E quaggiù al Nord le cose non vanno meglio. Dopo Roma e Palermo, tocca a Milano. I lavoratori dell’arte rivendicano il proprio ruolo e raccolgono firme

“Siamo davvero disposti a lavorare senza essere considerati lavoratori?”. Dopo Roma e Palermo, non poteva non approdare a Milano la mobilitazione sul tema del lavoro dell’artista e sulla condizione attuale dei lavoratori dell’arte, qui ampliata alle possibilità di formalizzazione professionale. Dopo che i temi sono stati affrontati da Lo spettacolo che tutti vogliono, progetto di […]

Un’immagine de Lo spettacolo che tutti vogliono

Siamo davvero disposti a lavorare senza essere considerati lavoratori?”. Dopo Roma e Palermo, non poteva non approdare a Milano la mobilitazione sul tema del lavoro dell’artista e sulla condizione attuale dei lavoratori dell’arte, qui ampliata alle possibilità di formalizzazione professionale. Dopo che i temi sono stati affrontati da Lo spettacolo che tutti vogliono, progetto di Maddalena Fragnito ed Emanuele Braga, realizzato a Milano lo scorso 8 luglio e curato da Francesca Guerisoli, prende ora il via una petizione.
Il documento stigmatizza “l’assenza di un’etica professionale; la totale incapacità di stabilire criteri di valutazione obiettivi per il riconoscimento degli operatori culturali”. E poi, sottoscrivono i firmatari: “Crediamo che il sistema all’interno del quale lavoriamo e produciamo cultura sia da ripensare in modo radicale. (…) Aspettiamo che questo sistema ci riconosca un’economia, che ci permetta di produrre in modo indipendente e nel rispetto della libertà d’espressione, anche al di fuori di un’ottica di accumulo e profitto”.
Per poi scendere a considerazioni più concrete: “Perché accettiamo che questi aspetti siano secondari? Perché i lavoratori dell’arte fanno fatica ad identificarsi con le proteste degli altri lavoratori precarizzati? (…) Invitiamo tutti i lavoratori dell’arte ad aprire uno spazio di discussione, di azione politica e di espressione artistica, che diventi luogo dove reclamare i diritti…”-

– Caterina Misuraca

Per avere informazioni e firmare: [email protected]

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Caterina Misuraca
Caterina Misuraca nata a Lamezia Terme nel 1976. Vive e lavora a Milano. Laurea all’Università di Bologna in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo. Giornalista di cronaca, politica, costume e società. Curatrice mostre d’arte sociale (tra queste: OggettInstabili - Moti Urbani StazionImpossibili). Contitolare Agenzia di Comunicazione Misuraca&Sammarro. Organizza eventi di critical fashion ed ecodesign (tra questi: Natura Donna Impresa Verso Expò 2015 - IOricicloTUricicli). Dal 2008 collaboratrice di Exibart, da marzo 2011 passa ad Artribune.