Il mese dell’haiku. Febbraio è dedicato alla poesia giapponese dell’essenziale 

Una sfida zen: comporre ogni giorno per un mese la forma poetica giapponese che in soli tre versi riesce a catturare l'essenza di un momento, di un'emozione, di un paesaggio. E per farsi ispirare, sul Lago di Como c’è una mostra dedicata al Giappone

Febbraio, mese breve e spesso grigio, può trasformarsi in qualcosa di speciale grazie al National Haiku Writing Month, noto anche come NaHaiWriMo. Ventotto giorni (o ventinove negli anni bisestili) dedicati alla composizione quotidiana di haiku. L’iniziativa nasce come progetto online su nahaiwrimo.com, dove è possibile iscriversi gratuitamente e unirsi a una community internazionale di appassionati. Il sito offre suggerimenti giornalieri, spazi per condividere i propri haiku e interagire con altri partecipanti da tutto il mondo. Non servono mesi di preparazione né strumenti particolari: bastano carta, penna e la volontà di rallentare. 

Haiku, ovvero l’arte del 5-7-5 

La struttura tradizionale dello haiku è nota: tre versi di cinque, sette e cinque sillabe. Ma il vero cuore di questa forma poetica non sta nel conteggio meccanico delle sillabe, quanto nella capacità di cogliere un istante con precisione quasi fotografica, spesso legato alla natura o alle stagioni. “La sua larga diffusione è dovuta al fatto che l’haiku è la poesia dell’esperienza immediata: un modo per fissare un istante tanto reale quanto fugace, spesso legato alla natura, alla stagione o a un dettaglio della vita quotidiana“, spiega Irene Canino, che da anni promuove la cultura e la letteratura giapponese, ha da poco organizzato un incontro a tema per l’Ente Nazionale del Turismo Giapponese (JNTO) ed è l’autrice di La mia libreria Tsundoku (Mondadori, 2025), un diario di lettura che include anche una sezione dedicata agli haiku. “I laboratori che conduco hanno un taglio divulgativo e narrativo, più che didattico. Mi concentro sull’importanza di mettere un’immagine momentanea al centro della composizione, valorizzare il non detto e il vuoto, soprattutto inserire un elemento stagionale necessario a dare la giusta atmosfera alla composizione. C’è una differenza tra scrivere un haiku in giapponese e in italiano, non solo linguistica ma culturale. Il giapponese è una lingua fortemente ellittica, che permette di suggerire molto con pochissimo, mentre l’italiano tende naturalmente a spiegare e chiarire. Ma esercitarsi significa imparare a guardare il mondo con un nuovo sguardo, prestando attenzione al momento che stiamo vivendo e a tutte le cose, anche quelle apparentemente più umili, che lo arricchiscono e lo rendono irripetibile”. 

Il cuore, la mente e il Giappone 

La pratica quotidiana dello haiku è una forma gentile di meditazione. Da un punto di vista cognitivo una palestra formidabile. La sfida principale è la sintesi. Ogni termine deve guadagnarsi il suo posto, ogni aggettivo va pesato. C’è poi l’allenamento all’osservazione dei dettagli, preferendo immagini concrete e sensoriali. Questo spinge a sviluppare uno sguardo più attento e analitico sulla realtà circostante, una competenza che si rivela utile ben oltre la scrittura poetica. Non ultimo crea disciplina e costanza. Impegnarsi a scrivere ogni giorno, anche quando non ci si sente ispirati, insegna che la creatività non è solo questione di attesa della musa, ma anche di lavoro regolare e dedizione. 

Una community internazionale di poeti 

Molti appassionati condividono i propri haiku sui social media usando hashtag dedicati, creando così una comunità virtuale di poeti che si sostengono e si ispirano a vicenda. Altri preferiscono un approccio più privato, raccogliendo i propri versi in un quaderno personale. Alcune comunità online offrono spunti tematici giornalieri per chi cerca ispirazione. 

La mostra dedicata al Giappone sul Lago di Como 

E per chi si sente a corto di idee suggeriamo la visita della mostra La Via dei Sabi: il Giappone Silenzioso, alla Rocca di Lonato del Garda – Fondazione Ugo Da Como. Un percorso espositivo che intreccia le immagini di Andrea Lippi, fotografo pluripremiato (menzioni d’onore TIFA e BIFA 2024) che ha sviluppato il progetto Lights of Japan sulla luce nei paesaggi giapponesi, agli ideogrammi di Luigi Gatti, autore e studioso di cultura nipponica che ha trasformato il cammino (come il pellegrinaggio di Shikoku) in uno strumento di introspezione. Un dialogo silenzioso sul tempo, l’impermanenza e la bellezza discreta delle cose che resistono. Temi cari anche a grandi maestri come Matsuo Bashō (1644-1694) e Masaoka Shiki (1867-1902), che nelle loro peregrinazioni per il Giappone hanno lasciato versi incisi nella pietra in luoghi simbolo come Matsushima, Yamadera, il Monte Ibuki e Matsuyama: mete che ancora oggi vale la pena visitare per chi viaggia in Giappone sulle tracce dell’haiku.

Luisa Taliento 

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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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