È morto Emilio Prini, artista protagonista dell’Arte Povera. Ecco come lo ricordano galleristi e amici

Schivo tanto da alimentare fattispecie critiche affatto nuove, da decenni viveva appartato dal mondo dell'arte contemporanea

Un artista senza confini, che sapeva esorcizzare sia il tempo sia l’immagine e aveva un grande rispetto dell’arte”. Così il gallerista Franco Toselli ricorda Emilio Prini, conosciuto nella Milano di fine Anni Sessanta, e da allora sempre in rapporti strettissimi con lui e la moglie Grazia. Perchè ne parliamo oggi? Perchè Prini è morto ieri 1 settembre, all’età di 73 anni: nel silenzio, quel silenzio nel quale aveva scelto di vivere da diversi decenni, interrotto solo da fugaci apparizioni sulla scena dell’arte contemporanea, per qualche importante mostra o celebrazione. Non sarà questa la sede nella quale staremo a ripercorrere la vita di un personaggio diverso dal clichè dell’artista affermato, pur possedendone tutti i crismi, ora preferiamo affidarne il ricordo ad amici – galleristi, critici – che hanno apprezzato l’uomo, prima che l’artista.

UNA COPERTINA A GRANDEZZA D’UOMO
Solo qualche nota per inquadrare il protagonista dell’Arte Povera fin dai suoi inizi, artista fra i più enigmatici, non solo in Italia, schivo tanto da alimentare fattispecie critiche affatto nuove. Qual è l’eredità di Prini all’arte di oggi? “La cosa più importante è quella che non ha fatto”, prosegue ad esempio Toselli: “nel senso che non si assumeva mai la responsabilità soggettiva del proprio lavoro”. Non mancò certo occasioni cruciali, come la prima mostra di esordio dell’Arte Povera alla galleria genivese La Bertesca, o la mitica When attitudes become form, curata a Harald Szeemann nel 1969 a Berna. Una produzione artistica comunque scarsissima quantitativamente, che però negli anni chiave tra il 1967 e il 1971 lo mise in luce sul piano internazionale, presente in molti appuntamenti importanti: e che incarnava il lato più spiccatamente concettuale del gruppo creato da Germano Celant. Più recenti una personale all’Ancienne Douane di Strasburgo nel 1995, la presenza a Documenta X a Kassel nel 1997, la grande mostra Arte Povera alla Tate Gallery di Londra nel 2001. Personaggio dunque sempre appartato? Forse sì, ma non del tutto alieno ai vezzi dell’artista: come quando – sulla rivista Segno – “voleva una copertina a grandezza d’uomo con la sua immagine!”, come ci raccontava nella recente intervista la direttrice Lucia Spadano.

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Redazione

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