Il mitico Prof. Bad Trip entra nelle collezioni del museo Mart. Acquisito l’archivio dell’artista radicale dell’underground italiano

È già disponibile per la consultazione e va ad arricchire il prezioso corpus di 80 archivi del ‘900 del Mart di Trento e Rovereto. Il lavoro di Bad Trip, figura di punta della ricerca underground fiorita tra gli Anni ’80 e ‘90, trova casa in uno dei maggiori musei italiani

Quando l’istituzione incontra l’underground, quando il mainstream apre alla controcultura. Un fatto di tutela, di valorizzazione, di patrimonio collettivo da riconoscere e divulgare. Accade al Mart, tra i più prestigiosi musei d’arte contemporanea in Italia, che oggi sceglie di acquisire l’archivio del Prof. Bad Trip, al secolo Gianluca Lerici, scomparso prematuramente nel 2006, a soli 43 anni. Una figura di culto nel milieu italiano indipendente, stimato a livello internazionale, artisticamente nato e cresciuto – senza mai tradire il proprio approccio – in quei circuiti vitalissimi che vedono fondersi fumetto, arte, cinema, illustrazione, musica, letteratura, nel segno di sperimentalismi radicali.
Territorio di chiaroscuri ed energie esplosive, di dissonanze e di contestazioni, di innesti e autoproduzioni, l’underground del secondo Novecento ha saputo intercettare e qualche volta influenzare – dai margini, sottotraccia – forme e spazi della cultura alta e della cultura pop. Bad Trip ne era voce autorevole e irriverente, in virtù di un talento visionario che gli consentì di sviluppare un segno grafico forte, riconoscibile, un vero e proprio stile imbevuto di spirito punk e cyberpunk, di psichedelia, di inquietudini letterarie, di ironia e dissacrazione, di mitologie tecnologiche (nell’epoca pre-internet e negli anni di Tetsuo o Videodrome).

Il mitico Prof. Bad Trip entra nelle collezioni del museo Mart. Acquisito l’archivio dell’artista radicale dell’underground italiano
Ritratto di Gianluca Lerici (Prof. Bad Trip), 1999, Mart, Archivio del ‘900, Fondo Gianluca Lerici

L’artista Bad Trip al Mart

Non una presenza nuova, in realtà, per il Mart. Che fino al prossimo 15 febbraio 2026 espone una sua fanzine (Stanza 101) nell’ambito della mostra sulle fanzine italiane degli Anni ’80, testimonianze ruvide e graffianti di un’editoria totalmente self-published e antisistema. Ma non solo. Nel 2022 un nucleo di collage, cartoline e pubblicazioni di Bad Trip venne esposto nella mostra Eretici. Arte e vita, insieme alle opere di geni e grandi artisti – in un mix di epoche e linguaggi – come Pasolini, Mattia Moreni, Alda Merini, Carmelo Bene, Giovanni Testori, Nan Goldin.
E torna ancora, Bad Trip, stavolta in pianta stabile: è la moglie, Jenamarie Filaccio, a donare al Mart l’intero archivio, che gli studiosi possono già compulsare attraversando il complesso universo visivo e intellettuale di Lerici, edificato nell’arco di 25 anni.

Tra i materiali custoditi ci sono disegni e collage originali, tavole di fumetti, matrici di volantini illustrati o di stampe, quaderni di appunti grafici, manifesti, fanzine, libri d’artista, fotografie, e ancora cd, vinili e audiocassette con sue grafiche, fino ad abiti dipinti e sculture. Una mente vulcanica, il cui pensiero e la cui principale attività di illustratore – con collaborazioni per riviste di riferimento come Frigidaire e Decoder sopravvivono anche in molte pubblicazioni: al Mart, con l’occasione, arriva anche un fondo librario, completo di edizioni ormai rare, come la fortunata e spericolata riduzione a fumetti de Il Pasto Nudo di Burroughs (Shake edizioni), o come l’Almanacco apocalittico del 2002, un omaggio al suo genio edito da Mondadori, che includeva una sua intervista a un’altra figura di rottura di quegli anni, Luther Blisset, soggetto multiplo e immateriale, scardinatore dei concetti di autorialità e di identità. Con Mondadori Bad Trip collaborò, per altro, disegnando diverse copertine, su tutten quelle dei romanzi di Niccolò Ammaniti.

Il mitico Prof. Bad Trip entra nelle collezioni del museo Mart. Acquisito l’archivio dell’artista radicale dell’underground italiano
Prof. Bad Trip, The Naked Lunch, Shake Edizioni, 1992

Bad Trip e la critica sociale

E in questa intensa, poliedrica attività creativa, Luca Lerici condensava un esercizio febbrile della fantasia e del grottesco, del distopico e dell’apocalittico, utilizzandoli però come strumento metaforico di critica sociale, di tensione morale, di graffiante analisi antropologica, all’ombra di un futuro-presente disumanizzato, piegato dal potere, dalle schiavitù tossiche, dall’alienazione industriale, dalle logiche del consumo e del controllo. Vale la pena, a questo proposito, rileggere un frammento dell’efficace ritratto vergato in sua memoria nel 2006 dal grande amico E. “Gomma” Guarneri, scrittore ed editore:
Sbrigativamente etichettato negli Anni Novanta come artista cyber-punk (a dispetto della sua ostilità verso i computer) è da considerarsi a tutti gli effetti come un perfetto esponente dell’arta il colore popolare a sfondo sociale. Nella felice tradizione di José Posada o Frans Maseerel, Gianluca è un moralista che visiona alla moviola scismi, dubbi e apocalissi, svillaneggiando i mali del mondo; è un monaco techno-amanuense che sbraita coi suoi pennelli anatemi contro il potere che, giorno dopo giorno, va calpestando (con scarponi catodici chiodati) la sovranità della nostra psiche. La sua è una visione labirintica dove l’optical sposa il vudú; un prodotto di sintesi di una sensibilità febbricitante e ipocinetica che, mimando intossicazioni chimico-alimentari, immagina il presente attraverso gli occhi di un biscazziere che sa che i giochi sono fatti e che i dadi sono truccati”.

Il cattivo viaggio di Bad Trip. L’origine del nome e lo stile grafico

Il suo stesso nome d’arte era figlio di quell’urgenza anarchica, di quella insofferenza per le storture dei sistemi sociali, non esente da una forma di malinconia, screziata di paranoia e disincanto. Raccontava lui stesso in un’intervista multipla, pubblicata sul catalogo della mostra A sourceful of colours (Tabularasa Tekè gallery, 2016): “Bad Trip, come ‘No Future’, era anche uno slogan politico, il riassunto di quello che pensavamo del mondo: Reagan, la Thatcher, i missili Cruise, gli yuppies, la demenza catodica dilagante, la volontà dei ceti culturali dominanti di cancellare la storia dei movimenti del passato, un tentativo che rischiava di lasciarci senza futuro e senza passato: era davvero un “cattivo viaggio”!”.
Nei luoghi cupi o acidi in cui Bad Trip conduceva il suo viaggio spericolato, tra cut-up, collage, storytelling vertiginosi e spazi saturi, restava inconfondibile il segno grafico, così spesso, duro, viscerale eppure netto, come l’intaglio di una sgorbia su una tavola di legno o di linoleum: l’ispirazione arrivava dalla xilografia, anche rispetto all’amato bianco e nero che nei fumetti partoriva personaggi ai confini del mondo e dell’immaginazione, creature metamorfiche, cyborg, alieni, antieroi metropolitani. E al contempo, sulle tele e sulle grafiche il colore esplodeva fiammeggiante, lisergico, lasciando brillare le immagini e stagliandole nel vuoto problematico della postmodernità.
Un patrimonio di grande valore, quello che racconta vita e lavoro di Bad Trip. Sottratto al rischio della dispersione e dello smembramento, in spirito di conservazione e divulgazione, lasciando ancora fluire l’energia sotterranea di un outsider puro: in superficie, trasversalmente, già nel solco della storia.

Helga Marsala

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Helga Marsala

Helga Marsala

Helga Marsala è critica d’arte, editorialista culturale e curatrice. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo,…

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