Provincia Cosmica. Parla l’artista che ha lasciato Milano per vivere sulle colline della Murgia 

La rubrica “Provincia Cosmica” si sposta verso sud per incontrare Pasquale Gadaleta, artista-panettiere che dopo anni a Milano è tornato a Ruvo di Puglia. A caccia di miti e tradizioni locali da rendere protagoniste delle sue opere

Spiritualità, esoterismo e mitologia convergono nella ricerca di Pasquale Gadaleta (Terlizzi, 1988), pittore e scultore che dopo gli studi all’Accademia di Brera è tornato nella “sua” Puglia. Un po’ panettiere, un po’ insegnante, un po’ archeologo sull’Altopiano delle Murge, l’artista vive a Ruvo di Puglia, immerso nel folklore della sua terra. 

Studio di Pasquale Gadaleta. Credit l'artista
Studio di Pasquale Gadaleta. Crediti l’artista

Intervista a Pasquale Gadaleta 

La tua pratica oscilla tra pittura e scultura. Con quale dei due media ti trovi più a tuo agio? 
Mi sento a mio agio in tutto ciò che desidero realizzare: al mattino, per esempio, il mio istinto è attratto dal dipingere il paesaggio che osservo dal mio studio; la sera, invece, mi armo di elmo ed elettrodo e divento un saldatore. 

Da qualche anno vivi a Ruvo di Puglia, dove hai deciso di tornare una volta terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Che realtà hai trovato? 
Dopo l’esperienza a Milano mi sono ritrovato nella mia piccola città, all’interno di un ex autosalone di 200 metri quadrati, oggi diventato il mio quartier generale, dove vivo e lavoro. Qui ho ritrovato lo scorrere lento delle stagioni, il silenzio sospeso della controra, le contraddizioni che convivono con le tradizioni. 

Esiste un momento “giusto” per confrontarsi con la propria terra? 
Per quanto riguarda la mia esperienza, stare fuori mi ha fatto capire meglio da dove ero partito. La mia terra la vedo come un sarcofago prezioso, ancora da scoprire. Qui mi accorgo che la vita scorre in maniera perfettamente ciclica, con le sue sfumature colorate e profumate. Per fortuna si parla ancora il dialetto; mi piace ascoltare i proverbi di paese, come quello che, tradotto in italiano, dice: “Casa piccola, femmina ingegnosa!”. Ce ne sarebbero molti altri… 

Pasquale Gadaleta. Foto Loris Ladisa
Pasquale Gadaleta. Foto Loris Ladisa

Il senso del ritorno per Pasquale Gadaleta 

Restare in un territorio vuol dire anche decidere di dare nuovo senso a luoghi, tanto più se sono stati vissuti nell’infanzia. Come pensi di poter contribuire alla cultura della tua terra? 
Attualmente insegno discipline plastiche in un liceo artistico, mi piace ogni tanto mostrare ai ragazzi alcuni artisti contemporanei che ho scoperto stando a Milano: l’arte di oggi è diversa rispetto a quella che si studia sui libri di scuola superiore, e in questo modo cerco di accendere in loro curiosità e riflessioni. Nel laboratorio di scultura ci confrontiamo ogni giorno su idee, soluzioni plastiche, cromatiche e formali: tutto questo arricchisce sia me che loro. Nel 2025 invece sono stato invitato dalla Compagnia del Trifone a realizzare il Basilisco in cartone, una scultura alta più di tre metri esibita durante il Carnevale di Corato. 

La tua ricerca è intrisa di riferimenti iconografici e simbologie legate al passato pugliese. Scavi nella polvere e nella terra per ridare voce a ciò che non è più. Cosa ti interessa raccontare? 
Ruvo di Puglia è stata una colonia della Magna Grecia. Il Museo Archeologico nazionale Jatta ne è una testimonianza fondamentale, per me un luogo di appunti, in cui ogni volta mi sorprendo nell’ammirare la grafica dei crateri. Penso alla maestria del ceramografo che, con mano decisa e leggera e con pochissimi tratti di pennello, riusciva a raccontare il mito classico. 
Ricordo quando, da bambino, ero costretto ad assistere alla messa domenicale nella splendida cattedrale di Ruvo, in stile romanico pugliese. Restavo immobile ad ammirare le raffigurazioni scavate nella pietra calcarea, animali e figure mitologiche lungo la navata centrale. 
Tutto questo ha influenzato ciò che faccio oggi. Racconto un po’ tutto ciò che vedo e ascolto intorno a me, con un forte legame al passato dal punto di vista formale e tecnico, riesumando simbologie e forme per poter vivere nel presente. Mi esprimo attraverso materiali diversi, quelli che ho a disposizione e che trovo in giro: il cartone, per esempio, leggero, economico e facile da lavorare, oppure vecchi ferri arrugginiti raccolti durante le scorribande campestri. 

La pittura “mitologica” di Pasquale Gadaleta 

A proposito di “scorribande campestri”: c’è una serie di opere in particolare che condensa il tuo attaccamento alla cultura “pagana” della Puglia. Mi riferisco ai Guardiani Celesti: raffigurazioni tribali dipinte sulle pareti esterne delle case cantoniere abbandonate sulla Murgia. Me ne parli? 
Visitando i musei archeologici della mia zona, tra Puglia e Basilicata, ignaro di ciò che avrei scoperto, un giorno mi sono ritrovato davanti a un piccolo piattino in terracotta. Al suo interno, una linea in ocra scuro disegnava la figura di un omino geometricamente stilizzato, con braccia aperte e dita molto lunghe, quasi a voler simboleggiare un paio d’ali. Si trattava di una ceramica del VII secolo a.C., in stile geometrico, prodotta nell’antica città di Herdonia, in provincia di Foggia. Da quel momento ho sentito il bisogno di osservare altri manufatti, per soddisfare una sete visiva. 
Dopo vari appunti, nel 2017 ho realizzato l’opera intitolata Guardiani Celesti: una serie di pitture destinate alle porte e alle finestre murate delle case cantoniere, un tempo abitate dai custodi di quei tratti di strada. Armato di rullo e vernice nera, ho dipinto alcune delle figure presenti sulle ceramiche sopra descritte. Attraversando il Parco nazionale dell’alta Murgia in automobile, lo sguardo inevitabilmente incrocia queste presenze: non si sa bene cosa siano, ma istintivamente le si rispetta. 

Alex Urso 

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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