Maurizio Cattelan parla della sua imminente retrospettiva con un giornalista del New York Times. E con uno sconosciuto businessman. Il tema? Opere appese e collezionisti in ginocchio…

Randy Kennedy, reporter del New York Times, avrebbe dovuto aspettarselo: quando si ha a che fare con Maurizio Cattelan, la burla è sempre in agguato. E bisogna essere pronti a tutto. Il Pierino dell’arte contemporanea internazionale, dopo aver dato appuntamento al giornalista in un ristorante di Chelsea, si è fatto trovare già al tavolo, impegnato […]

La maquette dell’allestimento per la mostra al Guggenheim di New York (foto Pierpaolo Ferrari – via The New York Times)

Randy Kennedy, reporter del New York Times, avrebbe dovuto aspettarselo: quando si ha a che fare con Maurizio Cattelan, la burla è sempre in agguato. E bisogna essere pronti a tutto. Il Pierino dell’arte contemporanea internazionale, dopo aver dato appuntamento al giornalista in un ristorante di Chelsea, si è fatto trovare già al tavolo, impegnato in una discussione con uno sconosciuto signore. Quando Kennedy ha chiesto spiegazioni, Cattelan ha spiegato che si trattava di un banale scambio di persona: l’uomo ha preso l’artista per il suo contatto business, e l’artista ha scambiato l’avventore, un certo Danny, per il reporter (“Danny, Randy… per me suona uguale. Sono italiano”, ha aggiunto). Vero o no, fatto sta che il misterioso Danny si è poi fermato al tavolo e ha seguito l’intera intervista, dimentico del suo fantomatico appuntamento di lavoro…
Tralasciando l’incipit teatrale, in puro stile Cattelan, il resto dell’intervista è molto interessante, soprattutto perché lascia trapelare molti dettagli che riguardano l’imminente retrospettiva dell’artista al Guggenheim di New York (apertura prevista il prossimo 4 novembre). Come già si mormorava, Cattelan appenderà tutti i suoi lavori al centro della rotonda del museo (“come salami in una macelleria”, scrive Kennedy), in un allestimento volutamente caotico e surreale. Si parla poi della povera Nancy Spector, curatrice della mostra, e di come abbia dovuto respingere alcune proposte assurde dell’artista prima di giungere a un accordo sull’allestimento “pendente”. Un altro problema, non meno importante, era convincere i collezionisti a prestare i lavori, considerato il setting inusuale e rischioso in cui verranno inseriti. Ma pare che a rifiutare sia stato soltanto uno. Positive ed entusiastiche le risposte degli altri, tra cui quella del greco Dakis Joannou, uno dei maggiori collezionisti di Cattelan. Che pare sia messo addirittura in ginocchio a terra per studiare bene la maquette…

– Valentina Tanni

L’articolo del NY Times

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.