Provincia Cosmica. Intervista all’artista che ha aperto una vetrina d’arte nella bergamasca
Il nuovo episodio della rubrica “Provincia Cosmica” accende i riflettori su Marco Rossi, pittore punk che dopo dieci anni a Milano è rientrato nell'entroterra bergamasco. A Romano di Lombardia ha aperto una vetrina d'artista fruibile 24h
Segno ruvido, paesaggi surreali e sospesi, figure umane ridotte all’essenza. Marco Rossi (Treviglio, 1987) è un pittore inquieto, figlio della provincia più punk. Dopo gli studi in Pittura all’Accademia di Brera ha deciso di tornare a vivere a Romano di Lombardia (nell’entroterra bergamasco), creando nel 2021 Tempo-rari Place: una vetrina che a cadenza regolare ospita le opere di artisti contemporanei, mettendo a segno degli interventi mirati e sempre fruibili dai passanti.
L’intervista a Marco Rossi
La tua ricerca è orientata alla pratica, nella sua accezione più diretta. Eppure, nel 2021, hai deciso di creare Tempo-rari Place: una piccola finestra sull’arte contemporanea in un paesino della bergamasca. Mi spieghi?
Il progetto nasce quando vengo a conoscenza dell’esistenza di un locale sfitto a Romano di Lombardia (in provincia di Bergamo) tramite un caro amico e artista, Sergio Battarola, che mi presenta il proprietario Gianfranco Dodesini, appassionato e collezionista d’arte. Tra noi si crea subito una bella sinergia, e decidiamo di far nascere il progetto Tempo-rari. Gianfranco mette lo spazio e l’illuminazione, io mi occupo della parte comunicativa e logistica; Sergio dietro le quinte supervisiona e fa da “collante”.

Perché hai deciso di lanciarti in questa avventura, per di più in una piccola realtà di periferia?
Per due motivi essenziali: questo progetto mi ha permesso innanzitutto di entrare in contatto con gli artisti che ritengo più interessanti o che mi incuriosiscono nel panorama italiano, potendo visitare i loro studi e conoscere le loro abitudini e attitudini lavorative; in secondo luogo, dopo aver frequentato per quasi dieci anni l’ambiente di Milano, ho sentito la necessità di tornare “alle origini” e dimostrare – in qualche modo – che si può fare cultura anche lontano dai grandi centri urbani.
Hai mai provato a coinvolgere le istituzioni locali in questo progetto?
Sinceramente no, anche se la vetrina e il lavoro che stavamo facendo era sotto gli occhi di tutti. Per assurdo a livello locale ho trovato più riscontro nelle persone comuni del paese, che si fermavano, chiedevano, commentavano.
Il rapporto con la comunità di Romano di Lombardia
Esporre le opere degli artisti in vetrina e lasciarle liberamente fruibili, a disposizione dei passanti. C’è dietro un sentimento ideologico molto forte.
Sì! Come ti dicevo prima l’intento era quello di esporre opere d’arte contemporanea a disposizione di tutti, visibili 24 ore al giorno, perché (senza scomodare Giulio Carlo Argan) l’arte ha sempre svolto un grande ruolo sociale fin dall’antichità! Solo negli ultimi 50-70 anni è diventata un sistema chiuso e fortemente autoreferenziale, parlandosi continuamente addosso e diventando il feticcio di sé stessa.
Che impatto pensi di avere avuto sulla comunità in questi anni?
Sicuramente qualcuno è rimasto indifferente, qualcuno è stato incuriosito, altri mi fermavano mentre stavo installando per chiedermi di cosa si trattasse, chi era questo o quell’altro artista. La cosa che a me piaceva fare era passare di tanto in tanto di sera e scorgere da lontano quel cubo bianco e la luce accesa che illuminava quel pezzo di via, osservare i passanti e le loro reazioni davanti alle opere, anche solo per qualche secondo.
Arte e società secondo Marco Rossi
Nonostante le buone intenzioni, qualche settimana fa hai dovuto fare i conti con la realtà. Il proprietario del locale ha venduto l’immobile, che diventerà un centro estetico. Arrendersi alla deriva culturale che stiamo attraversando è un’opzione? In cosa si evolverà il progetto?
È stato un duro colpo! Gianfranco ha dovuto fare delle scelte di natura personale, ma so che è stato davvero resiliente per diverso tempo. La buona notizia è che ho trovato un nuovo spazio: una piccola nicchia in un altro paesino che diventerà il nuovo luogo di Tempo-rari. A inizio del 2026, dopo qualche piccolo intervento di risistemazione, farò ripartire il progetto.
Che valore dai al bene comune? L’arte è ancora uno strumento di “risveglio” della coscienza collettiva?
Questo è un tema ricco e stratificato, difficile da sintetizzare in poche righe. Riguarda il potere dell’immaginazione, la funzione sociale dell’estetica e la capacità delle opere di creare rotture nel modo in cui percepiamo il mondo. Per sintetizzare molto brevemente potrei dire che l’immaginazione è la premessa del cambiamento, e quando l’arte mette in scena il dolore di un popolo, la voce degli emarginati o il volto del Pianeta ferito, crea inevitabilmente una forma di responsabilità condivisa.
Alex Urso
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