È stata una delle opere più apprezzate dell’ultima Biennale Arte di Venezia, che chiude i battenti proprio oggi, all’interno di un Padiglione Italia finalmente all’altezza della situazione. Senza Titolo, l’installazione monumentale di Giorgio Andreotta Calò (1979) divide lo spazio architettonico in due livelli, creando due mondi separati, complementari e opposti. Il visitatore accede all’ opera dal livello inferiore, costituito da una foresta di tubi da ponteggio che sorregge una piattaforma di legno e che ricorda l’ architettura di una chiesa a cinque navate; ad alcuni pali sono aggrappate una serie di sculture in bronzo bianco raffiguranti grandi conchiglie, che evocano un mondo marino, oscuro e profondo. Alla fine dello spazio inferiore una scalinata conduce i visitatori al livello superiore, dove una vastissima distesa d’ acqua si estende in corrispondenza di tutto lo spazio sotto cui si è appena passati. Il soffitto del padiglione si riflette e si ribalta nell’acqua, generando una visione vertiginosa e straniante, di cui lo spettatore entra a far parte riflettendosi a sua volta in un grande specchio posto all’ estremità dello spazio. La superficie d’ acqua amplifica illusoriamente le dimensioni e i volumi del padiglione, ribaltandone l’ architettura e generando un effetto simile a quello di un miraggio: un’ immagine che è al contempo cristallina, vivida e volatile.
In questo video possiamo vedere, condensato in due minuti, il lungo processo di costruzione dell’opera, dalla posa dei primi ponteggi al riempimento della vasca d’acqua.

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AutoreGiorgio Andreotta Calò
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