Phantasmagoria

Verona - 15/04/2011 : 16/07/2011

In mostra i lavori di cinque tra i più interessanti artisti della scena britannica contemporanea.

Informazioni

Comunicato stampa

“Phantasmagoria” è il suggestivo titolo della nuova collettiva che inaugurerà da FaMa Gallery venerdì 15 aprile alle 18.00, e che presenta al pubblico i lavori di cinque tra i più interessanti artisti della scena britannica contemporanea:
Sam Buxton, Tim Noble & Sue Webster, Barry Reigate e Conrad Shawcross.

Storicamente la “Phantasmagoria” era una forma di teatro popolare diffusa nel XIX secolo, che implicava l’uso di una lanterna magica per proiettare immagini spaventose come scheletri, demoni e fantasmi su muri o schermi semi trasparenti, usando retro proiettori mobili



Curata da James Putnam, scrittore e curatore indipendente, la rassegna si pone l’obiettivo di illustrare, attraverso un’attenta scelta di opere di questi artisti, alcuni dei caratteri, delle figure – spesso anche di genere - più esplicite della società e della cultura contemporanee, passando in rassegna i vari taboo culturali, le pose e i costumi, i gusti eccentrici e le ordinarie abitudini dell’uomo moderno e contemporaneo, offrendo allo sguardo una casistica di rappresentazioni - più o meno reali o fantastiche – che offrono una originalissima lettura del contesto culturale in cui viviamo.

Con un approccio divertente e umoristico, quasi carnevalesco, e la voglia di scardinare regole estetiche apparenti o codificate, la mostra muove dal “desiderio”, proponendo allo sguardo del visitatore un ventaglio di opere ricche di suggestioni espressive, caratterizzate da spregiudicatezza formale e irriverenza stilistica. I lavori che sono sintesi di caratteri estetici nuovi e consolidati, che emergono sia dal passato che dal presente, spesso provenendo direttamente dall’immaginario cinematografico e letterario classico.

Le “futuristiche invenzioni dei Vittoriani” influenzate dalla lettura dei lavori di H. G. Wells, Jules Verne e delle macchine da loro inventate, film fantascientifici oramai entrati per sempre nell’immaginario collettivo – e che hanno peraltro contribuito a plasmare – come Metropololis di Fritz Lang (1927), Arancia Meccanica di Stanley Kubrik (1971) e Brazil di Terry Gilliam (1985) sono dei temi o dei rimandi culturali ai quali il curatore dichiara di essersi ispirato per offrire una lettura, spesso in chiave satirica, dell’era moderna ma anche dell’odierna società tecnologica, alla quale, peraltro, le opere di questi artisti appartengono.

Sculture che evocano l’immagine di architetture impossibili, come quelle di Sam Buxton, congegni elettromeccanici dall’apparente utilità ma che poi si rivelano macchine meramente fantastiche, (cioè prive di una reale funzione), come le opere di Conrad Shawcross, le celebri sculture illusorie di Tim Noble e Sue Webster, diventati famosi per i coloratissimi ammassi di oggetti/pseudo-pattume disposti in apparente casualità, che sotto un raggio di luce si trasformano in immagini d’ombra dai forti esiti narrativi o, ancora, l’esuberanza espressiva delle opere dell’eclettico Barry Reigate, la cui arte sfugge a una definizione precisa poiché riassume in sé una grande varietà di sperimentazioni perlopiù derivanti dal mondo dei cartoon e dalla street-art, sono alcune delle opere che si potranno vedere esposte in questa bellissima mostra, visibile fino al 29 luglio 2011.

Note sui singoli artisti

Sam Buxton (1972)
Il suo lavoro è caratterizzato dalla creazione di veri e propri micro mondi “architettonici”, cioè piccole sculture realizzate con sottili lastre di metallo che riproducono scene di vita quotidiana straordinariamente ricercate, con grande precisione nella resa dei dettagli. Come per magia, le metropoli futuristiche si interfacciano a corpi viventi infrangendo i limiti tra design, scienza e arte. L’artista dichiara: “Mi attrae la confusione tra campi diversi. Sono interessato all’ambiguità insita nel fine dell’oggetto, alla rottura delle barriere che si ergono tra settori compartimentati, a mondi diversi come quello delle compagne di telecomunicazioni e dell’information technology per il forte impatto che hanno sulla vita quotidiana nelle città moderne”.

Tim Noble (1966) e Sue Webster (1967)
Le loro celebri sculture d’ombra, realizzate con cumuli di spazzatura apparentemente posti in maniera casuale, svelano, una volta acceso un faretto di luce appositamente orientato su un punto preciso del lavoro, immagini figurativamente connotate. Ironiche, visivamente seducenti, queste sculture sono una critica alla natura narcisistica dell’odierna società consumistica e della cultura pop. I loro lavori traggono quindi il loro potere espressivo dalla fusione degli opposti: cultura alta e anti-cultura, forma ed essenza, maschile e femminile, bellezza e orrore, sesso e violenza. È un’arte disinvolta, libera nel mescolare naturalmente sacro e profano.

Barry Reigate (1971)
La sua arte nasce da una sintesi di vari generi espressivi: street art, spray art, low-brow art. Le sculture, realizzate con jesmonite gocciolante, e i graffiti d’ispirazione cartoon creati con strati sovrapposti di collage, disegno, pastelli e aerografo, sembrano cogliere gli istinti primordiali del desiderio, della depravazione, della violenza e dell’orrore. Nelle opere di Barry Reigate neo-primitivismo, surrealismo e crudo umorismo si fondono rinascendo a nuova vita.

Conrad Shawcross (1977)
Le sue sculture esplorano temi al confine tra geometria e filosofia, fisica e metafisica. Combina i suoi interessi nel campo dell’arte, della scienza e della filosofia realizzando strutture dinamiche e sculture meccaniche complesse mediante l’uso di un’ampia varietà di materiali e di strumenti. I suoi articolati sistemi meccanici, che a una prima occhiata possono sembrare estremamente funzionali, in realtà negano la loro apparente utilità. Differenti tipi di tecnologie e principi di forze naturali ispirano le sue forme, e le sue macchine e strutture rimangono oggetti enigmatici e paradossali. Alcune di queste opere appaiono infine intrise di sentimenti assurdamente melanconici mentre altre tendono al sublime.