Fumus haeresum. La Chiesa grida alla blasfemia contro Romeo Castellucci, e invoca la censura per un lancio di escrementi sul volto di Cristo che nello spettacolo non c’è. Oggi (forse) il debutto a Milano

Censura: ogni volta che circola questa parola, per chi ha a che fare con la creatività innalzare la soglia dell’attenzione è quasi un obbligo. Ed anche noi ci siamo trovati spesso a riferire di episodi – ci viene in mente il famoso Piss Christ di Andres Serrano -, cercando ogni volta le argomentazioni per sostenere […]

Censura: ogni volta che circola questa parola, per chi ha a che fare con la creatività innalzare la soglia dell’attenzione è quasi un obbligo. Ed anche noi ci siamo trovati spesso a riferire di episodi – ci viene in mente il famoso Piss Christ di Andres Serrano -, cercando ogni volta le argomentazioni per sostenere l’improponibilità e pure l’inutilità della censura.
Ma stavolta siamo davanti a un caso che non esige neanche una riflessione, se non sociologica, e anzi quella ci pare molto necessaria: tecnicisticamente si potrebbe parlare di “difetto oggettivo”, noi ci siamo lanciati in un “fumus haeresum”, in sostanza si grida alla blasfemia per qualcosa che banalmente non esiste. Di che parliamo? Dello spettacolo di Romeo Castellucci Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, la cui ultima tappa debutta – salvo incidenti – questa sera, 24 gennaio, al teatro Franco Parenti di Milano. Ma probabilmente ne avrete già sentito parlare, visto che è da giorni al centro di un attacco da parte di settori della critica cattolica. Il motivo? È qui il nocciolo della questione: sul palco – si dice – si lanciano escrementi all’indirizzo del volto di Cristo, materializzato nella riproduzione del Salvator Mundi di Antonello da Messina.
Noi come nessuno abbiamo ovviamente visto l’allestimento milanese, ma non abbiamo motivi per dubitare delle parole di Castellucci e della compagnia Societas Raffaello Sanzio: quell’episodio nello spettacolo non c’è. E non c’è mai stato nei precedenti allestimenti: già, perché Sul concetto di volto nel Figlio di Dio non è davvero al debutto, ha girato il mondo e nel 2010 la prima andò in scena al Festival Romaeuropa. Però nessuno sollevò polemiche del resto destituite di ogni fondamento. E oggi sono in tanti a solidarizzare con l’autore, da un prevedibile Vittorio Sgarbi ad un meno scontato – dato il noto ipercattolicesimo – Antonio Socci.
Ora quindi il dibattito si sposta: inutile stare a questionare su una censura alla quale di fatto manca l’oggetto scatenante. Piuttosto vorremmo sentire qualche opinione sul perché di tutto questo: perché la Chiesa sente il bisogno di cercare unità attorno a episodi di integralismo come questo? E perché ad andarci di mezzo sono opere d’arte, che nella storia della Chiesa hanno giocato un ruolo tanto centrale e sempre costruttivo?

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.