L’essenza del paesaggio quotidiano finisce in mostra in una vetrina di Lodi
Nello spazio di Platea, Linda Carrara presenta un nuovo trittico realizzato “in collaborazione” con il paesaggio dell’Adda, senza voler raffigurare la natura, ma ricercando il suo stesso principio
Esiste un disegno di Leonardo da Vinci realizzato tra il 1509 e il 1511 e noto come Il traghetto tra Vaprio e Canonica: mostra un tratto dell’Adda attraversato da un’imbarcazione fissata a una fune e carica di bestiame. L’acqua vorticosa resa dai tratti secchi di Leonardo; gli alberi e i cespugli sulle rive del fiume palindromo; sono macchie di natura in cui si inseriscono l’attività e lo sguardo dell’uomo. E “Ricordando l’assunto leonardesco: in queste macchie si possono vedere nuove immagini” è proprio ciò che scrive il curatore Gaspare Luigi Marcone guardando i tre lavori che Linda Carrara (Bergamo, 1984) ha realizzato per Passeggiata (verso sud), la sua mostra da Platea, a Lodi, nelle terre dell’Adda.

La natura nelle opere di Linda Carrara
Il trittico presentato nello spazio-vetrina di Platea è al tempo stesso un’immersione nel fango del fiume e un’osservazione della superficie di qualche pianeta lontano appena scoperto. Le dimensioni macro e micro si fondono, garantendo un trionfo totale alla natura che accoglie l’essere umano e, dunque, l’artista, senza arretrare né piegarsi. Come spiega la stessa Carrara, la sua è “un’estrazione dell’essenza del paesaggio”: non una resa mimetica e retinica né una restituzione simbolica, ma un trasferirsi momentaneamente nella natura grazie al contatto.
Le opere di Linda Carrara in mostra a Lodi
Realizzate nel 2025, le tre tele in mostra – con i loro colori acrilici dai toni verdastri – riflettono l’ambiente in cui sono nate grazie a un frottage “sui generis” realizzato lungo le sponde dell’Adda. Così, le parti più in rilievo sono sfumate e leggere, mentre le porzioni in profondità appaiono più (o)scure e ricamate, rispettando la volontà stessa del paesaggio: dove si espone, va trattato con cura; dove rimane nascosto, legittima l’artista – e noi tutti – a sporcarci le mani per capirlo meglio. Anche il verde che caratterizza il trittico è frutto di un’interazione tra le possibilità dell’artista e l’ambiente mutevole in base alla luce, all’umidità, alla stagione. Sulla tela, quindi, Carrara ha fissato una delle possibilità dell’Adda, che è il vero direttore dei lavori, benché lasci all’essere umano-artista l’illusione del contrario. Come per il traghetto leonardesco, la fune avrebbe potuto essere fissata, forse, qualche kilometro più a nord o più a sud: e, però, è stata messa proprio lì, dove l’Adda l’ha permesso.
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Il rapporto dell’artista con il paesaggio dell’Adda
Nata a Bergamo, Linda Carrara lavora adesso in uno studio a Villa d’Adda. Conosce il fiume e i suoi dintorni da quando è bambina e li frequenta in modo quotidiano e naturale. Il titolo stesso della mostra, Passeggiata (verso sud), restituisce la semplicità delle sue interazioni con lo spazio che la circonda da sempre. Come suggerisce il curatore, la pittura di Carrara ha in sé qualcosa della “walking art”, di quei processi creativi che mettono il camminare al centro: le reazioni del corpo, le perlustrazioni dell’ambiente, il tempo necessario per andare da un punto A verso un punto B, i pensieri che si accumulano e cambiano nel corso di questo tempo. Non si tratta, cioè, di guardare la natura per rappresentarla, bensì di esserle totalmente dentro.
L’ambivalenza delle immagini di Linda Carrara
Come già evidenziato, i tre quadri esposti a Lodi fondono le sensazioni della visione micro e macro, lasciandoci in qualche modo spaesati. Se accettiamo, invece, che le immagini sono “semplicemente” l’Adda, ricalcato così com’è, 1:1, riusciamo a ricomporci e ritrovarci? O piuttosto perdiamo ancora più punti di riferimento? Non è una grotta rivestita di fango che osserviamo a distanza ravvicinata per mancanza di spazio in cui muoverci; non è un pianeta remotissimo che studiamo grazie a immagini satellitari; è “semplicemente” una porzione del mondo in cui viviamo. Incasellata sulla tela, ci sembra di vedere quella porzione di mondo attraverso gli occhi di un insettino rintontito per cui un piccolo cumulo di terra ai lati del fiume è una montagna. Come annota Gaspare Luigi Marcone, “l’immagine paesaggistica diventa informe” e ci costringe ad accettare la sua – ma anche nostra – ambivalenza, pur riconoscendo in essa l’assoluta realtà e concretezza del mondo.
Vittoria Caprotti
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Lodi // fino al 12 marzo 2026
Linda Carrara. Passeggiata (verso sud)
PLATEA
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