Molleindustria colpisce ancora. L’app per cellulare che critica l’industria della telefonia mobile viene prima accettata dalla Apple e poi bannata…

Sembrava impossibile. Persino gli autori di Phone Story – applicazione che spinge a riflettere criticamente sull’industria della telefonia mobile – si mostravano stupiti che il loro progetto fosse passato attraverso le strette maglie del controllo Apple e fosse disponibile per l’acquisto su iTunes. Ma l’incredulità e la soddisfazione sono durati poche ore, dopodiché Phone Story […]

Sembrava impossibile. Persino gli autori di Phone Story – applicazione che spinge a riflettere criticamente sull’industria della telefonia mobile – si mostravano stupiti che il loro progetto fosse passato attraverso le strette maglie del controllo Apple e fosse disponibile per l’acquisto su iTunes. Ma l’incredulità e la soddisfazione sono durati poche ore, dopodiché Phone Story è scomparsa dall’App Store. Le motivazioni? Violazione di alcune guidelines: l’applicazione mostra abusi sui bambini, ha un contenuto controverso e crudo e non chiarisce bene il meccanismo delle donazioni (quest’ultima accusa rigettata dagli autori).
Ma facciamo un passo indietro… Cos’è Phone Story? Si tratta di un’applicazione/gioco per iPhone e Android che vuole spingere i consumatori a riflettere su ciò che si cela dietro al proprio patinato smartphone. Attraverso una serie di quadri di gioco ironici e politically incorrect, ci ricorda come i telefoni vengano assemblati in fabbriche cinesi in cui vengono continuamente violati i diritti umani; come il coltan, materiale indispensabile per la loro fabbricazione, venga estratto da minori nelle miniere del Congo; come i rifiuti tecnologici dell’Occidente finiscano per inquinare Paesi come il Pakistan. Il tutto, solo per soddisfare un consumismo estremo e modaiolo, alimentato da un’industria interamente basata sull’obsolescenza rapidissima e programmata dei dispositivi tecnologici.
Ideato da Michael Pineschi e realizzato dalla Molleindustria di Paolo Pedercini (marchio artistico già noto per una lunga serie di videogiochi “radicali”), Phone Story si infiltra nei nostri smartphone come un controverso “reminder” delle conseguenze dell’oggetto che portiamo in giro ogni giorno. Tutti i ricavati della vendita dell’applicazione saranno donati ad alcune associazioni che si occupano di combattere gli abusi delle corporation. Phone Story è disponibile al momento soltanto per Android, mentre chi ha scaricato la versione per iPhone prima che venisse ritirata, si trova nel telefono un’applicazione artistica da collezione…

– Valentina Tanni

www.phonestory.org

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.