Gli Anni ’90 del maestro Franco Vaccari: un “ritorno” fatto di film e video
Su Vaccari, morto da pochi giorni, è stato scritto tanto, ma pochi sanno come, dopo il silenzio degli Anni ’90, sia avvenuto il suo grande ritorno. Ripercorriamo quella fase e i momenti fondamentali dell’ultimo ventennio di attività dell’artista
Dopo il grande successo degli Anni ’70 e ’80, dato dall’intervento di Franco Vaccari (Modena, 1936 – 2025) alla Biennale di Venezia con l’opera Esposizione in tempo reale n.4, segue un decennio di “silenzio”. Poche mostre, pochi interventi, poche opere nuove. Poi nel 1999, durante una rassegna da me curata presso la Galleria Civica di Modena, facendo ricerca presso archivi d’artista, viene riportata alla luce la completa produzione di film e video di Franco Vaccari, di fatto uno dei primi video artisti italiani. Molte di queste opere erano disperse, oppure realizzate su supporti non più leggibili (vecchi Super8, 16 millimetri, pellicole in “mezzo pollice”). Ci è voluto quasi un anno di lavoro e l’aiuto di studi tecnici specializzati – come la sede Kodak a Francoforte e la sede RAI a Torino – per potere rileggere quelle opere uniche.
La rassegna sui video e i film di Franco Vaccari
La rassegna modenese Franco Vaccari Film&Video ha riconsegnato opere datate dal 1960 al 2000, che vedono un’ampia contaminazione del linguaggio cinematografico sia con le ricerche concettuali degli anni ’70, sia con diverse tecniche di ripresa, fondamentali per lo sviluppo dell’arte italiana degli ultimi cinquant’anni. Tra questi, titoli iconici come Cani Lenti, un’opera essenziale e sintetica, con protagonisti dei cani di strada visti al rallentatore, tecnica che Vaccari usa spesso nei suoi film. La colonna sonora è dei Pink Floyd, il risultato è molto poetico. La rassegna ottiene subito un successo enorme e di fatto riporta l’attenzione su uno degli autori più originali e rappresentativi dell’arte contemporanea italiana (e non solo).

La monografia fuori dagli schemi di Franco Vaccari
Insieme a Franco decidiamo di realizzare un libro che racconti questa rinascita. Fuori schema è il titolo di una monografia unica (edita da Artshow/aMAZElab edizioni). Essere “fuori schema” per l’autore significava rifiutare qualsiasi forma di standardizzazione linguistica, evitare l’opera chiusa e autoreferenziale, e aprire invece lo spazio espositivo – e l’opera stessa – a una dimensione esperienziale, partecipativa, spesso imprevedibile. Così, agli inizi degli anni 2000, iniziamo a fare circuitare questa rassegna, sia in Italia che all’estero, presentando una rilettura dell’opera di Vaccari e un omaggio alla sua capacità di sperimentazione radicale.
La rassegna itinerante su Franco Vaccari
Tra le tante tappe importanti di questo progetto, è utile ricordare le principali. Nel 2003 è la prima rassegna di video d’arte a essere presentata al Festival Internazionale del Cinema di Locarno, nella neonata sezione Cineasti del presente. Qui i video di Vaccari sono proiettati sul grande schermo del cinema per la prima volta: un’emozione che coinvolge pubblico e addetti ai lavori. Nel 2005, per il Festival Filosofia Modena, durante le giornate di studio di GOING PUBLIC (piattaforma internazionale su arte, confini e spazio pubblico) viene realizzato il primo “CineBox”, un display ideato dal collettivo polacco Medusa Group. Il “CineBox” è un cinema mobile, per proiezioni in spazi esterni. Qui i film e video di Franco Vaccari sono messi a disposizione dei cittadini, coinvolgendo il pubblico in una visione inconsueta: i video sono proiettati solo nell’interno del box, e si possono vedere da piccole aperture esterne. Il display si sposta nelle strade, nei giardini, nelle piazze. E durante Miart 2006, per la prima volta, un’installazione del genere arriva in Piazza Duomo a Milano. Tra stupore e curiosità, il dialogo con il pubblico è stato uno degli assi portanti del progetto. Vaccari ha sempre messo in discussione il ruolo dello spettatore passivo, trasformandolo in parte attiva del processo artistico. La rassegna approda poi a Napoli, presso la Fondazione Morra-Greco, in collaborazione con il Museo Madre. In seguito, molti altri musei, gallerie, fondazioni, accoglieranno il lavoro video dell’autore, in Italia e all’estero.
Le Photomatic di Franco Vaccari
A seguito del successo della rassegna film e video, si decide di recuperare il ciclo di opere Photomatic d’Italia – ancora poco conosciuto – realizzato dall’autore tra il 1972 e il 1974. Organizziamo, quindi, un omaggio ai 40 anni di carriera di Franco Vaccari, con una grande mostra a Milano (2006, Galleria Belvedere) e una pubblicazione di opere inedite per Electa Editore. La mostra ha presentato per la prima volta una serie di opere realizzate da Vaccari in giro per l’Italia. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia, l’autore ottiene per un anno 700 Photomatic, collocate in varie città italiane. Qui raccoglie ritratti in fototessera, che lo porteranno a una mappatura inconsueta.
Un’artista che ha anticipato i tempi
Franco Vaccari è come sempre in controtendenza. La sua è stata una ricerca raffinata, in grado di indagare i problemi portanti dell’esistenza. Provocatore e precursore dei tempi, Vaccari ha dato vita ad una serie fondamentale di azioni-installazioni-eventi, che spesso ritroviamo nelle opere di giovani autori contemporanei. Lavorare a lungo con lui è stato di grande stimolo. Curare l’ampio progetto Franco Vaccari Film&Video, le sue monografie Fuori Schema, Photomatic e altre storie, le molte mostre, ha significato confrontarsi con una produzione che si sviluppa su vari decenni, attraversando linguaggi, media e formati molto diversi tra loro: dal cinema sperimentale alle videoinstallazioni, dalle esposizioni in tempo reale alle prime incursioni nel web. La sfida più grande è stata restituire la complessità e la coerenza di un percorso artistico come quello di Franco Vaccari, che si è sempre sottratto a qualsiasi forma di classificazione o semplificazione.
Claudia Zanfi
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