguaggio più universale e necessario”.
“MAD torna a fianco di BHMF con tre nuovi progetti di taglio molto diverso – spiega Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD Murate Art District -: i disegni e i collages di TJ Dedeaux e gli ambienti pensati e progettati da Heather Hart per la Sala Anna Banti costituiscono interventi di grande qualità e testimoniano linguaggi e ricerche praticate dalle due artiste negli Stati Uniti grazie alla collaborazione con American Academy in Rome. La mostra sull’archivio dedicato all’opera di William Demby The Angel in the Death Cell continua un lavoro molto profondo dedicato al grande archivio dell’artista americano conservato sul nostro territorio, un archivio esplorato con intelligenza generativa grazie alle ricerche di Black Archive Alliance, capaci di valorizzare dati e generare nuovi lavori, come nuove produzioni e interpretazioni della sua opera. Siamo orgogliosi e grati di avere a Firenze il collettivo curatoriale e artistico di BHMF, cui riconosciamo di arricchire in modo significativo il nostro territorio e la nostra comunità, e che abbiamo voluto coinvolgere nel master in Mediazione trans-culturale del Patrimonio e del contemporaneo finanziato dal Comune di Firenze con fondi PN metro, che ha trovato in questi tre progetti espositivi un momento importante di formazione e disseminazione, formalizzato in un progetto laboratoriale degli studenti coordinato da Fangoradio con il curatore Justin Randolph Thompson”.
"Il tempo comune è noto come imperfetto: una frattura all’interno di un tempo altrimenti circolare - spiega Justin Randolph Thompson, co-fondatore, direttore di The Recovery Plan e di Black History Month Florence, presidente dell’associazione culturale BHMF - Allo stesso modo, queste tre mostre invitano a interrompere i circoli, gli schemi e i cicli che hanno contribuito a marginalizzare la storia degli afrodiscendenti nel contesto socio-psicologico italiano. Sottolineano inoltre come l’Italia sia sempre stata un luogo di produzione culturale transnazionale. Rappresentano infine una collaborazione duratura sia con MAD, che segna dieci anni consecutivi di crescita e collaborazione, sia con l’American Academy in Rome, con cui collaboriamo sin dall’inizio dell’iniziativa Black History Month Florence".
All’interno del tema Common Time, le mostre di T.J. Dedeaux-Norris e Heather Hart, insieme al progetto di ricerca dedicato all’archivio del dramma The Angel in the Death Cell di William Demby, delineano uno spazio di riflessione in cui il quotidiano, il corpo e l’esperienza ordinaria diventano strumenti per rileggere il passato e il presente. Attraverso tre progetti espositivi distinti, dimensione intima e storia pubblica si intrecciano, offrendo chiavi di lettura che mettono in relazione identità, comunità e temporalità sovrapposte.
T.J. Dedeaux-Norris presenta Black Body, Ancient City, una nuova serie di oltre cento collage che assumono la forma di una poesia visiva frammentata, allestita in Sala Laura Orvieto. Il corpo entra in relazione diretta con l’architettura monumentale, dando vita a un linguaggio sviluppato durante la residenza dell’artista presso l’American Academy in Rome. Le opere, organizzate secondo una griglia irregolare, resistono a una lettura lineare e invitano a una percezione fatta di pause, ritorni e sovrapposizioni. Gesti di intimità, ritualità, gioia e lutto si confrontano con il peso simbolico degli spazi pubblici, rendendo visibile la presenza del corpo black all’interno di ambienti civici ancora attraversati da tensioni sociali. Accanto ai lavori su carta, un intervento pittorico murale che richiama una recinzione metallica introduce una riflessione su confini, soglie e dispositivi di controllo. Una postazione di ascolto accompagna la mostra, integrando The Emergence Room, podcast dell’artista registrato nel suo studio all’Accademia, e aprendo uno spazio di ascolto e riflessione che estende il progetto oltre la dimensione visiva.
In Triplet Consciousness, Heather Hart trasforma la Sala Anna Banti in un ambiente attraversabile, composto da rampe e impalcature che riconfigurano l’architettura esistente. L’installazione, rivestita di tessuti semitrasparenti e collage visivi, invita il pubblico a entrare e a muoversi liberamente nello spazio, sperimentando nuove modalità di orientamento e relazione. Il riferimento alla figura di Hermes o Mercurio, simbolo di transito e mediazione, accompagna un ribaltamento delle nozioni di interno ed esterno, dando forma a un’architettura al tempo stesso familiare e inedita. Il movimento dei visitatori diventa parte integrante dell’opera, rendendo evidente come le strutture – materiali e sociali – siano continuamente messe alla prova, adattate e ricostruite.
Le ex celle del primo piano ospitano una terza mostra, sviluppata a partire dalla residenza di Black Archive Alliance presso MAD Murate Art District e dedicata all’archivio del dramma The Angel in the Death Cell di William Demby, pubblicato per la prima volta nel 1963 sulla rivista romana The New Morality. Il progetto prende avvio da una ricerca condotta sull’archivio dell’autore, conservato nei pressi di Firenze, e indaga il patrimonio documentario come organismo vivo, capace di attivare nuove letture nel presente. Manoscritti, appunti di produzione e materiali d’archivio dialogano con ricerche sui temi della criminalizzazione e della reclusione, collocando l’opera di Demby all’interno di una storia più ampia di incarcerazione e resistenza. La documentazione della performance realizzata da Bradly Dever Treadaway e l’adattamento filmico di Kevin Jerome Everson, girato nel Carcere Duro di MAD, sono presentati insieme a costumi, oggetti di scena e fotografie di backstage, restituendo l’attualità del lavoro di Demby come spazio aperto di interrogazione e pratica contemporanea.
Nel loro insieme, i progetti riuniti in Common Time propongono un tempo condiviso, un intervallo in cui storie individuali e collettive si incontrano e risuonano attraverso spazi, corpi e generazioni diverse. MAD Murate Art District si conferma così come luogo di convergenza tra ricerca artistica, memoria e impegno culturale, invitando il pubblico ad attraversare le mostre come esperienze di ascolto, movimento e immaginazione nel presente.
Biografia T.J. Dedeaux-Norris
T.J. Dedeaux-Norris è unə artista concettuale, educatorə ed emergence coach, la cui pratica si fonda sulla ricerca incarnata, la performance, il disegno e l’installazione. Attraverso l’autoritratto, il rituale e i processi materiali, il suo lavoro indaga l’identità, la trasformazione e il corpo come luogo di conoscenza, in relazione alle storie di razza, genere, credenza e potere. Dedeaux-Norris ha conseguito un MFA presso la Yale University ed è attualmente Rome Prize Fellow, dove la sua ricerca esplora l’architettura sacra e l’emergere attraverso pratiche di disegno e movimento. È inoltre dottorandə in Transformational Leadership and Coaching, integrando la pratica artistica con modelli di auto-autorialità, resilienza e leadership etica. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale e internazionale, e continua a sviluppare progetti che mettono in dialogo arte contemporanea, pedagogia e coaching attraverso una prospettiva incarnata e orientata alla giustizia.
Biografia Heather Hart
Heather Hart, artista interdisciplinare con base a Brooklyn, esplora il potenziale dei confini e delle soglie, mettendo in discussione le narrazioni dominanti e costruendo alternative. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e finanziamenti, tra cui sovvenzioni da Anonymous Was A Woman, Graham Foundation, Joan Mitchell Foundation, Jerome Foundation, NYFA e Harpo Foundation. Nel 2005 ha co-fondato Black Lunch Table, progetto con il quale ha ottenuto un Creative Capital Award, finanziamenti dalla Wikimedia Foundation, una sovvenzione della Andrew W. Mellon Foundation e un grant della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Il suo lavoro è stato esposto, tra gli altri, al Queens Museum, Storm King Art Center, John Michael Kohler Arts Center, North Carolina Museum of Art, Eastern Illinois University, Seattle Art Museum, Brooklyn Museum e University of Toronto Scarborough. Hart è Assistant Professor presso la Mason Gross School of Art + Design, membro della Black Trustee Alliance for Art Museums, consulente esterna per AUC Art Collective e trustee presso lo Storm King Art Center. Collabora con Davidson Gallery a New York ed è stata Fellow del Radcliffe Institute for Advanced Study della Harvard University nel biennio 2021–2022.
Biografia William Demby
Nato nel 1922 a Pittsburgh, William Demby si formò negli Stati Uniti prima di essere arruolato durante la Seconda guerra mondiale, esperienza che lo portò dal Nord Africa all’Italia. Dopo la laurea alla Fisk University nel 1947, si stabilì a Roma, dove trascorse circa vent’anni costruendo la propria carriera artistica come romanziere, giornalista e traduttore, pubblicando Beetlecreek (1950) e The Catacombs (1965). Alla fine degli anni Sessanta rientrò negli Stati Uniti, diventando professore al College of Staten Island (CUNY) e pubblicando il suo ultimo romanzo, Love Story Black, nel 1978. Demby continuò a muoversi tra l’Italia e New York fino alla sua morte nel 2013; oggi la sua memoria è custodita dal figlio James in un archivio personale situato a circa un’ora da Firenze.