Provincia Cosmica. Il primo spazio italiano dedicato al disegno è in provincia di Bergamo. Intervista all’artista che lo ha creato 

Andrea Mastrovito è uno dei nomi di riferimento dell’arte contemporanea. Nel piccolo Comune di Grassobbio ha creato il primo spazio d’Italia dedicato al disegno. Ce lo racconta nel nuovo appuntamento con la rubrica “Provincia Cosmica”

Andrea Mastrovito ha uno studio a New York, ma è visceralmente legato a Bergamo, dove è nato nel 1978 e dove vive la maggior parte dell’anno. A Grassobbio, località di provincia di circa 6mila abitanti, ha creato il più importante spazio italiano dedicato al disegno. Un luogo di ricerca e sperimentazione, sorto negli spazi di un ex capannone industriale. 

Andrea Mastrovito, Sette Stanze, Marca Corona per l’Arte, 2025, installation view, Palazzo Ducale di Sassuolo. Photo Dario Lasagni
Andrea Mastrovito, Sette Stanze, Marca Corona per l’Arte, 2025, installation view, Palazzo Ducale di Sassuolo. Photo Dario Lasagni

Intervista ad Andrea Mastrovito 

In questi ultimi anni hai esposto dal MAXXI al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal MART di Rovereto al Centro Pecci di Prato, passando per il Belvedere di Vienna e il Queens Museum, il Drawing Center e il Museum of Arts and Design di New York. A che punto della tua ricerca ti trovi? 
Hai citato tutta una serie di musei e istituzioni in cui ho esposto soprattutto nei miei anni newyorkesi, tra il 2007 e il 2023. A questa attività incentrata sul mondo e il sistema dell’arte, ultimamente se ne è aggiunta un’altra, verso la quale forse il mio lavoro è sempre stato predestinato: l’intervento nello spazio pubblico, l’installazione permanente in luoghi frequentati dalla collettività, l’attivazione di spazi e sinergie “altre” rispetto al sistema istituzionale. 

Nel 2023, dopo una parentesi a New York, sei rientrato a Bergamo, trovando una città trasformata dalla cultura. Che contesto hai intorno a te? 
La parentesi newyorkese è stata (ed è tuttora, in quanto ho ancora uno studio a Brooklyn) davvero lunga e intensa, dacché sono rientrato in Italia con una moglie – italiana, anzi bergamasca – e tre figli, tutti e tre americani. In realtà non ho mai veramente abbandonato la mia città d’origine, ho sempre cercato di fare la spola tra i due continenti il più possibile. Tuttavia, mantenendo uno sguardo obliquo grazie alla distanza e ai continui viaggi, ho potuto notare chiaramente lo sbocciare di Bergamo che, negli ultimi quindici anni, ha intrapreso un cammino davvero lungimirante, entrando in una sorta di piccolo Rinascimento lombardo. La città (e la sua provincia) è ormai un punto di riferimento in Italia e non solo a livello economico, politico, scientifico, medico, culturale, sportivo e persino musicale. Io sono letteralmente entusiasta di quanto sta succedendo attorno a me! 

Andrea Mastrovito, Quando il cielo finisce, 2025, installation view, Courtesy Galleria Michela Rizzo. Photo Enrico Fiorese
Andrea Mastrovito, Quando il cielo finisce, 2025, installation view, Courtesy Galleria Michela Rizzo. Photo Enrico Fiorese

La crescita culturale di Bergamo secondo Mastrovito 

Nel passato Bergamo è stata spesso identificata come una delle “colonne portanti” di Milano, complementare e antagonista rispetto al capoluogo lombardo. Eppure, si tratta di una realtà con una forte identità locale, difficile da etichettare come “provincia”. 
Potremmo parlare per ore dell’identità bergamasca e dei suoi braveheart che, negli anni, si sono opposti tenacemente all’omologazione con la mentalità milanese (al contrario di quanto successo, per esempio, sull’altra sponda dell’Oglio), ma forse basta un’immagine per rendersi conto che Bergamo è più centro che provincia: quella di Gasperini e dei suoi ragazzi che alzano la coppa dell’Europa League nel cielo di Dublino il 22 maggio 2024. Basta? Direi proprio di sì. 

E dunque cosa è provincia? Che definizione dai a questa parola: geografica, poetica o sentimentale?
Sai, la provincia è una forma mentis, qualcosa che tutti ci portiamo dietro, a volte come fardello altre come bagaglio culturale. In fondo ognuno di noi viene da un posto che, in qualche modo, è periferico rispetto a un altro. Bergamo è comunque periferica rispetto a Milano. Ma Milano lo è sempre stata rispetto a Parigi o Berlino. Che a loro volta sono periferia di New York, volendo. E l’Europa, che è stata la culla della civiltà e da sempre centro delle dinamiche mondiali, non è oggi periferia nella guerra dei tre mondi americano/russo/cinese? Ogni cosa è relativamente periferica a un’altra, nello spazio e nel tempo. 
Se penso all’origine greca stessa del termine “periferia”, ovvero a “ciò che sta fuori dal cerchio”, mi viene in mente un poemetto in prosa di Baudelaire, tratto da Lo spleen di Parigi e intitolato Anywhere out of the world. Baudelaire immagina l’uomo come un malato e il mondo come un grande ospedale: l’uomo cambia di continuo letto pensando di poter star meglio, ma in fondo non trova mai sollievo, e quando gli viene chiesto dove vorrebbe stare indica la finestra – fuori dal cerchio – e urla “ovunque, purché sia fuori da questo mondo!”. Ebbene “periferia” è sia la paura di essere periferici, quindi lontani dal cuore del mondo, sia, al contempo, il sogno di scappare lontano dalle preoccupazioni della nostra società. Forse “essere periferici” è, in breve, la definizione ottimale per ciascuno di noi… 

Andrea Mastrovito, Sette Stanze, Marca Corona per l’Arte, 2025, installation view, Palazzo Ducale di Sassuolo. Photo Dario Lasagni
Andrea Mastrovito, Sette Stanze, Marca Corona per l’Arte, 2025, installation view, Palazzo Ducale di Sassuolo. Photo Dario Lasagni

Lo spazio The Drawing Hall di Andrea Mastrovito a Grassobbio 

Nel 2021 a Grassobbio, paese di circa 6mila abitanti in provincia di Bergamo, hai fondato – insieme ad altri amici e colleghi – The Drawing Hall, spazio d’arte dedicato al disegno. Mi racconti com’è nato e chi ti accompagna in questa iniziativa?
The Drawing Hall è una delle cose più belle che mi siano mai capitate. Ogni tanto lo descrivo come una grande (seppur faticosa!) festa. Nasce dall’amicizia e dalla passione, veramente. Ma andiamo con ordine: The Drawing Hall è una realtà piccola che ha grandi radici. Si ispira naturalmente al Drawing Center di New York. Al contempo sono stati di grande ispirazione, per la sua nascita, il lavoro fatto sull’arte italiana nell’ultimo decennio da Magazzino Italian Art a Cold Spring e dal Center for Italian Modern Art di Laura Mattioli a Soho. Anche O’Flaherty – il geniale progetto espositivo creato da Jamian Juliano-Villani a New York nel 2021 – e l’Hangar Bicocca – per la sua natura industriale e periferica – stano stati importanti nel concepimento di The Drawing Hall. 
Era il 2021 e il mio migliore amico, il regista Marco Marcassoli, aveva appena preso uno spazio proprio davanti al mio studio. Era un piccolo capannone rimasto vuoto durante la pandemia. Marco ne occupava una metà, e l’altra metà rimaneva vuota per buona parte dell’anno. A un certo punto, mossi dall’esigenza di fare finalmente qualcosa in un momento in cui tutto il mondo (specie quello espositivo!) era letteralmente fermo, ripensando proprio a tutti gli esempi che ti citavo prima, ci siamo detti: apriamo un centro dedicato solo al disegno, al disegno italiano! 

Perché proprio il disegno? 
Perché tutti gli artisti disegnano, perché i disegni sono semplici da trasportare e installare, perché, soprattutto, non esisteva alcuna realtà, in Italia, dedicata a questa pratica fondamentale (per tutti, non solo per gli artisti!). Subito si aggiunse a noi Walter Carrera, altro grande amico e ottimo fotografo e grafico. Et voilà! Per vedere se l’idea funzionava inaugurammo con una sorta di “puntata zero”, una mostra dedicata ai miei disegni preparatori per le grandi opere absidali della chiesa di San Giovanni XXIII a Bergamo. Risultato? Vennero oltre mille persone in due giorni, uscirono dozzine di servizi e articoli nazionali e, soprattutto, ricevemmo decine di messaggi da tanti artisti che si congratulavano per l’iniziativa. Evidentemente ce n’era proprio bisogno! 

Andrea Mastrovito, GV 19,30, 2011-2014. Installazione permanente presso la Chiesa dell’Ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo. Photo Maria Zanchi
Andrea Mastrovito, GV 19,30, 2011-2014. Installazione permanente presso la Chiesa dell’Ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo. Photo Maria Zanchi

The Drawing Hall e la risposta del pubblico 

Quella di The Drawing Hall è una sfida che va doppiamente controcorrente: innanzitutto per la scelta riservata esclusivamente a questa forma di espressione; e poi per la località, fuori dai radar del sistema… 
Sì, incredibilmente il disegno è snobbato da qualunque istituzione italiana che tratti il contemporaneo. Questo è qualcosa che non mi spiegherò mai. Una vera e propria eresia. A volte, quando racconto il perché del successo immediato di questa iniziativa, porto come esempio i Pantera e i Metallica. Quando il 12 agosto 1991 uscì Black Album, che segnava un notevole “ammorbidimento” delle sonorità dei Metallica, il cantante dei Pantera, Phil Anselmo, corse con la cassettina di Black Album dagli altri membri del suo gruppo, gliela fece sentire e disse: “Si sono ammosciati, ora noi pensiamo a creare l’album più violento possibile e ci prenderemo tutta la loro vecchia fetta di fan!”. Così fecero, e divennero i nuovi paladini del thrash metal. In pratica erano andati a occupare un buco enorme lasciato dai Metallica. Gli piaceva vincere facile! 
Così The Drawing Hall ha vita “facile” (si fa per dire, perché tenere in piedi un’impresa del genere è difficilissimo e ha bisogno di grande impegno da parte di tutti noi), perché va a tappare una lacuna evidente e gravissima della critica e del sistema dell’arte italiano. 
Il fatto poi che tutto si svolga in un derelitto habitat industriale alla periferia di Bergamo è ancora più affascinante, perché uno che arriva e vede quest’infilata di capannoni non si immaginerà mai e poi mai di trovare, in mezzo a tanto caotico lavorio, un “white cube” che presenta il meglio del meglio delle opere dei migliori artisti italiani. È la nostra forza. Insieme ad un segreto: il parcheggio. 

Cioè? 
Sì, il parcheggio, perché essendo zona industriale ci sono ampissimi parcheggi e non è mai un problema venirci a trovare, persino durante i nostri opening più affollati! 

In questi primi anni di attività siete riusciti a coinvolgere artisti di primissimo piano della scena nazionale, evidentemente colpiti dalla natura dell’iniziativa e dalla sua capacità di guardare al cuore della pratica. E il pubblico? Che risposta avete avuto dalla comunità? 
La comunità è la vera forza di The Drawing Hall. Voglio riportarti un aneddoto che riguarda una delle prime mostre, quella di Luisa Rabbia nel settembre del 2022. Luisa arrivava da New York, dove vive da decenni, ed era abituata al fervore culturale della metropoli americana. Quando la invitai a The Drawing Hall, che avevamo inaugurato da poco, le mostrai solo lo spazio espositivo, senza accennarle granché del contesto. Appena salita la nostra rampa per camion e visualizzato esattamente dov’era The Drawing Hall, trasalì e si chiese: ma dove sono finita? Effettivamente, a prima vista, il nostro spazio è davvero poco attraente. 
Ma poi arrivò la sera dell’inaugurazione e giunsero centinaia e centinaia di persone di tutti i tipi: dal carrozziere che sta sotto il mio studio al commercialista proprietario dei capannoni, dall’impresario di pompe funebri al presidente dell’Atalanta, dal direttore della GAMeC al fabbro dirimpettaio, dal collezionista ultracontemporaneo al collezionista di francobolli, sino al parroco della chiesa del paese. E, data la forza dirompente dei disegni di Luisa (realizzati apposta, tra l’altro, per l’occasione!), la risposta di tutta quella gente fu genuinamente sorpresa e tutti, incuriositi, cercarono Luisa per parlarle ed esprimerle quanto le sue opere comunicassero a ognuno di loro. Luisa a un certo punto mi cercò e mi disse felice: “non mi era mai capitato di parlare del mio lavoro così a fondo e con così tanta diversità di vedute, da quella più banale a quella più profonda! È incredibile!”. E da allora diventammo ancora più amici. 
La forza della comunità che ci segue è data dalla sua trasversalità, grazie alla quale, alle nostre immense tavolate che seguono le inaugurazioni, puoi trovare, uno accanto all’altro, l’ultras che chiacchiera col filosofo, l’ingegnere con lo studente d’accademia, la maestra d’asilo con l’artista internazionale. E tutto condito dal lavoro che Marco, Walter e io – coadiuvati da Claudia Santeroni, la nostra project manager – portiamo avanti con sincera passione. 

Andrea Mastrovito, GV 19,30, 2011-2014. Installazione permanente presso la Chiesa dell’Ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo. Photo Maria Zanchi
Andrea Mastrovito, GV 19,30, 2011-2014. Installazione permanente presso la Chiesa dell’Ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo. Photo Maria Zanchi

Arte, territorio e comunità per Andrea Mastrovito 

Come finanziate lo spazio? “Bergamo-Brescia Capitale della Cultura” del 2023 è stata un’opportunità in questo senso? 
The Drawing Hall è un’iniziativa totalmente autofinanziata, che vive del lavoro certosino che portiamo avanti: Walter, Marco e io di volta in volta realizziamo mostre, libri (ogni mostra è accompagnata da un Quaderno di circa novanta pagine che approfondisce la pratica disegnatoria dell’artista esposto), videodocumentari, multipli ed edizioni speciali semplicemente mettendo a frutto le nostre capacità nei vari campi. Importanza fondamentale rivestono le donazioni della gente che viene a trovarci agli opening o durante gli orari espositivi, e ogni tanto riusciamo a trovare qualche generoso sponsor privato che sostiene i nostri progetti. Altro aspetto centrale è la generosità unita all’entusiasmo degli artisti che esponiamo. 
Bergamo-Brescia Capitali della Cultura nel 2023 non ci ha dato un euro, ma d’altronde eravamo una realtà appena nata, all’epoca, e riuscire a partecipare a qualsiasi bando ci era pressoché impossibile. 

In un Paese come il nostro, nel quale il 70% del territorio è extra-urbano o rurale, quanto è importante per gli artisti assumersi la responsabilità di intervenire su contesti fragili? Mettere in discussione le dinamiche consolidate del sistema è una possibilità o un dovere? 
Dici bene, più che una possibilità è un dovere. È qualcosa che spiego ai tanti ragazzi delle accademie che vengono a trovarci o che passano da me in studio: aspettare è un delitto, bisogna agire, e agire intervenendo dal basso verso l’alto, dalla strada, dalle case, dai garage, dai capannoni, dalla periferia, appunto, verso il centro. Credo che le nostre vite possano essere migliorate più dalla (buona) politica che dall’arte, ma senz’altro è impossibile non convenire che l’arte ha l’immenso potere di aggregare le comunità, dando loro forma e riconoscibilità, e al contempo dando loro qualcosa in cui riconoscere finalmente loro stessi. 

Alex Urso 

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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