La mostra di Eva Frapiccini a Roma è un archivio dei sogni
Dopo aver raccolto oltre duemila sogni, in dieci anni, in tredici città del mondo, Eva Frapiccini continua la sua ricerca con un progetto che indaga, nello spazio AuditoriumArte, l’immaginario onirico come elemento di connessione tra gli esseri umani
A una prima fugace occhiata dai portici dell’Auditorium di Roma, nulla lascia presagire la natura del progetto di Eva Frapiccini (Recanati, 1978) all’interno dello spazio AuditoriumArte, ma basta varcare la soglia per scoprire una mostra da cui, proprio come il sogno di cui si fa archivio, ci si lascia avvolgere completamente. Dreams Archive, a cura di Anna Cestelli Guidi, che la stessa artista ha definito un progetto ombrello, condensa il risultato di oltre dieci anni di ricerca nel campo dei sogni. Attraverso un apparato espositivo minimal ed elegante, Frapiccini trasforma le sale in un archivio multimediale in cui attiva gli oltre 2.300 racconti di sogni raccolti tra il 2011 e il 2022 con il progetto partecipato Dreams’ Time Capsule, in 13 città di tutto il mondo.
La mostra ad AuditoriumArte raccontata da Eva Frapiccini
Come ha osservato Anna Cestelli Guidi, la mostra “si configura come un dispositivo di visione, ascolto e condivisione, capace di restituire la natura archetipica e la dimensione collettiva dell’immaginario onirico oltre confini geografici, culturali e linguistici”. E nasce, ha continuato l’artista “da una profonda volontà di restituzione dei sogni raccolti nella capsula gonfiabile di Dreams’ Time Capsule, frutto di atti intimi e personali”. “La restituzione che proseguirà per i prossimi dieci anni” ha spiegato Frapiccini, “è iniziata nel 2022, quando la prima video-installazione Dust of Dreams, mi ha permesso di cogliere la presenza di parole ed elementi ricorrenti, per cui ho sentito l’esigenza di approfondire per verificare l’esistenza di un inconscio collettivo; ovvero, di tratti comuni e pattern condivisi, indipendentemente da coordinate geografiche ed età anagrafica. Nel 2023, ho poi deciso di aprire l’archivio sonoro, matrice viva e pulsante del progetto, da cui poi è nato il resto”.

Il grande lavoro di restituzione di Eva Frapiccini all’Auditorium di Roma
Dopo un enorme lavoro di ricerca e selezione, oltre che di elaborazione sonora con musicisti ed esperti del suono – secondo una prassi collaborativa costante nella poetica della Frapiccini – è nata Dreamscape, un’installazione sonora immersiva, costituita a Roma da un sistema audio di sei strutture organizzate in sei macroaree: l’acqua, la caduta o il volo, la soglia, le ombre o presenze effimere, i denti, la nave o navicella, associate a parole e immagini ricorrenti. Queste strutture, regolando il volume in base alla prossimità dei visitatori, creano un’atmosfera confidenziale e protetta, in linea con la dimensione personale e universale dell’immaginario onirico. L’opera, che reagendo alla presenza del visitatore, permette un’esperienza d’ascolto allo stesso tempo individuale e collettiva, porta in luce un altro elemento peculiare nella pratica dell’artista: la ricerca della fisicità, di un rapporto attivo con le persone. Così, se in Dreams’ Time Capsule, l’arduo ingresso nella capsula (per cui bisognava, togliersi le scarpe, piegarsi e inclinarsi), richiedeva una volontà attiva del fruitore, oggi l’ascolto deve derivare da una precisa intenzione e non da un passaggio casuale.
L’interesse per il sogno nella ricerca di Eva Frapiccini
Un interesse per il corpo che, da sempre, nella ricerca della Frapiccini, procede di pari passo a quello per il pensiero onirico, coltivato sin dall’infanzia nelle Marche con la nonna contadina che, seppur analfabeta, nei sogni rivelava sensibilità e conoscenze fuori dal comune. Nel 2011, dando ironicamente per vera la profezia Maya sulla fine dell’umanità, Frapiccini ha elaborato Dreams’ Time Capsule, immaginando che un alieno atterrato sulla Terra ormai deserta scoprisse gli esseri umani, tra desideri, ansie e paure, attraverso un archivio dei loro sogni. Un interesse che negli anni si è nutrito di studi e collaborazioni con psicologhe per curare l’aspetto analitico oltre quello antropologico e culturale, perché chiaramente ogni cultura si rapporta con il mondo onirico in una maniera unica e peculiare.

Memoria e tempo nella mostra di Eva Frapiccini a Roma
Dal retaggio culturale, derivano gli altri due elementi cardine per l’artista: la memoria e il tempo. Dal momento che, per quanto il racconto di un sogno sia genuino è sempre anche inconsciamente influenzato dalla memoria; mentre, il tempo del sogno è una dimensione totalmente a sé stante, sfalsato e ingovernabile rispetto a quello della realtà. Una dimensione protagonista nella serie fotografica H.D.M. – Hommage to Duane Michals (2022 – in corso) in cui, ispirandosi alla ricerca di Duane Michals, al suo uso della sequenza come strumento narrativo e concettuale, Frapiccini realizza delle mini sequenze fotografiche in cui riflette sul tempo nei sogni che, contraddicendo le leggi della fisica, crea una tensione tra visibile e invisibile, realtà e immaginario “aprendo” per usare le sue parole “uno spazio di riflessione sulla dimensione spirituale e immateriale dell’esperienza”.
“Dreams Archive”: il messaggio positivo di Eva Frapiccini
Quindi, per quanto il mondo sembri procedere lungo una direttiva nettamente preoccupante, il messaggio veicolato da Eva Frapiccini è tutt’altro che negativo. Perché basta uscire dal seminato, ovvero dalla razionalità della veglia e della coscienza, per scoprire un’umanità che nella dimensione onirica, anche a chilometri di distanza, condivide desideri, speranze e paure.
Ludovica Palmieri
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