“Tu sei qui”. Ecco le immagini dell’installazione di Bianco Valente nel cortile di Palazzo Strozzi, a Firenze: specchi e luci per un’esperienza fra il concettuale e l’esistenziale

“Hic et nunc”, qui ed ora dicevano i latini. Questo il messaggio insito nell’installazione che il duo napoletano Bianco Valente hanno appena realizzato nel cortile di Palazzo Strozzi, a cura di Elena Magini. L’esperienza della presenza, in quanto evento personale ma anche condiviso, costituisce il fulcro della riflessione proposta in uno spazio maestoso e al […]

Hic et nunc”, qui ed ora dicevano i latini. Questo il messaggio insito nell’installazione che il duo napoletano Bianco Valente hanno appena realizzato nel cortile di Palazzo Strozzi, a cura di Elena Magini. L’esperienza della presenza, in quanto evento personale ma anche condiviso, costituisce il fulcro della riflessione proposta in uno spazio maestoso e al contempo di passaggio come quello di Palazzo Strozzi. Riflessione materiale, in quanto lo spettatore si trova davanti ad uno specchio sul quale legge le parole: Tu sei qui, ma allo stesso tempo concettuale, dato che per un attimo veniamo chiamati a riconoscere il momento presente. In un ambiente, il cortile del Palazzo, dove, tramite luci proiettate dall’alto per terra, l’individuo si trova a pensare al proprio percorso esistenziale, fatto di incroci, casi, scelte, errori e incontri, il flusso del pensiero viene stimolato visivamente dalla superficie riflettente, e idealmente dall’immersione in un’atmosfera spaziale creata ad hoc per farci fermare un attimo ben preciso. La comunicazione linguistico-sensoriale innescata tra l’opera e gli astanti, suggella il momento presente attraverso la visualizzazione metaforica e reale di un iter personale ma al contempo collettivo.
La mappatura del pavimento punta a richiamare la rete di connessioni innumerevoli che ci hanno portato all’”hic et nunc” attuale, per cui, luoghi, pensieri, relazioni, vengono a formare una sorta di disegno invisibile di cui sono tessute le nostre vite, disegno creato dalle nostre decisioni, e di cui occorre prendere consapevolezza. Ad un di momento di consapevolezza ci invitano i due artisti, in una cornice che gioca con la composizione dell’opera stessa: a livello visivo infatti, la struttura del colonnato del cortile, si sposa con le linee sul pavimento, ampliando il disegno e facendone attivamente parte da tutte le angolature all’interno del rispecchiamento del dispositivo ottico installato, lo specchio. In toto, si tratta di un esperimento al confine con le pratiche meditative, poichè si consuma sia nell’intimo del singolo, ma, trattandosi di uno spazio pubblico, si consuma anche e principalmente nella dimensione collettiva appunto. Siamo tutti connessi, e con le nuove tecnologie sempre di più, in un frammento d’esistenza che siamo chiamati a condividere con chi ci sta accanto, al fine di trovare il vero senso della nostra presenza al mondo. Ancora una volta BiancoValente si avvale di significati profondi mediante un linguaggio pulito ed estremamente rarefatto, raggiungendo comunque un surplus di senso che si declina tramite gli elementi come spazio e tempo in chiave immersiva.

Bianco-Valente, Tu sei qui, Cortile di Palazzo Strozzi, 2014 foto Martino Margheri 04

Esserci, vedersi, aprire gli occhi al di là dei propri singoli interessi, sono gli imperativi utili per condurre un percorso che non sia sterile e privo di valore. La compresenza, pur riconoscendo l’unicità dell’esperienza individuale, assicura il godimento effettivo della vita, tema che il duo comprende anche grazie alle proprie radici partenopee, che affondano in una cultura in cui lo stare insieme viene percepito come il vero fine ultimo dell’esistenza. Inoltre, BiancoValente hanno il merito di consegnare al linguaggio un ruolo centrale per l’interpretazione della realtà, e, pur facendolo in modo schivo ed elegante, hanno sempre saputo farlo in modo di ri-orientare le considerazioni personali verso una direzione corale che determina un salto dall’io al noi di cui dobbiamo essergli grati. D’altronde, rendersi conto che la bellezza di questo viaggio risiede proprio nel momento presente, e non nella meta, è ancora un passaggio non compreso a fondo da tutti, ma verso il quale occorre necessariamente tendere per godere a pieno della nostra natura di esseri umani. 

Diana Di Nuzzo

 

 

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.