Sgarbi: “Privatizzate il Madre, lo dirigerò io a costo zero”. Ma intanto a Napoli tira aria di un nuovo chiagne e fotte

La Regione? Ha fatto un grosso errore: “non chiudere subito un museo inutile per come è fatto, liberarsene perché è stato un giocattolo costoso, gestito, come ho denunciato da tempo, da una cupola di amici”. Sull’ultima puntata della saga Madre, irrompe il ciclone Vittorio Sgarbi, come riporta il quotidiano Il Mattino, che alla vicenda dedica […]

Vittorio Sgarbi

La Regione? Ha fatto un grosso errore: “non chiudere subito un museo inutile per come è fatto, liberarsene perché è stato un giocattolo costoso, gestito, come ho denunciato da tempo, da una cupola di amici”. Sull’ultima puntata della saga Madre, irrompe il ciclone Vittorio Sgarbi, come riporta il quotidiano Il Mattino, che alla vicenda dedica uno spazio spropositato, forse non per caso. “Datelo a me, lo condurrò a costo zero – dichiara il critico al giornale che lo raggiunge al telefono -. Non solo non prenderò un centesimo dalle istituzioni, ma la gestione non costerà nulla alla collettività. Diventerà davvero un polo artistico invidiato e redditizio”. Arricchendo la profferta con i caustici giudizi sulla gestione del museo, e sull’ormai ex direttore Eduardo Cicelyn, che non stiamo a riportare visto che sono stati espressi diecine di volte.
Ma intanto che succede? Succede che dalle lenzuolate del Mattino – quattro articoli sulla vicenda, quando mai è successo per un museo? – la sensazione che si percepisce è che si stia preparando una nuova tappa del “chiagne e fotte” che è da tempo la specialità preferita dalle parti di Via Settembrini. Si mobilita alla causa pure il sempre disponibile Mimmo Paladino, con intervista d’ordinanza e minacce incluse di ritiro opere e mobilitazione generale. E soprattutto volano cifre come proiettili, Scabec che grida per i suoi 11 milioni di euro di crediti, l’assessore Miraglia che dice che fermarsi un attimo a riflettere non sarà la fine del mondo, qualcun altro che dice che intanto la Regione potrebbe cacciare 6 (sei) milioni di euro, che magari per un altro po’ di tempo le acque si chetano, fino al prossimo giro di allarmismi ad orologeria. Comunque, si ragiona di milioni di euro con grande scioltezza…
E noi torniamo a focalizzare i fondamentali, che nella confusione generale si rischia di perdere di vista: perché? Perché si dovrebbe accettare che un museo medio-piccolo costi il doppio di un Mart, e discutere solo su chi e quando debba ripianare debiti accumulati in anni e anni? Il Mattino pubblica una tabella che riepiloga le entrate del Madre, che dice che nel 2007 sarebbero ammontate a 7 milioni e mezzo di euro, nel 2008 8 milioni e 600mila, nel 2009 9 milioni e 900mila: qualcuno può smentirle dati alla mano? E perché si dovrebbe accettare che lo stesso museo medio-piccolo – come dichiara – abbia “una trentina di giovani dipendenti”, ovvero certamente più dello stesso Mart (citato qui solo a misura comparativa)?

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.