Colazione a Barriera 2026 – Ruben Montini con Hermann Nitsch
Io non voglio morire, presentata da Associazione Barriera in collaborazione con Galleria Gaburro (Verona/Milano) e a cura di Sergey Kantsedal, è la mostra personale di Ruben Montini (Oristano, 1986) realizzata in occasione di Colazione a Barriera 2026, l’appuntamento ormai consolidato della settimana dell’arte torinese. La mostra mette in dialogo la ricerca dell’artista italiano con l’opera di Hermann Nitsch (Vienna, 1938 – Mistelbach, 2022).
Comunicato stampa
Io non voglio morire, presentata da Associazione Barriera in collaborazione con Galleria Gaburro (Verona/Milano) e a cura di Sergey Kantsedal, è la mostra personale di Ruben Montini (Oristano, 1986) realizzata in occasione di Colazione a Barriera 2026, l’appuntamento ormai consolidato della settimana dell’arte torinese. La mostra mette in dialogo la ricerca dell’artista italiano con l’opera di Hermann Nitsch (Vienna, 1938 – Mistelbach, 2022).
Ruben Montini presenta un nuovo corpo di opere scultoree, tessili e performative, proseguendo la sua ricerca sui temi dell’identità e della vulnerabilità.
Attraverso una pratica profondamente legata al corpo e alla propria esperienza, la mostra pone particolare attenzione alle esperienze, alle lotte e alle forme di resistenza delle comunità LGBTQIA+, esplorandone le dimensioni individuali e collettive attraverso una poetica che intreccia materia, corpo e performance. Il progetto mette in dialogo due pratiche che, pur appartenenti a contesti storici, politici e culturali differenti, condividono una riflessione sul corpo come spazio di ritualità e di costruzione simbolica. Entrambi gli artisti guardano alla transitorietà dell'azione performativa come a un dispositivo da cui attingere, successivamente, per creare opere oggettuali: dalle tele realizzate con il sangue e il colore di Nitsch alle sculture tessili di Montini, sviluppate a partire dalle sue azioni performative.
Un nucleo centrale della mostra è costituito da una serie di opere scultoree di Montini che rielaborano alcune delle precedenti performance dell’artista, accomunate dal gesto del marchio e dalla violenza di un linguaggio che si inscrive sul corpo. Montini torna oggi su quelle azioni attraverso la scultura: non una semplice documentazione, dunque, ma una nuova materializzazione dell’atto performativo, capace di riattivarne le dimensioni fisiche, simboliche e politiche e di aprire un ulteriore capitolo nella sua ricerca. A chiudere e, al tempo stesso, a riaprire l’intero percorso è Io non voglio morire, una nuova opera performativa monumentale realizzata da Montini appositamente per la mostra e da cui l’intero progetto espositivo prende il titolo.
Per l’occasione sarà inoltre presentata una monografia dedicata all’artista Ruben Montini, pubblicata da Maretti Editore, con contributi testuali di Eva Brioschi, Sergey Kantsedal, Oscarito Sanchez ed Eugenio Viola.
Ruben Montini (Oristano, 1986) vive e lavora tra Torino e Londra. Considerato tra le voci più rilevanti dell’arte queer in Italia, la sua ricerca intreccia performance e pratica tessile, fondendo azione fisica, memoria autobiografica e gesto politico e collettivo. Attraverso il proprio corpo — esibito, inciso, ferito e glorificato — Montini trasforma il dolore individuale in esperienza comunitaria, denunciando le ferite inflitte dal corpo sociale. Centrale nella sua poetica è il needlework, come linguaggio di resistenza e strumento di emancipazione identitaria. I materiali delle sue soft-sculpture — dai broccati sardi agli abiti personali, fino ai tessuti africani e arabi del quartiere Barriera di Milano, nella periferia nord di Torino — riflettono la stratificazione culturale e affettiva della sua identità. Come osserva il filosofo Lorenzo Bernini, il suo lavoro “è politico perché intimo”: il corpo dell’artista diventa mappa, archivio e memoria. Le sue opere sono state presentate in istituzioni internazionali come il Museo MAN di Nuoro; il Museum Europäischer Kulturen di Berlino; il Museum Arnhem in Olanda e il Museo Bagatti Valsecchi di Milano. Attualmente Ruben Montini è visiting lecturer presso la Royal School of Needlework di Londra.
Galleria Gaburro è stata fondata nel 1995 da Giorgio Gaburro, collezionista e mercante d’arte. Con due sedi, Milano e Verona, dal 2020 è codiretta dalla figlia Cecilia. La Galleria ha all’attivo produzioni, eventi, progetti espositivi e editoriali con artisti italiani e internazionali come Daniel Spoerri, Hermann Nitsch, Emilio Isgrò, Marco Cingolani, Jan Fabre e Liu Bolin. Tra le istituzioni con cui ha collaborato, il MART di Rovereto, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, la Biennale di Venezia, Palazzo Ducale a Mantova, l'Università Bocconi di Milano, il MUDEC Museo delle Culture di Milano, la Galleria Borghese di Roma, la Reggia di Caserta, la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, il Complesso del Vittoriano di Roma, le Gallerie degli Uffizi e il Palazzo Vecchio di Firenze, il MAXXI di Roma, la Triennale di Milano, la Grande Brera, il Museo del Cenacolo Vinciano, il Ministero della Cultura e la delegazione italiana UNESCO.
La linea guida dell’attività è il concetto di Project Gallery: ogni progetto nasce dall’interscambio tra l’artista, il curatore e la galleria, ed è concepito ad hoc per gli spazi espositivi, privati o istituzionali, sempre coerente con il messaggio e l’intervento dell’artista.
Associazione Barriera è uno spazio no-profit per l’arte contemporanea, fondato nel 2007 a Torino. Lo spazio promuove iniziative, mostre ed eventi sia finalizzati al dialogo tra artisti, curatori e collezionisti, sia alla contaminazione con altri linguaggi e discipline. Barriera è a cura di Sergey Kantsedal.