Nella Galleria Marta di Faenza apre l’archivio dell’artista radicale Alfonso Leoni
Nato a Faenza nel 1941 e scomparso prematuramente nel 1980, Alfonso Leoni ha attraversato ceramica, scultura, pittura, grafica e design con un approccio tanto sperimentale da superare costantemente i confini della tradizione artistica
È stato una delle figure più irrequiete e radicali dell’arte italiana del secondo Novecento Alfonso Leoni, nato a Faenza nel 1941 e scomparso prematuramente nel 1980. L’artista ha attraversato diversi medium dalla ceramica alla scultura e dalla pittura alla grafica e al design, con un approccio sperimentale che lo ha portato a superare costantemente i confini della tradizione artistica faentina e non solo. Formatosi all’Istituto d’Arte Ballardini, dove diventerà anche docente, e legato al magistero di Angelo Biancini, Leoni ha sempre mantenuto un rapporto ambivalente con la sua città, di radicamento e insieme evasione, per misurarsi con un contesto artistico internazionale.

Chi era Alfonso Leoni
La sua ricerca si è nutrita di materiali eterogenei, gesti distruttivi e ricomposizioni, fino a coinvolgere il corpo stesso come strumento di indagine. Un’attitudine che gli ha portato riconoscimenti importanti e le partecipazioni in rassegne di rilievo, come la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma, ma anche una collettiva al Victoria & Albert Museum di Londra.
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A Faenza apre Galleria Marta sede dell’Archivio Alfonso Leoni
Così, a cinque anni dalla grande retrospettiva che il MIC Faenza gli ha dedicato nel 2020, la città torna oggi a interrogarsi sull’eredità di Leoni con un nuovo spazio permanente: domenica 25 gennaio 2026 inaugura Galleria Marta, sede espositiva dell’Archivio Alfonso Leoni, in Corso Baccarini 8A. La presentazione ufficiale si terrà alle 10.30 nella sala conferenze del MIC Faenza alla presenza del sindaco Massimo Isola, della direttrice del museo Claudia Casali e dei curatori dell’Archivio, Giancarlo e Stefano Paggi. La galleria nasce come luogo di conservazione, studio e restituzione pubblica del lavoro dell’artista, raccogliendo un progetto pensato anni fa da Marta Leoni, moglie dell’artista e fondatrice dell’Archivio, scomparsa nel 2021. Un’idea rimasta a lungo in sospeso e che oggi trova finalmente una sua forma.
La genesi dell’Archivio Alfonso Leoni
“L’idea era stata pensata già anni addietro da Marta – commenta Giancarlo Paggi – ma per motivi pratici non fu sviluppata. È tornata a concretizzarsi dopo uno suggerimento lanciatomi da Claudia Casali, nella primavera del 2024, che mi disse che dovevo pensare ad un luogo stabile per Leoni a Faenza. Quando Leoni morì nel 1980 aveva in uso dei locali in affitto adibiti a studio che vennero sgomberati poco dopo la sua morte. Nel 2021 l’Archivio venne contattato dalla responsabile del Servizio Patrimonio Culturale della Regione, la quale, nell’ambito di una ricerca per la valorizzazione delle case e studi di Illustri in Emilia Romagna chiedeva cosa fosse rimasto dei luoghi di lavoro dell’artista. Remore da tutto ciò, con il patrocinio del MIC Faenza, del Comune di Faenza e dell’Associazione Amici della Ceramica e del MIC, è stato avviato il progetto che piano piano ha preso corpo”.
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