Maren Ruben – État D’amour Fragmenté
Ruben è portatrice sana del suo vissuto culturale della Germania comunista, intercalando i ricordi positivi di una società, che credeva e incarnava i valori della condivisione sociale, con i paradossi di una società occidentale apparentemente colta e progressista ma terribilmente fragile e frammentata al suo interno.
Comunicato stampa
Nata nella Germania dell’Est, satellite sovietico, nel 1967, Maren Ruben presenta la seconda tappa del suo progetto ÉTAT D’AMOUR FRAGMENTÉ. Dopo PISSENLIT. HERBES TROUBLANTES, questa è la volta di L’EXIL DE L’IMAGINAIRE, con cui l’artista – oggi residente e operante in Francia – ripropone la sua riflessione sull’amore incondizionato, in generale e le sue interferenze. Ma non esclusivamente l’artista parla di sentimento, legato alle faccende di cuore. Ruben propone una sorta di riflessione sullo stato di salute del mondo meta-contemporaneo, laddove il rapporto gruppo sociale-individuo subisce la frammentazione di una società, che fatica a riconoscere l’orgoglio umanista, come elemento imprescindibile di una società identitaria forte e che si vuole bene. Se la sua esperienza esistenziale è testimone dei fondamentali cambiamenti occorsi ne XX secolo, essa si rende osservatrice ora delle diverse evoluzioni, di cui si cerca una improbabile forma, e che incarnano le debolezze e le fragilità di una generazione che chiede disperatamente all’universo digitale.
Ruben è portatrice sana del suo vissuto culturale della Germania comunista, intercalando i ricordi positivi di una società, che credeva e incarnava i valori della condivisione sociale, con i paradossi di una società occidentale apparentemente colta e progressista ma terribilmente fragile e frammentata al suo interno. Tra la realtà, e cioè la consapevolezza del sentimento frantumato, e il sogno, ovvero l’immaginario esiliato, l’artista mette perennemente in discussione, ma in profonda connessione, le sue tematiche interiori con la sua pratica artistica, laddove il viaggio del cuore e dell’anima si realizza mano a mano con il “fare” dell’arte e la realizzazione di modelli produttivi, attraverso la scelta oculata di materiali delicati, quasi effimeri come l’uso di determinate carte provenienti da innumerevoli viaggi in diverse parti del mondo, soprattutto asiatico. Ecco che l’elemento onirico, o meglio visionario, sostituisce automaticamente la meta realtà per diventare visione dell’immaginario e non già mondo virtuale, vero cancro, che tocca e mistifica oggi anche la politica e la geo-politica.
Ruben non sviluppa, né ostenta un linguaggio militante o anche solo femminista nell’uso dell’arte come grammatica o sintassi visiva, bensì affronta l’eterno tema della mise à nu dentro un processo produttivo infinito, quasi performativo o scritturale. La delicatezza di questo approccio infinito o davvero mai-finito, rende la sua narrazione o la narrazione del sé non già reale, ma vera; e resistente ai modelli artificiali.