Matthias Odin – Cima
CIMA, prima mostra personale in Italia di Matthias Odin, accompagnata da un testo critico di Arnold Braho.
Comunicato stampa
Matthias Odin
CIMA
Testo critico a cura di Arnold Braho
12.03.26 – 19.04.26
PREVIEW: 12.03.26, ore 18–21
Orari di apertura:
Mercoledì–Sabato, 15.00 – 19.00
e su appuntamento
Da giovedì 12 marzo a domenica 19 aprile 2026 FRENCH PLACE è lieta di presentare CIMA, prima mostra personale in Italia di Matthias Odin, accompagnata da un testo critico di Arnold Braho. L’esposizione riunisce un nuovo corpus di opere realizzate durante la residenza dell’artista presso FRENCH PLACE, strettamente connesse all’identità e alla memoria storica di Milano. Dopo un mese trascorso ad attraversare la città e a esplorarne i luoghi abbandonati, Matthias Odin trasforma lo spazio in un museo archeologico dell’oblio contemporaneo, ricordandoci che nulla è destinato a permanere immutato.
All’origine del progetto vi è una fabbrica di armamenti dismessa alla fine del secolo scorso. Muschio e acqua si riappropriano lentamente dello spazio; casse lignee si ergono in formazioni instabili; disegni tecnici e computer giacciono al suolo in formazioni scomposte. Su una delle casse compare un’etichetta: “CIMA (Cartellino Identificazione Materiale Anonimo)”.
È a partire da questa esperienza che prende forma il progetto espositivo. Le casse militari vengono assunte da Matthias Odin matrice formale e dispositivo concettuale da rielaborare attraverso un processo di traduzione scultorea. Se inizialmente l’artista non riusciva a nominare ciò con cui si stava confrontando — colpito dallo shock estetico prodotto dalla scoperta — la rivelazione della reale natura della fabbrica ne ha radicalmente trasformato la percezione. Ciò che appariva come un involucro muto e vuoto non poteva più essere osservato con innocenza una volta riconosciuto come componente di un’infrastruttura bellica. La mostra assume così una dimensione intrinsecamente politica.
Abbandonate in un momento storico che sembrava prefigurare un arretramento dei conflitti su larga scala, le casse riemergono oggi in condizioni radicalmente mutate. Presentate come rovine, sono private della loro funzione e sottoposte a una ricontestualizzazione museografica che ne sospende l’originaria finalità, riposizionandole come forme da contemplare anziché da utilizzare. Non più strumenti, diventano sculture minime, sospese tra astrazione e testimonianza, come tracce di qualcosa che persiste senza mai ritornare pienamente.
La pratica di Matthias Odin si fonda sul camminare, sulla ricerca e sulla raccolta. Informata dall’urban exploration, dalla psicogeografia situazionista e dalla teoria della promenadologia elaborata da Stalker, la sua metodologia implica un coinvolgimento diretto con luoghi e materiali. L’artista interviene sulla soglia in cui gli oggetti transitano dall’uso all’obsolescenza, individuando in tale condizione una latente potenzialità scultorea. I lavori risultanti operano come near-readymade, minimamente ma decisivamente riarticolati.
Il vetro assume un ruolo centrale in questo processo. Associato all’architettura postmoderna, introduce distanza, riflessione e rifrazione, implicando lo spettatore e rendendo le opere sensibili alla luce e alle variazioni atmosferiche. Come una stella che continua a irradiare dopo la propria morte, le opere conservano una luminosità residuale da cui emerge un’indagine sulla sopravvivenza e sulla trasformazione: su come forme e storie persistano oltre la loro funzione originaria.
Richiamandosi alla concezione bergsoniana della durata come accumulativa e mobile, la ricerca di Odin indaga il modo in cui memoria e percezione si depositano su immagini, spazi e oggetti. La temporalità non è intesa come cronologia lineare, ma come stratificazione continua e instabile.
Le opere presentate da FRENCH PLACE conservano una marcata dimensione artigianale. Originariamente progettate come strutture altamente specializzate e realizzate su misura, le casse rivelano proporzioni calibrate, codici cromatici industriali e finiture lignee raffinate. Tale precisione formale dialoga con l’eredità post-minimalista e con un vocabolario scultoreo attento alla specificità del sito.
La mostra posiziona infine i residui post-industriali non come scarti inerti, ma come frammenti carichi di tensione — luoghi in cui architettura, storia e memoria politica vengono riconfigurate nello spazio.
Matthias Odin (n. 1995, Lione, Francia) è un artista con base a Parigi. Si è diplomato all’École nationale supérieure d’arts de Paris-Cergy (Beaux-Arts de Cergy) nel 2023 e ha da allora esposto e collaborato con numerosi spazi indipendenti e istituzioni in Francia e a livello internazionale. In Francia il suo lavoro è stato presentato presso l’Institut d’Art Contemporain (nell’ambito della Biennale di Lione), FRAC Île-de-France (mostra personale), Palais de Tokyo, FRAC Corsica, La Graineterie, Treize, Glassbox, Pauline Perplexe, Voiture 14, La Station e il Musée d’Art et d’Histoire Louis Senlecq.
A livello internazionale ha esposto, tra gli altri, presso Palazzo San Giuseppe, Keiv Gallery, Okay Space e Moderna Museet. Più recentemente il suo lavoro è stato presentato in mostre presso Peter Kilchmann e Dvir Gallery.
Odin è membro fondatore del collettivo Ygreves, con il quale ha curato e co-curato mostre eterotopiche in architetture marginali e interstiziali — ex moli portuali, gallerie sotterranee e altri spazi residuali. È inoltre fondatore dello spazio espositivo effimero Galerie LA.
FRENCH PLACE è un’organizzazione artistica e incubatore di pratiche critiche contemporanee. Operando come proto-istituzione — in una posizione intermedia tra fondazione d’arte e galleria — sostiene la sperimentazione, favorisce lo scambio e offre tempo e spazio per la collaborazione. Fondata al 9 French Place, Shoreditch, Londra, FRENCH PLACE inaugura oggi un nuovo capitolo a Milano, dove il programma si articola tra mostre, residenze d’artista e iniziative di ricerca volte a promuovere un confronto approfondito con la pratica contemporanea.
Parallelamente alla mostra, da venerdì 13 marzo a mercoledì 28 aprile 2026, Anna de Castro Barbosa sarà in residenza presso FRENCH PLACE. La residenza è concepita come un periodo intensivo dedicato alla ricerca, alla produzione e allo sviluppo di nuove opere in stretta relazione con lo spazio, ed è organizzata con il supporto di Third Born Gallery. Il progetto culminerà nella mostra personale di Barbosa, che inaugurerà presso FRENCH PLACE giovedì 29 aprile 2026.