A Bologna va in mostra il futuro distopico e post-apocalittico delle nostre città

Portate a Bologna in occasione di Art City, le video installazioni di Giacomo Costa parlano di distopia e iperconsumo, portandoci in città post-apocalittiche che non ci sembrano più così impossibili

La mostra di Giacomo Costa (Firenze, 1970) a Palazzo Leoni a Bologna si intitola Moto Perpetuo ed è costituita da tre video-installazioni realizzate con tecniche digitali in cui le immagini sono strutturate come loop continui. Appaiono delle città deserte dal profumo avanguardista, sono visioni distopiche che celebrano la tecnologia, la mobilità ma soprattutto l’iperconsumo.

Giacomo Costa, frame: timescape n.2, 2018
Giacomo Costa, frame: timescape n.2, 2018

Le immagini di Giacomo Costa vivono in un paradosso

In occasione dell’opening – avvenuto durante Art City Bologna 2026, in occasione della 49° edizione di ArteFiera – ho chiesto all’artista fino a che punto le sue opere si relazionassero con il paradosso della Regina Rossa di Lewis Carrol in Alice attraverso lo specchio: “Qui, vedi, devi correre più che puoi, per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio!”. Lo stesso paradosso viene utilizzato da Zygmunt Bauman per esprimere le dinamiche della società postmoderna. Però, siamo ormai ben oltre la liquidità baumanniana e il nostro sistema ha sorpassato il postmoderno: le dinamiche che stiamo vivendo sono dettate da leggi consumistiche a loro volta parte di un sistema iper-capitalistico. Le immagini in movimento di Giacomo Costa ci raccontano scenari urbani post-apocalittici, paesaggi desolati e vuoti che preannunciano l’imminenza di un futuro possibile.

La mostra di Giacomo Costa a Bologna

Davanti a queste immagini di città ci sentiamo immobili, stanchi e frustrati. Ad alcuni dei visitatori sono salite le vertigini, altri invece hanno sentito il bisogno di rifugiarsi nel conforto dell’assenza e della desolazione. Si tratta di video in loop in cui l’architettura assume il valore di un organismo autosufficiente: respira, si espande, si rigenera. Diventa una macchina dai ricordi langhiani, e sempre dal cinema riprende i tubi di Archibald “Harry” Tuttle interpretato da Robert de Niro in Brazil. Il titolo stesso della mostra, Moto perpetuo, sembra suggerire un movimento lineare e costante, mosso dall’inerzia e dalla fatica che si pone in assoluto contrasto sia con la vitalità dell’uomo che la circolarità della natura. Giacomo Costa ci parla di una dimensione estranea e innaturale, in cui spazio e tempo seguono le leggi dell’economia capitalista.

Il corpus di video di Giacomo Costa

I video di Giacomo Costa erano già stati ospitati dal 16 gennaio al 6 febbraio presso lo spazio fiorentino Rifugio Digitale. Lì, la mostra time(e)scape curata da Serena Tabacchi con la direzione artistica di Laura Andreini, in collaborazione con la galleria NM Contemporary e la casa editrice Forma Edizioni, esponeva tutte le opere poi presenti a Palazzo Leoni. In più, c’erano quelle provenienti da un’altra serie in cui l’artista interpreta il paesaggio naturale come ente soggetto a cambiamenti e trasformazioni che si verificano secondo tempistiche variabili. Sollecita, così, la nostra attenzione e ci invita a rivolgere uno sguardo più severo a quelle situazioni in cui il cambiamento non è percettibile, ma sempre ben presente. Anche in questo caso con un atteggiamento molto politico ed etico, Giacomo Costa parla della velocità con cui la città si trasforma, e la oppone alla lentezza con cui la natura e il clima subiscono cambiamenti irreversibili.

Ines Valori

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati