La febbre rivoltosa s’accende anche a Napoli. Alleanza tra Madre e Valle: il popolo dell’arte non si ferma. Assemblea permanente o occupazione?

“Oggi abbiamo compiuto un piccolo atto di ribellione. Chi non si ribella scompare“. La frase, luminosa e lapidaria, arriva al margine di una giornata significativa per la comunità partenopea dell’arte e della cultura. A scriverla è il giurista Ugo Mattei, studioso del concetto di “bene comune” e co-estensore dei quesiti referendari sull’acqua. C’era anche lui, […]

Napoli, 29 gennaio 2012 - Assemblea cittadina al Madre - foto Massimo Pastore

Oggi abbiamo compiuto un piccolo atto di ribellione. Chi non si ribella scompare“. La frase, luminosa e lapidaria, arriva al margine di una giornata significativa per la comunità partenopea dell’arte e della cultura. A scriverla è il giurista Ugo Mattei, studioso del concetto di “bene comune” e co-estensore dei quesiti referendari sull’acqua. C’era anche lui, ieri mattina, al Madre, uno dei tanti spazi pubblici che, tra sofferenze, stenti ed exploit rivoltosi, stanno trasformandosi in teatro di uno straordinario e diversificato movimento di protesta nazionale. Una sorta di corrente elettrica alternata, che pare non voler arrestare la sua corsa.
Mattei era tra i relatori dell’incontro organizzato presso il Museo dal collettivo La Balena (lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale di Napoli) insieme al Teatro Valle Occupato. Titolo: Contagio imminente! La politica culturale: territorio di dominio o estensione della lotta?
Un’assemblea autonoma a cui erano invitati anche docenti universitari, editori, intellettuali, ma soprattutto alcuni protagonisti di altre esperienze rivoltose in atto lungo lo stivale: il Teatro Coppola di Catania e il Cinema Palazzo di Roma, oltre al Valle, naturalmente, grande supporter dei vari collettivi e movimenti.
Ospiti e pubblico (tra cui artisti, curatori, galleristi locali) si danno appuntamento al Museo, alle 10.30 di ieri, per dare il via all’incontro. Ma i portoni, guarda un po’, sono chiusi. Una scena che ricorda quella del 13 gennaio scorso, quando un gruppo di operatori culturali e di cittadini si ritrovò davanti al Museo Riso di Palermo, sbarrato per volere delle autorità: anche in quel caso una libera assemblea era stata annullata dall’alto, con improbabili scuse di natura amministrativa.
A Palermo l’assemblea non si fece e i manifestanti, inibiti a dovere, se ne tornarono a casa, arrabbiati, delusi, spompati, forse non abbastanza determinati. A Napoli, invece, si decide di procedere: si fa pressing su una guardia giurata piazzata all’ingresso e, alla fine, si entra. Così, ha inizio un acceso e democratico confronto intorno al presente e al futuro degli spazi pubblici per la cultura. In sala c’è anche Eduardo Cicelyn, lo storico direttore licenziato dalla fondazione Donnaregina.

Si va avanti con il dibattito fino al primo pomeriggio, dentro la Sala Polivalente, poi c’è da decidere cosa fare. Restare o abbandonare la nave? Presidiare o prendere tempo? Alcuni sono per l’occupazione, la via radicale che passa per l’utilizzo dei corpi come strumenti di rivendicazione e di riappropriazione. Altri, invece, propendono per la prudenza, soprattutto al fine di tutelate i lavoratori del Museo che rischiano di perdere il proprio posto: custodi, sorveglianti di sala e staff organizzativo, tutti dipendenti della Scabec, società a maggioranza regionale che gestisce i servizi e che è in credito col Museo per per 8 milioni di euro.
Alla fine, si opta per una (momentanea?) moderazione. Aspettare, valutare, capire, discutere, forse mediare. Non si occupa ma si prosegue con assemblee e rendez-vous nei giorni a venire: occorre studiare una strategia che conduca a una reale tutela del “bene comune-museo”, ma soprattutto serve una consapevolezza collettiva che supporti adeguatamente l’azione.
Queste, al momento, le notizie trapelate che siamo riusciti a intercettare. Un comunicato ufficiale dovrebbe giungere nelle prossime ore. Nel frattempo, un’unica evidenza: le città si svegliano, piano piano, e anche i musei sembrano trasformarsi in spazi imprescindibili, da difendere e da scippare alle ingerenze della mala politica. Appartenere a un territorio, oggi, significa forse qualcosa di più rispetto a ieri. Ma dopo l’indignazione, quanta e quale sostanza? Che ne sarà del Madre e, soprattutto, che ne sarà dei neo-indignados dell’arte?

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.