Intervista a Eva Fabbris, nuova direttrice della Fondazione Società delle Api di Roma
Dopo l’uscita di Luca Lo Pinto, la fondazione di Silvia Fiorucci affida la direzione a una curatrice con una consolidata esperienza museale e parte dell’istituzione fin dalla sua nascita. Il suo programma espositivo prenderà avvio nel 2028, mentre il 2027 completerà il primo ciclo di mostre della sede romana
Dare una forma curatoriale a una rete di relazioni senza perderne la natura sperimentale: è questo l’obiettivo di Eva Fabbris, nominata direttrice artistica della Fondazione Società delle Api. Una scelta che avvia una nuova fase per il progetto fondato nel 2018 dalla collezionista Silvia Fiorucci e inaugurato a Roma nel febbraio 2026, con l’apertura dello spazio espositivo di Via Gregoriana 40. Fabbris conosce la fondazione fin dalle origini, avendone seguito il percorso come membro dell’Advisory Board. Il suo ingresso alla direzione rappresenta dunque una continuità sul piano delle relazioni, accompagnata da una nuova responsabilità progettuale: tradurre e approfondire l’identità della Società delle Api in una programmazione culturale capace di raggiungere un pubblico più ampio, mantenendo al centro gli artisti e le loro ricerche. La nomina arriva dopo un primo cambiamento nell’assetto direttivo. Nel dicembre 2025 era stato annunciato l’incarico a Luca Lo Pinto, già direttore artistico del MACRO di Roma, che ha tuttavia lasciato il progetto prima dell’inaugurazione della sede romana, in seguito a una separazione consensuale.
Chi è Eva Fabbris
Storica dell’arte e curatrice, Fabbris ha sviluppato il proprio percorso tra musei, fondazioni e progetti indipendenti. Dopo le prime esperienze al Museion di Bolzano e alla Galleria Civica di Trento, dal 2016 al 2023 ha lavorato nel dipartimento di ricerca e curatela di Fondazione Prada a Milano. Ha inoltre collaborato con istituzioni italiane e internazionali, tra cui Triennale Milano, Fondazione Morra, il Nouveau Musée National de Monaco e la Galerie de l’erg di Bruxelles. Nel gennaio 2023 è stata nominata direttrice del MADRE di Napoli, incarico ricoperto fino al luglio 2026. Durante il suo mandato ha seguito progetti dedicati, tra gli altri, a Kazuko Miyamoto, Tomaso Binga e Uri Aran, e ha avviato il Premio Meridiana, rivolto ad artisti provenienti dalle regioni dell’Italia meridionale.
L’obiettivo di Fabbris alla neodirezione
Interrogata sulla direzione che intende avviare al progetto a partire dal 2028, Fabbris individua nella centralità degli artisti il principale elemento di continuità. “La cosa che sicuramente mi fa sentire molto vicina all’approccio di Silvia Fiorucci al collezionismo, al concepire residenze e adesso a volere anche uno spazio espositivo in una città centrale per il sistema dell’arte europeo come Roma, è l’idea di dare centralità agli artisti”, spiega ad Artribune. La curatrice richiama quindi una riflessione di Chiara Camoni, artista legata alla storia della fondazione e parte del suo Advisory Board, in occasione della mostra I fiori del male, inaugurata nell’ottobre 2026. “Qualche giorno fa, la settimana scorsa, è stata inaugurata la mostra di Chiara Camoni, un’artista legata a Silvia e alla storia della Società delle Api, al punto da essere una dei tre artisti che fanno parte dell’Advisory Board. Lei ha detto una cosa molto bella: che Silvia colleziona per incontrare gli artisti”. È un’affermazione che, per Fabbris, restituisce con precisione la natura del progetto e il rapporto tra collezionismo e produzione culturale. “Questa è assolutamente una descrizione di quello che accade all’interno della Società delle Api. La bellissima sfida del mio ruolo è fare in modo che si rinsaldi e prenda sempre nuove forme il lavoro che Silvia vuole continuare a fare a supporto degli artisti con cui ha stabilito una relazione dialogica attraverso la collezione, le mostre, le residenze e la produzione di libri, ma anche fare in modo che la Società si rinnovi e si apra”, continua Fabbris.
Eva Fabbris e l’identità della Fondazione Società delle Api
L’apertura di Via Gregoriana ha segnato un passaggio importante nella storia della fondazione, fino ad allora sviluppata attraverso residenze, collaborazioni e progetti in diversi contesti europei. Per Fabbris, anche l’architettura della nuova sede offre indicazioni sul futuro della programmazione. La disposizione degli ambienti e il carattere domestico dello spazio possono diventare parte dell’identità stessa della fondazione, favorendo un rapporto meno convenzionale tra opere, artisti e pubblico. “La sede romana è veramente un’ispirazione da questo punto di vista, perché è anche una casa. È uno spazio che architettonicamente si sviluppa su diversi piani, ha una bellissima scala centrale e un giardino su due piani, che è una cosa strana. Quando si entra in questa corte c’è uno specchio, uno strano rimando tra le diverse nature di questi spazi molto accoglienti, che sembra quasi rispecchiare il lavoro della Società, che appunto si sviluppa attraverso collezione, residenze, pubblicazioni e mostre”.
L’importanza dei public program
“Un’altra cifra che riporterò, forte dell’esperienza positiva al MADRE, è quella di un ricco public program: l’idea di un’istituzione per la cultura in cui si ha accesso direttamente alle pratiche e le si rende discorsive”. Infatti, la possibilità di sviluppare progetti che mettano in relazione linguaggi diversi è già emersa nella collaborazione tra Fiorucci e Fabbris durante gli anni napoletani di quest’ultima. Un esempio è l’attività di Alison Grimaldi Donahue, sostenuta dalla fondatrice della Società delle Api e sviluppata all’interno del MADRE: un ciclo di incontri dedicati alla parola e alla poesia, con reading e un laboratorio di traduzione collettiva. Il progetto, realizzato insieme a Carmen Gallo, costituisce per Fabbris un possibile punto di partenza per immaginare nuove iniziative nella sede romana. Alla domanda su un eventuale contributo alla programmazione del 2027, già definita prima del suo insediamento ufficiale, la direttrice chiarisce che il rapporto con la fondazione è già passato attraverso esperienze condivise, pur in assenza di un ruolo formale nella progettazione. “C’è una formula di continuità, perché Silvia Fiorucci aveva supportato un’attività nata anche all’interno del MADRE, sotto la mia direzione, di Alison Grimaldi Donahue, che ha tenuto una serie di tre incontri legati alla parola e alla poesia, con reading di artisti e un laboratorio di traduzione condivisa, di traduzione collettiva, fatto insieme a Carmen Gallo, che poco dopo ha vinto lo Strega per la poesia con un libro splendido”.
Il programma: verso il 2028
La programmazione del 2027 è già definita e completerà il primo ciclo di mostre della sede romana. Dal 13 febbraio al 14 maggio sarà presentato Cinemini, a cura di Marianna Vecellio, con opere site-specific di Anna Franceschini in dialogo con gli oggetti di Mathieu Matégot e altri lavori della Collezione Silvia Fiorucci. Dal 26 maggio al 24 settembre seguirà una mostra di Rodrigo Hernández e Silvia Bächli, curata da Oriane Durand e sviluppata a partire da due periodi di residenza a Roma. Chiuderà la stagione, dall’8 ottobre 2027 al 21 gennaio 2028, il progetto di Isabella Costabile a cura di Ben Broome. Fabbris contribuirà già nel 2027 alla vita culturale della fondazione attraverso contenuti di approfondimento e iniziative che affiancheranno le mostre. La programmazione espositiva interamente ideata sotto la sua direzione prenderà invece avvio nel 2028.
Caterina Angelucci
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati