Il contesto turistico e stereotipato di Romeo e Giulietta è il presupposto shakespeariano a cui mi ispiro. Abusata e saccheggiata dal costante pellegrinaggio laico e commerciale, la storia pone i due amanti al centro di questioni poco edificanti, rancori, rivalità, conflitti e discordie dal sapore, però, sorprendentemente contemporaneo. ”. Scrive così Iginio De Luca (1966) nell’introduzione al suo ultimo progetto, dall’ironico titolo Tiramisù, messo in scena a Verona lo scorso ottobre durante la fiera ArtVerona. “Romeo brama Giulietta che magneticamente lo attrae in alto, verso il suo balcone, lo spazio del desiderio che implora salvezza e compimento. Scalando il muro di cinta del giardino di casa Capuleti, Romeo vince le separazioni che impediscono il contatto, compiendo un blitz sovversivo, un gesto rivoluzionario e politico oltre che amorevole”, continua.
L’artista, famoso per i suoi caratteristici “blitz”, opere non annunciate e non autorizzate che aprono momenti di riflessione e dibattito interrompendo il flusso della vita quotidiana, ha ambientato l’azione negli spazi conviviali dell’osteria “da Morandin”, nel quartiere d Veronetta. A tutti i partecipanti ha chiesto di esprimere un desiderio: cosa o chi vorrebbero raggiungere per potersi salvare, per essere “tirati su”? “Una salvezza utopica, forse irrealizzabile ma che concretizza nel sogno e nell’immaginazione un bisogno visionario di aiuto. Il contesto umano si innesta su quello gastronomico, quello privato su quello popolare e pubblico, le storie di un’osteria diventano testimonianze dai sapori delicati, acri, dolci, amari e il “Tiramisù”, dolce di origine veneta, è il pretesto metaforico di questi dialoghi.”

Dati correlati
AutoreIginio De Luca
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.